Comunità cristiana e assistenti sociali del Comune valutano i casi più disperati

di Cristina CONTI

Caronno Pertusella

Subito dopo la celebrazione eucaristica nella chiesa di Santa Margherita, l’arcivescovo Scola si è recato per il pranzo in una sala di una palazzina di proprietà della parrocchia, destinata a quanti sono senza dimora. Un progetto nato con il contributo del ministero del Lavoro e della Politiche sociali.

«Cinque anni fa, grazie ad alcuni finanziamenti, siamo riusciti a restaurare questo edificio – spiega il parroco monsignor Bernasconi -. E dato che il problema abitativo era molto forte, su sollecitazione del cardinale Dionigi Tettamanzi, abbiamo deciso di creare alcuni mini appartamenti, dedicati a chi ha urgente bisogno di una casa e non ha più un posto dove andare». L’inaugurazione della prima parte dei lavori è avvenuta nel 2010. Un servizio aperto sia agli italiani che agli stranieri.

Famiglie sfrattate, che non possono più pagare il mutuo, uomini e donne che hanno perso il lavoro, immigrati che fanno fatica a integrarsi, perché non sanno la lingua: sono tante le storie di chi viene accolto qui. Ma è solo una soluzione temporanea, si può rimanere soltanto per un massimo di 18 mesi. «Diamo un periodo di tempo limitato, in cui le persone possono riprogrammare la propria vita e nel frattempo cercare soluzioni alternative e definitive», aggiunge monsignor Bernasconi. Durante la loro permanenza, infatti, le famiglie vengono aiutate a trovare un’abitazione per l’autonomia e se sono straniere viene data loro una mano anche per rinnovare il permesso di soggiorno. Il contratto per l’appartamento, comunque, sarà rinnovato ogni mesi fino a un massimo di 18. «L’aiuto a sostenere le spese legate alla casa è diventata la richiesta principale che registrano gli operatori dei centri di ascolto», aggiunge il parroco.

Non si tratta più ormai solo di stranieri, che arrivano in Italia senza un posto dove alloggiare, ma anche di italiani che hanno problemi con il lavoro e non riescono più a pagare il mutuo o l’affitto. «Questa iniziativa offre un sostegno a soggetti deboli, senza alcuna discriminazione. Lo fa superando una logica puramente emergenziale e assistenzialistica – precisa monsignor Bernasconi -. Infine, vede coinvolti istituzioni ed enti del privato sociale, ognuno secondo il proprio ruolo».

Questa iniziativa si avvale inoltre dell’aiuto della parrocchia e degli assistenti sociali del comune di Caronno Pertusella: «Ci ritroviamo periodicamente in una comune “cabina di regia”, in cui monitoriamo la situazione: vediamo a che punto sono le famiglie e decidiamo a chi dare gli alloggi, tenendo conto dei casi più disperati e bisognosi di attenzione». Quando un appartamento si libera le domande raccolte da Caritas e Comune vengono valutate attentamente in modo da privilegiare le persone più bisognose del territorio.

Il progetto di alloggi solidali è realizzato in collaborazione con la Fondazione San Carlo Onlus, realtà non profit legata a Caritas Ambrosiana, che sul territorio della diocesi amministra alloggi sociali e pensionati per più di 300 posti letto e sostiene i soggetti deboli nella ricerca di una casa attraverso molteplici strumenti, dal microcredito ai fondi di garanzia.

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