Anche i cinquemila pellegrini ambrosiani tra i 20 mila fedeli che hanno partecipato alla Messa internazionale in Basilica. L’Arcivescovo: «Grazie a Lourdes per quanto ci dà ogni volta che veniamo qui»

di Filippo MAGNI

lourdes 2012

LO “SPECIALE” SUL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A LOURDES

Sul sito del Santuario di Lourdes e su diverse pubblicazioni si trova spesso la citazione: “Apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap. 7,9). Il versetto torna alla mente guardando l’assemblea raccolta intorno al cardinale Angelo Scola per la Santa Messa internazionale, celebrata in diverse lingue in rito Romano, che ha concluso oggi il pellegrinaggio ambrosiano a Lourdes.

Una folla ordinata, fitta e di provenienze differenti, composta da gruppi che vengono presentati prima dell’inizio della celebrazione. Tra i tanti sono citati i fedeli della Diocesi di Milano, Unitalsi Lombardia, Oftal, Cvs, una delegazione di Carabinieri dall’Umbria, pellegrini dalla Toscana, ma anche parrocchie olandesi, tedesche, spagnole, brasiliane, argentine, latinoamericane e altri ancora, a decine. Sono tutti raccolti nella chiesa sotterranea San Pio X, costruita in occasione del centenario delle apparizioni di Maria nel 1958 e consacrata dall’allora nunzio apostolico in Francia, il cardinale Angelo Roncalli, che poi sarebbe diventato Papa Giovanni XXIII.

Il colpo d’occhio della Basilica, di forma ovale, dà intuitivamente l’impressione di una Chiesa universale di volti e provenienze differenti che si riunisce intorno all’altare, posto al centro. Ai suoi lati si aprono le due ali di fedeli, oltre 20 mila, tra i quali si trovano i cinquemila ambrosiani e Nicolas Jean René Brouwet, vescovo della diocesi di Tarbes-Lourdes. Siedono a destra e a sinistra della cattedra dell’Arcivescovo: di fronte a lui e ai 200 sacerdoti e 12 vescovi concelebranti sono posizionate invece le barelle e le carrozzine degli infermi. I celebranti li hanno davanti agli occhi dall’inizio al termine della Messa.

Pensa a loro, e non solo, il cardinale Scola quando, all’inizio della celebrazione, pronuncia le parole che hanno dato il titolo al pellegrinaggio e ne tracciano lo spirito: “Beata te, Maria, perché hai creduto”. «Siamo partiti da Milano mossi da questa domanda di guarigione fisica e spirituale – afferma -, che trova risposta nell’affidamento alle braccia della Vergine come a una madre che ci porta da Gesù».

L’Arcivescovo l’ha ripetuto spesso durante il pellegrinaggio, quando ha incontrato i malati: «La domanda di salute che tanto è presente nel cuore di ogni uomo è una domanda di salvezza. Il pellegrinaggio la fa esplodere, fa capire che la persona non ha in sé la ragione della propria esistenza: prima di nascere noi non c’eravamo e in futuro non ci saremo. È da questa consapevolezza che viene il grido di bisogno che domanda risposta». E dunque la domanda di salute, ha precisato Scola nei giorni scorsi, «è domanda di essere amati per sempre, oltre la morte, di essere assicurati, messi al sicuro dall’esistenza».

Al termine della Celebrazione, salutato dagli applausi dell’assemblea, l’Arcivescovo ha ringraziato «con riconoscenza Lourdes per quanto ci ha dato e per quanto sempre ci dà ogni volta che veniamo in pellegrinaggio». Ma il pensiero conclusivo è dedicato al contenuto del viaggio, racchiuso in due frasi: «Non dimentichiamo – ha raccomandato l’Arcivescovo – che siamo partiti da Milano con la frase “Beata te, Maria, perché hai creduto”. E qui abbiamo risposto riconoscendo la nostra poca fede: “Credo, Signore. Aiuta la mia incredulità”».

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