Redazione

Siamo giunti alla 28ª Giornata per la vita, una giornata che scandisce annualmente il ritmo del lavoro dei Centri di Aiuto alla Vita, che appunto hanno cominciato a lavorare in modo organico e specifico 28 anni fa. Il messaggio della Cei di quest’anno ci invita a riflettere sulle parole che introducono il Prologo del Vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (1,1.4).

di Giulio Boati
Presidente del Cav Ambrosiano

Parole che fanno riflettere quelle del Prologo del Vangelo di Giovanni, perché nell’attuale società del benessere il problema più grande è quello di lottare per dare significato alla vita, alla sua qualità e al suo valore. Sì, perché oggi assume più valore il prodotto dell’uomo che l’uomo stesso, il cui valore viene interpretato e strettamente collegato soltanto a ciò che fa.

Non è difficile intravedere un vuoto di fondo nel vissuto quotidiano di tanta gente, soprattutto dei giovani. Si fatica a voler bene a se stessi, ad accettare la propria relatività, e si cerca la fuga continua dall’ordinarietà dell’esistenza. Se all’uomo d’oggi riesce difficile superare la disperazione profonda dell’incapacità di comprendere la propria esistenza, a maggior ragione risulta difficoltoso trovare risposte a tematiche esistenziali quali la nascita, la morte, la malattia, l’handicap…

In tale contesto di disistima dell’esistenza, non fa meraviglia l’apertura della società a facili rimedi quali l’aborto, l’eutanasia, la selezione eugenetica; risposte, queste, che non tengono affatto conto del significato e del valore dell’uomo e della vita.

«La Vita precede il creato e l’uomo: l’uomo – e con lui ogni realtà vivente – è reso partecipe della vita per un gesto di amore libero e gratuito di Dio. Ogni uomo è riflesso del Verbo di Dio. La vita è perciò un bene “indisponibile”; l’uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di Colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva», dice il messaggio dei Vescovi invitando chi crede nel Signore e nella Sua Parola a non lasciare spazi a una cultura di morte e di disperazione.

«La vita umana viene prima di tutte le istituzioni: lo Stato, le maggioranze, le strutture sociali e politiche»: un’affermazione forte quella dell’episcopato italiano, in un contesto che vede gli stessi cristiani dimenticare spesso che la liceità che si ottiene per maggioranza di consensi vale per “quel che è di Cesare”, non “per quel che è di Dio”.

Nel lavoro quotidiano del Cav Ambrosiano, come in quello di tutti i Cav italiani, ci si scontra troppo spesso con questo tipo di qualunquismo – magari è solo rassegnazione – anche del mondo cattolico di fronte al problema della difesa della vita umana.

Si fatica a promuovere la cultura della vita e a mettere la persona umana al primo posto della scala dei valori. Di qui l’invito finale del messaggio dei Vescovi italiani: «Se nel cuore cerchi la libertà e aspiri alla felicità, rispetta la vita, sempre e a ogni costo».

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