L'intensa esperienza della delegazione ambrosiana al Congresso nazionale di Ancona. Ora parte la fase di riflessione e di ripresa dei temi trattati

Don Massimo FUMAGALLI
Delegato diocesano al Cen

Cen 2011_Delegazione ambrosiana

Con la presenza del Santo Padre Benedetto XVI si è chiuso il XXV Congresso Eucaristico Nazionale, tenutosi ad Ancona e nelle diocesi suffraganee dal 3 all’11 settembre. Una settimana molto ricca di contenuti, proposti in un programma intenso e forse troppo ricco per poter essere seguito in tutti gli appuntamenti (tra l’altro, a margine dei momenti congressuali, era previsto un nutrito calendario di eventi culturali di alto livello). Si è discusso di ambiti concreti di vita quotidiana e ora è necessario che singoli, comunità, movimenti e associazioni approfondiscano e riprendano i temi trattati.

Un impegno di riflessione per rispondere all’appello lanciato dal Papa nell’omelia della messa di domenica 11 settembre, dove ha affermato che «nutrirsi di Cristo è la via per non restare estranei o indifferenti alle sorti dei fratelli, ma entrare nella stessa logica di amore e di dono del sacrificio della Croce» e che «una spiritualità eucaristica è vero antidoto all’individualismo e all’egoismo che spesso caratterizzano la vita quotidiana, porta alla riscoperta della gratuità, della centralità delle relazioni». Le delegazioni lombarde presenti al Cen hanno già deciso che, appena avviato l’anno pastorale, si organizzerà una giornata di lavoro regionale per riprendere le tematiche trattate.

Il Cen ha rappresentato un’interessante “agorà”, che ha permesso l’incontro di persone di diversa provenienza, lo scambio di esperienze tra i congressisti e il costituirsi di belle amicizie tra Chiese diverse. L’incontro e lo scambio è sempre una grande ricchezza che apre gli orizzonti: a diocesi grandi come la nostra evita l’auto-referenzialità, a quelle piccole offre aiuti concreti per confrontare e arricchire i propri cammini (è capitato, per esempio, tra il diacono ambrosiano Renato Locati, che con don Luca Bressan segue il cammino formativo dei diaconi permanenti della nostra diocesi, e il diacono permanente della Diocesi di Ancona, appena incaricato dal suo Arcivescovo di seguire la Caritas diocesana).

Al Congresso Eucaristico la rappresentanza ambrosiana contava in tutto 19 persone, una delegazione qualificata da un impegno pastorale preciso e da un riferimento diocesano. Per ogni giorno nel quale si trattava un tema particolare, gli uffici diocesani interessati hanno scelto alcuni rappresentanti tra quanti collaborano alle attività legate alla loro area pastorale.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha presieduto la S. Messa di martedì 6 settembre nella cattedrale di Ancona. Monsignor Franco Giulio Brambilla ha tenuto la lectio divina di venerdì 9 settembre nella giornata dedicata alla cittadinanza. Il dottor Marco Vergottini ha tenuto la relazione a Senigallia nella giornata dedicata agli insegnanti di religione e ai catechisti. Monsignor Marco Ferrari era presente con la sua parrocchia di Cassano Magnago. Infine, monsignor Erminio De Scalzi, presidente della “Fondazione Family 2012”, ha concelebrato sabato 10 settembre la S. Messa presieduta dal cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia promotore dell’Inconrto mondiale del 2012, invitando ufficialmente i presenti a Milano nella prossima primavera.  

E ora?
Come già detto le riflessioni sono state profonde e ricche, hanno bisogno di essere riprese e tradotte nella vita. La forza ci verrà dall’Eucaristia. Come diceva il Papa abbiamo bisogno di riscoprire nella quotidianità la forza viva e trasformante della spiritualità eucaristica e della messa che ci apre all’altro.

Concludo con una citazione della relazione “Eucaristia e storia di una nazione”, tenuta dallo storico Andrea Riccardi all’inaugurazione del Cen. Il Congresso Eucaristico di Ancona si è tenuto nel 150° anniversario dell’unità d’Italia: Riccardi ha sottolineato come non ci sia contraddizione tra i due avvenimenti, e che anzi il cattolicesimo non è mai stato un ostacolo alla nazione che vuol dirsi laica, e ha rimarcato come in Italia la liturgia cattolica non sia mai diventata culto nazionale, bensì culto di popolo. La citazione riguarda la vicenda di Marzabotto: «Nel momento del crollo, la guerra devasta il paese: le chiese sono rifugio nell’angoscia. (…) L’Eucarestia e la Chiesa sono un approdo nei mesi più sconvolgenti che gli italiani vivono negli ultimi due secoli. (…) L’episodio più emblematico è a Monte Sole, la strage di Marzabotto: 1830 persone, anziani, giovani, donne, maestre e cinque preti. Si deve a Luciano Gherardi un’opera monumentale e toccante, Le querce di Montesole. (…) Casaglia, una località a Montesole, – scrive Giuseppe Dossetti – “ha la comunità raccolta ancora in chiesa dopo le preghiere e il rito eucaristico, strappata dalla chiesa e condotta, in una reale via crucis, al cimitero: e in più la figura di don Ubaldo che vuota la pisside comunicando i fedeli – era andato per questo – ed è ucciso sulla predella dell’altare”. Quella pisside, traforata dai colpi di fucile e ritrovata nelle rovine dell’altare, viene riconsegnata dal card. Biffi, arcivescovo di Bologna, nel 1985, alla Piccola Famiglia dell’Annunziata che custodisce quei luoghi, con queste parole: “questa gente che è morta aggrappata ai suoi tabernacoli; questa gente, fatta oggi spiritualmente presente in mezzo a noi, oggi finalmente si ritrova a casa, tra i santi segni che erano i suoi…”. La vicenda di Montesole è caratterizzata anche dall’incendio delle chiese: “L’intero villaggio fu dato alle fiamme, ma la chiesa non voleva ardere… Fu fatto un tentativo di bruciare le panche di legno, senza successo. Il comandante del plotone mitraglieri Wolf diede ordine di distruggere l’altare…” – ricorda un soldato tedesco. Abbiamo visto nelle guerre balcaniche l’odio alle fonti della vita: la distruzione dei luoghi di culto si accompagna alla violenza sulle donne. L’esperienza della guerra – ha detto il card. Biff i- è per tanti italiani quella di gente aggrappata agli altari».

Che il Signore ci conceda nel quotidiano di conservare questa storia di gente aggrappata agli altari.

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