Dal doposcuola al supporto alla compilazione di documenti, dalle attività sportive al servizio di guardaroba: molte le iniziative per favorire l’integrazione degli stranieri

di Cristina CONTI

Dergano

Cinesi, cileni, argentini, ucraini, filippini. Sono solo alcune della nazionalità presenti nel territorio della parrocchia di San Nicola a Dergano. Persone di lingua, razza, cultura e spesso anche religione diversa (molti sono musulmani), che cercano di integrarsi in un’unica comunità.

«A differenza delle parrocchie del centro, qui non ci sono francesi, inglesi o tedeschi, siamo in periferia – rileva il parroco don Gerolamo Castiglioni -. Cerchiamo di accogliere gli stranieri e di aiutarli a sentirsi il più possibile “a casa” e parte della nostra società. Un obiettivo certo non facile da raggiungere, ma ci proviamo».

Se i cinesi sono impegnati prevalentemente in attività commerciali e ormai hanno comprato molti negozi in zona, le donne provenienti dai Paesi dell’Est sono soprattutto badanti. Tante le iniziative previste per facilitare la loro integrazione. A partire dal doposcuola organizzato per i ragazzi cinesi, un servizio nato per insegnare agli studenti la lingua italiana e facilitare il loro inserimento a scuola. «È una proposta quasi unica a Milano, che permette ai giovani cinesi di conoscere da vicino la nostra cultura e di migliorare il loro apprendimento», aggiunge il parroco. Per i cinesi che arrivano in Italia c’è anche un aiuto nella compilazione dei moduli per ottenere i diversi documenti di cui hanno bisogno: «Questo aiuto viene il più delle volte fornito solo all’inizio, poi sono in grado di fare da soli. Oggi però, più che in altri periodi, è importante cercare di uscire dalle sacrestie e incontrare la gente nei luoghi pubblici, parlare con tutti, cercando di capire i problemi e le difficoltà di ciascuno».

I bambini di religione cattolica vengono battezzati, mentre i ragazzi partecipano attivamente anche alla catechesi. Qualcuno prova a cimentarsi nelle attività sportive organizzate dall’Asd Dergano, superando la difficoltà di «fare squadra» con coetanei in prevalenza italiani. Gli altri, invece, frequentano spesso solo l’oratorio. «Non vogliamo fare proselitismo, ma è chiaro che quando vengono in oratorio o in chiesa i ragazzi si pongano domande e noi siamo pronti a rispondere e a spiegare loro cosa contraddistingue questi ambienti dagli altri spazi di ritrovo», precisa don Gerolamo. La convivenza, poi, non è sempre facile. Alcune etnie sono più chiuse, altre più espansive e pronte a mettersi in gioco. «Ci sono diversi cinesi che partecipano ai tornei, ma secondo me sarebbero più numerosi se il torneo fosse riservato solo a loro», commenta don Castiglioni.

Tra gli stranieri è anche più alto il numero di quanti si trovano in difficoltà economiche. Alcuni hanno perso il lavoro, altri non guadagnano abbastanza per mantenere la famiglia, qualcuno è appena arrivato e non sa da dove cominciare. Il servizio di guardaroba è tra i più richiesti e molte donne anziane del territorio si offrono di sistemare i vestiti a chi ne ha bisogno: un esempio concreto di accoglienza e di apertura verso chi viene da fuori. «Non abbiamo una grossa organizzazione. I nostri sono tutti tentativi: vogliamo dare segni concreti di accoglienza agli stranieri. Ci sentiamo un “cantiere” dove curare le relazioni: da alcune di queste, infatti, possono nascere opere concrete e utili per tutti», conclude don Gerolamo.

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