Redazione

I rapporti politica e giustizia in questi 5 anni sono stati particolarmente difficili. Come valuta le iniziative del governo e della maggioranza su uno dei nervi scoperti della politica italiana da più di un decennio?
La magistratura ha molti difetti, perché paga anche la sua politicizzazione, che va stigmatizzata, la sua scarsa voglia e chiusura a riccio corporativa nel non voler accettare una serie di riforme necessarie perché c’è una giustizia lenta. Ma la quantità di leggi ad personam è assolutamente scandalosa: abbiamo pagato un prezzo alto nell’abbassamento del tasso di legalità nel nostro Paese. Anche attraverso queste leggi si è realizzato un attacco all’indipendenza della magistratura che lascerà segni profondi nel rapporto tra i poteri dello Stato, soprattutto fra mondo politico, magistrati e anche in quello che è percepito come il senso di giustizia da parte dei cittadini. Spesso l’azione della politica ha dato l’impressione che una società possa funzionare senza una magistratura indipendente, che questa sia un orpello del tutto inutile. Se il concetto è passato in molti cittadini, sarà una legislatura ricordata come una delle peggiori che il nostro Paese abbia avuto.

La legge Gasparri favorisce il pluralismo dell’informazione in Italia o restringe gli spazi?
Ha soprattutto consolidato un duopolio e una posizione particolarmente felice da parte del gruppo Mediaset. Il pluralismo passa attraverso la moltiplicazione del digitale terrestre, vedremo se si considererà un successo o un sogno irraggiungibile. Certo è che la Gasparri è resa desueta dall’innovazione tecnologica avvenuti negli ultimi tempi.

Il conflitto di interessi di fatto rimane irrisolto. Quanto ha pesato in questa legislatura e come dare soluzione a questo problema?
Ha pesato molto, è stato perseguito anche l’interesse di una parte. Quello che amareggia è che è passata l’idea che ci sia un conflitto di interessi, come se ci fossimo abituati a un male necessario. Ha fatto scuola: si è diffuso nella società, nell’economia, nella finanza, nella pubblica amministrazione. E’ un guasto dal quale faticheremo a riprenderci.

Come valuta la legge Bossi-Fini: è stata efficace per governare il fenomeno dell’immigrazione?
E’ stata efficace per rispondere a un problema di ordine pubblico legato all’immigrazione. Bisogna riconoscere che le sanatorie sono state molto elevate. Però credo che si debba passare da una legge che smette di pensare che l’immigrazione sia un problema nel momento in cui un cittadino di un altro Paese ha raggiunto un posto di lavoro fisso o precario, a porci invece il problema di come l’immigrazione viene accettata, diffusa e sta trasformando la nostra società in multietnica. Vanno affrontate questioni come le classi miste, il rapporto fra religioni nel reciproco rispetto, ma soprattutto la necessità di difendere l’identità italiana, che è anche e soprattutto un’identità cattolica.

Sul fronte del centrosinistra la novità sono state le primarie. Una via nuova alla partecipazione o un rito formale?
Sia nel caso di Prodi, sia di Ferrante a Milano è stata una partecipazione dei cittadini. Ha espresso, al di là del fatto che si è svolta a sinistra, la voglia dei cittadini di contare nelle scelte politiche. Peccato che ci sia una legge proporzionale che di fatto impedisce all’elettore di scegliere un candidato.

Quali sono le questioni centrali che dovrà affrontare lo schieramento vincente nella prossima legislatura?
Le condizioni della finanza pubblica, la competitività delle imprese, la risposta ai bisogni di una società che è invecchiata e ripiegata su se stessa, ma con tutte le capacità per riprendersi, perché abbiamo molte eccellenze nelle imprese, nelle istituzioni, nelle università, nelle scuole. Bisogna avere un nuovo governo, chiunque possa vincere, che guardi un po’ di più al futuro del Paese e un po’ meno agli interessi della propria parte.

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