È il momento non solo di aggiornare strumenti, sussidi o tecniche ma anche di dare forma nuova, sempre nella fedeltà all’immenso patrimonio che abbiamo ricevuto, alla coscienza credente delle comunità

di Antonio COSTABILE
Responsabile del Servizio per la Catechesi

oratorio

La tradizione cristiana ha saputo tradurre il messaggio evangelico e introdurre a esso con modalità diverse nell’arco della storia della Chiesa. Gli stessi Vangeli sono il frutto di un annuncio, di catechesi, di una molteplicità di forme di comunicazioni che vengono dalla stessa predicazione e testimonianza di vita di Gesù e dalle prime comunità cristiane. La Parola di Dio e la sintesi della fede nel Credo, nei Comandamenti, nel Padre nostro hanno suscitato la fede di generazioni e generazioni di cristiani, hanno accompagnato il cammino credente nei secoli.

Abbiamo quindi un patrimonio di fede immenso, di una ricchezza inesauribile che ancora oggi siamo chiamati a consegnare alle nuove generazioni. Dobbiamo evitare di estendere la catechesi a tutta l’azione pastorale di ogni comunità cristiana; dall’altra parte siamo consapevoli che la catechesi attraversa ogni itinerario di introduzione alla vita cristiana e di formazione permanente dei cristiani adulti. È il pane di cui nutrirsi insieme al sacramento per alimentare la propria fede, la fede di ogni comunità, della Chiesa stessa. Sempre più la Chiesa dal Concilio Vaticano II sta comprendendo il suo compito nel mondo di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Il recente Sinodo dei Vescovi in questo Anno della fede è l’ultimo e significativo momento di una riflessione e di un rinnovamento in atto.

Il titolo del nostro articolo – un po’ provocatorio – ci sollecita con tutta la Chiesa a rinnovare prima ancora che i catechismi, strumenti per l’annuncio e la trasmissione della fede, la catechesi, la forma stessa con la quale la comunità cristiana annuncia la Buona Notizia e va tracciando itinerari di accoglienza, introduzione e accompagnamento nella vita cristiana. È pur vero che prima ancora dei catechismi e della catechesi, ci sono i catechisti, o meglio la comunità cristiana che trasmette la fede mentre o dal momento che vive della fede stessa. Comprendiamo allora che ci è chiesta una grande conversione non solo per aggiornare degli strumenti, sussidi o tecniche da essi indicati per la trasmissione della fede. Si tratta di dare forma nuova, sempre nella fedeltà all’immenso patrimonio che abbiamo ricevuto, alla coscienza credente delle nostre comunità perché siano luoghi vitali di esperienza condivise di fede, di speranza, di carità.

La catechesi allora non è un compito delegato ad alcuni (preti, catechisti, educatori…), ma responsabilità di tutta la comunità che annuncia mentre testimonia e accompagna un cammino credente. Diversi verbi abbiamo già citato per declinare questo pensiero: accogliere, introdurre, iniziare, accompagnare, condividere, testimoniare. Ciascuno di essi mette in evidenza caratteristiche diverse e complementari tra loro di ciò che chiamiamo genericamente catechesi. È difficile definire perché si rischia di ridurre, di sminuire. La pluralità dei verbi possibili per alludere e indicativamente descrivere la catechesi rende interessante e quasi affascinante un percorso di riflessione, perché quanto più si prova a riflettere tanto più ci si rende conto in questo campo di essere dentro una miniera inesauribile dalla quale estrarre tesori antichi e nuovi. Con diverse piste di riflessione, quindi, offriamo una serie di spunti inerenti la catechesi e molti temi e argomenti a essa correlati.

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