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Percorsi ecclesiali

I ministeri istituiti

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Testimonianze

«Così formiamo i nuovi ministri al servizio della Chiesa»

L’ausiliaria Roberta Casoli e il diacono Tullio Maria Gaggioli descrivono il percorso di discernimento e preparazione a cui è chiamato chi chiede di essere istituito negli incarichi di lettore, accolito e catechista

di Annamaria BRACCINI

16 Ottobre 2023
Roberta Casoli e Tullio Maria Gaggioli

«Un ministero nasce quando una comunità si interroga su come rispondere ai propri bisogni e lo Spirito suscita una qualche disponibilità a impegnarsi in una dedizione più precisa e più ampia. È’ già iniziata, così, la fase del discernimento che vuole riconoscere come lo Spirito anima la sua Chiesa e la trasforma», spiega Roberta Casoli, ausiliaria diocesana e membro dell’Équipe diocesana per i Ministeri, con una specifica attenzione per i catechisti. «La persona che si rende disponibile e la comunità sono i primi due soggetti del discernimento che saranno accostati dall’Équipe diocesana, che a nome del Vescovo riconoscerà, verificherà e alimenterà l’intuizione iniziale».

Per una Chiesa missionaria e sinodale

«L’istituzione dei ministeri – continua Casoli – è per una Chiesa missionaria e sinodale: per questo il discernimento si soffermerà con cura sul desiderio del candidato di costruire il noi ecclesiale: l’autenticità di un ministero è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armoniosamente nella vita del popolo di Dio per il bene di tutti. L’istituzione vuole essere un segno perché tutti i battezzati si sentano chiamati ad annunciare il Vangelo, come discepoli missionari: per questo il discernimento verificherà se i candidati siano uomini e donne di Chiesa nel cuore del mondo e uomini e donne del mondo nel cuore della Chiesa. Per un catechista certamente occorrerà avere una attenzione particolare alla disposizione all’annuncio, alla capacità di relazionarsi con i preti e gli altri collaboratori, alla capacità di abitare le soglie e di riconoscere la Parola sempre viva del Vangelo per poi farla risuonare nella cultura del nostro tempo. Il tempo del discernimento e formazione sarà di circa due anni, nel quale i candidati acquisiranno nuove competenze e anche un tempo dove soggetto, comunità ed équipe di accompagnamento daranno vita ad un laboratorio ecclesiale in un ascolto sempre più stereofonico».

Tra teoria e pratica

«La riflessione al riguardo è ancora agli inizi e il tema sarà oggetto di una prossima riunione della Équipe che si è costituita in diocesi. Tuttavia, a partire dal documento dei vescovi lombardi Lettori, Accoliti e Catechisti. Orientamenti per le Diocesi lombarde, abbiamo già delle linee indicative e possiamo individuare due fasi della formazione».

Il diacono permanente Tullio Maria Gaggioli illustra così il suo impegno nella formazione dei ministeri: «La prima fase si accompagna al discernimento che precede l’istituzione e in questo periodo si dovrebbe pensare a una formazione che, in parte, è comune a tutti i ministeri, con corsi che offrano una introduzione alla liturgia (con attenzione alla dimensione celebrativa) e alla Bibbia, in particolare ai Vangeli. In altra parte, la formazione dovrà essere specifica secondo il profilo dei diversi ministeri. Per il lettore, si può pensare ad approfondimenti biblici, all’introduzione alla lectio divina e alla conoscenza di alcuni elementi delle tecniche di lettura. Per l’accolito, occorrerà approfondire il culto eucaristico nelle sue diverse forme e la cura pastorale degli infermi. Per il catechista, si pensa a linee di catechetica fondamentale e di pedagogia e anche ad alcuni elementi delle scienze della comunicazione».

Ma come articolare tale formazione? «Dovrà essere modulata sulla situazione del/della candidato/a, per essere effettivamente sostenibile, e dovrà tenere conto dei percorsi formativi già vissuti. Questa prima fase ha lo scopo di giungere all’istituzione nel ministero – risponde Gaggioli -. La seconda fase è quella che segue l’istituzione, cioè la formazione permanente. Occorre anche la formazione pratica: da subito si deve praticare di fatto il ministero nel quale una persona chiede di essere istituita. Infine, anche la comunità di riferimento dovrà essere coinvolta nel discernimento e nella formazione».