Venticinque etnie diverse nel paese che attende la visita dell’Arcivescovo: alle 18 la Messa, poi l’incontro con i preti del Decanato. Presenta il territorio e le iniziative ecclesiali il responsabile della Comunità pastorale «Beata Vergine Maria», don Fernando Gatti

di Cristina CONTI

La parrocchia di Brivio

Sabato 11 aprile, il cardinale Angelo Scola si recherà a Brivio (Lecco). Alle 18 celebrerà la Messa nella parrocchia dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro e al termine incontrerà i preti del Decanato di Brivio. Abbiamo chiesto quali sono le caratteristiche di questo territorio a don Fernando Gatti, responsabile della Comunità pastorale «Beata Vergine Maria», di cui la parrocchia fa parte.

Come è nata l’idea di questa visita?
Già due anni fa avevamo invitato l’Arcivescovo in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie. Aveva infatti citato la Beata Maria Anna Sala, una Suora Marcellina che ha vissuto qui e ha anticipato i tempi sul piano educativo soprattutto nella formazione delle bambine. E quest’anno è il 35° anniversario della sua beatificazione. La visita certo verterà anche su altre situazioni. Vorremmo che fosse un incontro pastorale e spirituale che porti conseguenze, non solo un avvenimento esteriore. La chiave per me è proprio l’uso della parola «incontro». Tutta la storia è fatta di incontri che segnano in modo particolare la vita di ogni persona e della comunità. Auspico che possa essere di questo tipo anche quello con l’Arcivescovo. Sarà un appuntamento con il popolo di Dio e le sue associazioni. Più che una semplice visita sarà l’incontro con l’assemblea viva, con le realtà locali della parrocchia, una delle chiese più antiche della Diocesi.

Come vi siete preparati a questo momento?
Soprattutto attraverso la preghiera. A partire dall’inizio della Quaresima abbiamo dedicato un momento particolare in ogni Messa, dopo la Comunione, a una preghiera speciale per questa occasione. Anche la predicazione e la catechesi si sono concentrate su questo aspetto. E abbiamo reso pubblica la notizia divulgandola sul nostro bollettino. Ci siamo preparati inoltre organizzando materialmente l’evento: la Messa e il momento comune con i sacerdoti del Decanato.

Quali sono le problematiche più presenti sul vostro territorio?
La nostra realtà ha difficoltà comuni ad altre parti della diocesi. Abbiamo innanzitutto molti immigrati. Si sente molto anche la crisi economica. Chiediamo al Cardinale che possa esserci di aiuto di fronte a tante situazioni di sofferenza che riguardano la famiglia. La sollecitazione di andare verso gli ultimi, di incontrare i luoghi della sofferenza, che ha ispirato i suoi documenti, è il frutto di un’intuizione di profonda umanità, lo sforzo di rendere «il campo» il «mondo».

Come state affrontando queste situazioni?
Per quanto riguarda l’immigrazione il fenomeno è presente soprattutto a Brivio e a Beverate. Qui a Brivio ci sono 25 etnie diverse. I cattolici presenti frequentano le attività proposte dalla parrocchia secondo le loro abitudini e i loro stili di vita. C’è comunque un buon rapporto anche con le altre nazionalità. Il paese è tranquillo e la convivenza è armoniosa.

E sul fronte lavoro cosa possiamo dire? La crisi si sente molto?
Sì. È una delle sfide che stiamo cercando di affrontare. Il piccolo gruppo della Caritas si è attivato da un po’ di tempo non solo per affrontare le emergenze quotidiane, ma anche per accompagnare chi si trova in difficoltà nella ricerca di un posto di lavoro. E devo dire che qualcosina arriva. Certo, non tutti i giorni, ma ogni tanto qualcosa c’è. È importante soprattutto vedere che le persone si mobilitano per aiutare gli altri. La crisi c’è per tutti, ma insieme si può affrontare.

Quali invece le difficoltà della famiglia?
Questo è uno dei problemi più grandi. La situazione non è semplice nella società di oggi, tante coppie non si sposano in chiesa e poi magari ci tornano per il Battesimo dei loro figli. Ho sempre seguito il corso per fidanzati, ma mi sono accorto che il gruppo era sempre poco omogeneo, le situazioni tra loro erano sempre diverse. La preparazione in sé era bella, venivano coppie a tenere incontri su tematiche particolari, ma da un punto di vista spirituale e personale mancava il confronto reciproco. Così oggi incontro coppia per coppia e poi facciamo un momento tutti insieme.

Giovani a che punto siamo?
Per i giovani abbiamo una scaletta formativa che copre tutte le età, dai più piccoli fino ai più grandi. Gli adolescenti sono quaranta e più. E organizziamo incontri periodici partecipando anche agli appuntamenti proposti dalla Diocesi.

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