Sull’importanza degli interventi strutturali al centro delle quattro serate in programma a partire dal 21 maggio, riflettono due relatori: Fulvio Rosa (Politecnico) e Giulio Nencioni (presidente Consulta)

di Luisa BOVE

turisti visitano una chiesa

«È un’idea diffusa che gli edifici, specie quelli che hanno un significato simbolico come le chiese, non siano soggetti a degrado. In una parola: che siano eterni!». A dirlo è Fulvio Rosa, collaboratore al Politecnico di Cinzia Talamo, che nei prossimi giorni interverrà alle quattro serate di presentazione del Piano di manutenzione per le parrocchie organizzate dalla Diocesi.

Ritardare interventi necessari sui fabbricati comporta un eccessivo dispendio economico e di risorse umane per la ristrutturazione, se non addirittura la demolizione dell’immobile. «Scopo di un piano di manutenzione è quello di spostare l’asticella del punto di ristrutturazione o addirittura di dismissione più in là possibile – dice Rosa -, attraverso la cura costante del fabbricato e con una manutenzione anche minima». Per esempio il controllo dei pluviali, il rattoppo di muri e la pulizia dei pozzetti a terra possono essere svolti a costi relativamente bassi e con personale non specializzato.

Interventi più importanti o di impiantistica dovranno invece essere eseguiti anche da volontari, purché professionisti o qualificati. I parroci in tutto questo non saranno soli, ma affiancati da tecnici che potranno aiutarlo anche nelle fasi di ristrutturazione, «suggerendo soluzioni progettuali che all’inizio potranno sembrare dispendiose, ma che nel tempo permetteranno di recuperare i costi di manutenzione», dice Rosa. Un caso concreto? «Se si posiziona la luce in una chiesa a 30 metri di altezza, per sostituire la lampadina si dovrà affittare un trabattello, se invece si predispone una carrucola, ciò permetterà di intervenire agilmente e senza interrompere le funzioni religiose». Si avrà un costo alto in fase di ristrutturazione, ma un risparmio in attrezzature in futuro.

Nel programma di manutenzione realizzato per le parrocchie e fortemente voluto dalla Diocesi di Milano, Società Consulta avrà un ruolo fondamentale dal punto di vista operativo e di progettazione. «Noi coordineremo l’attività di tutti i tecnici e fornitori di servizi che saranno coinvolti per la buona riuscita del progetto – spiega il presidente Giulio Nencioni -. Predisporremo anche un manuale di comportamento utile per la compilazione completa e accurata delle schede che conterranno informazioni tecniche, amministrative, sicurezza, opere edili, impianti…». In fase di compilazione Consulta offrirà assistenza attraverso un call center interno e fornirà indicazioni on line o telefoniche ai tecnici che avranno bisogno di supporto. «Poi tutte le informazioni saranno convogliate in un server dedicato», spiega Nencioni. «Quindi provvederemo all’analisi delle informazioni e procederemo nella preparazione di réport specifici che saranno consegnati sia alla Curia sia ai tecnici che avranno partecipato alla compilazione delle schede».

E se una parrocchia o una comunità pastorale non dovesse individuare propri tecnici per svolgere tale compito? «Noi garantiamo anche questo tipo di assistenza, che presuppone di andare presso la parrocchia e di avere un referente che ci dirà dove sono gli archivi e i documenti, quindi faremo il lavoro necessario». Consulta è già il braccio operativo della Diocesi e svolge questi compiti in modo sistematico. «Gestiamo i fabbricati, anche dal punto di vista urbanistico e catastale, dell’Istituto sostentamento del clero, dell’Opera diocesana preservazione diffusione della fede e di altri enti collegati: svolgiamo un lavoro di raccolta dati, analisi e sintesi», dice Nencioni.

«Ma questo è un progetto particolare – continua il presidente di Consulta – e la sfida sarà coordinare centinaia di tecnici che non conosciamo ancora e che con noi contribuiranno alla costruzione di un data base. Ci auguriamo entusiasmo e collaborazione da parte di tutti. Le informazioni in progress porteranno a un miglioramento. Il valore aggiunto è che il data base non diventi un contenitore passivo o lettera morta, ma che avrà la capacità di essere vivo e attivo. Il nostro ruolo è quello di avviare un progetto pluriennale che inizia oggi e che continuerà nel tempo, sempre rinnovato e aggiornato».

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