I fedeli ambrosiani si preparano alla Pasqua con la preghiera, la penitenza e gesti di carità. Ne parla monsignor Pierantonio Tremolada, Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i sacramenti

di Luisa BOVE

Monsignor Pierantonio Tremolada

«La Quaresima – lo sappiamo – è un appuntamento molto importante. È il tempo che più ci interpella sul versante delle scelte riguardanti la nostra vita spirituale». A dirlo è monsignor Pierantonio Tremolada, Vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i sacramenti.

Nell’Anno della fede su che cosa punterà la Diocesi per un cammino di conversione in preparazione alla Pasqua?
Credo anzitutto la sottolineatura di questa verità: che non esiste fede senza conversione. “Convertitevi e credete al Vangelo!”: questa è la prima parola che Gesù pronuncia in avvio del suo ministero, stando al Vangelo di Marco (Mc 1,14 15). Il cammino della fede è contemporaneamente un cammino di conversione, cioè di orientamento della vita nella direzione che porta a Dio. Questo suppone una profonda purificazione da se stessi, una guarigione interiore, un rinnovamento del pensiero e dei sentimenti. Percepire con sincera umiltà il bisogno che abbiamo, personalmente e comunitariamente, di convertirci è il primo passo da fare come Chiesa di Cristo. Dirci l’un l’altro, davanti al volto mite dell’Agnello di Dio, che purtroppo non siamo quello che dovremmo essere, che vorremmo essere più capaci di mostrare la bellezza e la forza del Vangelo, che ci piacerebbe testimoniare in modo più evidente la potenza d’amore che è scaturita dalla croce di Cristo è ciò che anzitutto siamo chiamati a fare in questa Quaresima. Insieme a questo, annunciare la misericordia del Signore, che tutti perdona e accoglie nel suo abbraccio redentore. Si potrebbe farlo anche attraverso qualche gesto che abbia una discreta risonanza pubblica: l’Arcivescovo stesso ha espresso il desiderio che questo possa avvenire, disponibile a ricevere suggerimenti che possano orientare le decisioni.

Ci saranno proposte sia diocesane, sia a livello di Zona pastorale e di Decanato?
Le iniziative proposte sono quelle di sempre, che hanno grande valore appunto perché tradizionali: la strada maestra resta quella della celebrazione eucaristica feriale e festiva, con la proposta dell’itinerario di ascolto della Parola di Dio. Abbiamo poi in particolare i “quaresimali” e le “Via Crucis”, che vorremmo raccomandare in modo particolare. I primi, pensati anche per chi è meno abituato a frequentare gli ambienti della comunità parrocchiale; le seconde, per chi invece è stato abituato a coltivare la propria fede attraverso una pratica di devozione che mantiene intatto il suo valore. Sappiamo che i nostri sacerdoti e tutti coloro che condividono con loro responsabilità liturgico-pastorali hanno molto a cuore questi due momenti. Noi ci limitiamo a ribadirne l’importanza. Si abbia il gusto di pensarli con intelligenza, in modo da trasformarli in occasioni per una intensa esperienza di fede. A livello diocesano, un punto di riferimento sarà la celebrazione della Via Crucis presieduta dall’Arcivescovo in Duomo nei martedì di Quaresima: sarebbe bello che le comunità parrocchiali almeno una volta possano parteciparvi; in ogni caso, ci si potrà collegare tramite radio, televisione o sito internet per vivere insieme all’Arcivescovo questo momento. Sarà a disposizione anche il testo, che potrebbe essere utilizzato nelle stesse parrocchie. Da ultimo: vorremmo rimarcare l’importanza della celebrazione del sacramento della Penitenza in occasione della Pasqua, ma in senso più generale. Si sta meditando su una valorizzazione più adeguata delle Chiese penitenziali diffuse in diocesi.

Secondo la tradizione ambrosiana nei venerdì di Quaresima non si celebra l’Eucaristia e le comunità saranno quindi invitate ad altre celebrazioni. Quali sono le proposte per quest’anno?
Due in particolare, che nulla vogliono togliere alla sapiente creatività del nostro presbiterio e degli operatori liturgici. La prima: una celebrazione particolarmente curata della liturgia del vespero la sera dei Venerdì di Quaresima (si veda il sussidio Verso la Pasqua); la seconda: una lettura, in queste stesse sere, del Racconto della Passione scegliendo tra il Vangelo di Marco, Luca o Giovanni, che la liturgia non propone, avendo scelto quella di Matteo. Anche a questo riguardo è stato predisposto un bel sussidio.

Preghiera, penitenza e carità sono le tre parole chiave che accompagnano i fedeli nei 40 giorni che precedono la Pasqua. La Chiesa ogni anno li ricorda e ripropone…
Da sempre sono questi i tre pilastri della penitenza quaresimale. Il confronto con altre religioni ci permette oggi di intuire meglio il loro valore. Chi ritiene poca cosa le classiche rinunce di solito non ha mai provato a metterle in pratica. Credo sia importante, comunque, ricordare sempre la regola d’oro di ogni pratica penitenziale: ogni impegno chiesto a noi stessi ha come scopo la partecipazione nostra all’amore di Dio. Noi rinunciamo per fare spazio alla sua Grazia in noi. Questo ci preserva da ogni orgogliosa presunzione.

Anche se la crisi, non solo economica, costringe oggi già tante persone al sacrificio e altre, che vivono meglio, a gesti di solidarietà verso il prossimo… La Diocesi propone gesti concreti di solidarietà o penitenza?
È vero. In questo momento di difficoltà economica è ancora più evidente che è necessario farsi carico e condividere. C’è uno stile di vita che il Vangelo insegna ed è quello della sobrietà ispirata dalla carità. Lo capisce bene chi ha il cuore buono: anche se non si ha moltissimo si può continuare ad aiutare chi ha ancora di meno. La Diocesi raccomanda di essere sempre generosi verso i più poveri. Quanto alle proposte, la Diocesi sottoscrive e caldeggia quelle della Caritas Ambrosiana e dell’Ufficio Missionario, invitando anche a non dimenticare il Fondo Famiglia-Lavoro che è entrato nella sua seconda fase.

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