Nel 1980 fu Giovanni Paolo II, il prossimo 25 luglio sarà Francesco a far visita alla comunità di Varginha, a Manguinhos. Famosa un tempo come la "Striscia di Gaza di Rio", oggi vuole diventare "Striscia di Pace"

di Daniele ROCCHI
Agenzia Sir

favelas

Varginha è una piccola comunità di circa 2500 persone all’interno di Manguinhos, a nord di Rio: una favela che, con i suoi 35 mila abitanti, è una delle più note di Rio, incastrata tra una strada molto trafficata e una ex raffineria di petrolio, nei pressi dell’aeroporto principale e di basi militari. Alle spalle ha una lunga storia di violenza legata alla droga, ma un’offensiva della Polizia, alla fine dell’anno scorso, ha estromesso i trafficanti di droga e di armi, riducendone di fatto la violenza.

Prima della pacificazione era conosciuta anche come la “Striscia di Gaza” di Rio, per la guerra continua tra le diverse bande di trafficanti e le forze dell’ordine. È proprio a quest’area “normalizzata” di Varginha che Papa Francesco visiterà il prossimo 25 luglio, 33 anni dopo Giovanni Paolo II, che nel 1980 andò nella favela di Vidigal, nella zona Sud. Un modo per abbracciare, ancora una volta, quelle “periferie del mondo” a cui Jorge Mario Bergoglio è particolarmente legato.

A piedi nella favela

Dopo aver appreso la notizia, nella comunità si sono messi subito all’opera per dare degna accoglienza al Pontefice. Lo scorso 18 maggio l’arcivescovo di Rio, nonché presidente del Comitato organizzatore locale (Col), dom Orani João Tempesta, ha celebrato una messa nella cappella di San Girolamo Emiliani, la stessa dove il Papa sarà accolto dal parroco, padre Márcio Queiroz, e dai suoi collaboratori, insieme alle Suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta (che è stata qui nel 1972).

Nella cappella, costruita dai Padri Somaschi italiani, dopo un momento di preghiera il Pontefice benedirà il nuovo altare e offrirà un dono per la comunità. Dalla cappella, poi, Papa Bergoglio farà a piedi i circa 300 metri che lo separano dal campo di calcio locale, dove Jairzinho, campione del mondo nel 1970 in Messico (Italia sconfitta in finale), allena i ragazzini della favela. Nel campetto darà la benedizione agli abitanti della baraccopoli. Lungo il percorso il Papa visiterà la casa di una famiglia e terrà un discorso.

Il vero volto

L’arrivo del Pontefice ha indotto la Municipalità di Rio a inviare in loco squadre di operai per asfaltare la strada, la Rua Carlos Chagas, ridare un po’ di colore ai muri della scuola e sistemare il campo da gioco. Un maquillage che serve a nascondere la mancanza ultradecennale di manutenzione nella favela.

Non si nasconderanno dietro un’immagine di facciata, i fedeli di Varginha, come afferma deciso il loro parroco, padre Márcio Queiroz: «La comunità si mostrerà nel suo vero volto, come realmente è, senza nessun trucco, in tutta la sua semplicità. Vedere il Papa visitare la mia comunità e passare lungo la strada in cui vivo equivale a dire che è entrato nella mia casa. Per questo stiamo preparando i cuori della comunità con la preghiera».

Una certezza condivisa anche dall’arcivescovo di Rio de Janeiro, dom Orani Tempesta, per il quale «la visita sarà importante per mettere in evidenza la vita della comunità ecclesiale. È una gioia e una responsabilità testimoniare come la Chiesa è viva e lavora silenziosamente per compiere la missione di evangelizzazione e di promozione umana». Significativo appare, allora, il fatto che la comunità di Varginha sia stata scelta da una lista di 750 richieste dal servizio diocesano per la pastorale delle favelas, di concerto con il Governo e la Santa Sede.

Una “Striscia di pace”

E naturale è anche l’orgoglio che oggi gli abitanti della favela mostrano per questa decisione.

José Oliveira ha 67 anni ed è uno dei custodi della cappella di San Girolamo. Residente nella comunità di Varginha da 32 anni, non avrebbe mai immaginato di vedere il Papa così da vicino: «La notizia della sua visita ci ha dato una grande gioia. Nessuno qui poteva pensare a un evento simile, anche perché ci sono altre parrocchie in località più belle. Noi invece siamo una piccola comunità, ma saremo tutti presenti, anche quelli che professano un’altra religione».

Fermento anche tra i giovani, come testimonia Everaldo Oliveira, animatore del “Gruppo giovani” della cappella. «Ci stiamo mobilitando per accogliere il Papa attraverso riunioni e comunicazioni che passano per i social network». C’è anche chi, come Robson Ventura, musicista che aiuta nella cappella, ha pensato di comporre un brano, Francesco di Dio, da dedicare al Papa che arriva. «Egli viene in pace per portare speranza», recita il ritornello di una canzone «semplice, che arriva dal cuore».

«Ansiose di ascoltare il Papa» sono Elenice Bonifacio, 23 anni, impiegata, e la studentessa quindicenne Steffany Santos. «Siamo felici e soddisfatte di ricevere un uomo di Dio nella nostra comunità – dicono – e non vediamo l’ora di accogliere le centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo». Cosa resterà di questa visita e della Gmg a Varginha? Non ha dubbi il parroco: «Innanzitutto il cuore delle persone trasformate dalla fiducia e l’ottimismo per il futuro. È così che trasformeremo la nostra Striscia di Gaza in Striscia di pace».

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