Lui la definisce la vocazione “standard” di un ragazzo cresciuto in oratorio, che si è sempre speso per la sua comunità parrocchiale, quella di San Giovanni Battista a Binago (Co), e in particolare per i giovani. Ma nessuna chiamata a seguire Gesù è uguale a un’altra, non esiste un “modello” o una via preferenziale per scoprire la propria vocazione. Così è stato anche per il trentunenne Andrea Bassi. Alle spalle una laurea in Fisica e un anno di insegnamento in una scuola superiore, nel 2021 Andrea entra in Seminario, una scelta che potrebbe apparire scontata per un ragazzo come lui, ma non è così.
«L’oratorio mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere come persona e nella fede – racconta -, ma a un certo punto ho capito che dovevo lasciare quel posto in cui stavo bene e dove avevo tanti amici, per guardare avanti e trovare qualcosa anche di più grande. Un “lasciare” evangelico che mi permettesse di individuare la mia strada. Solo così, allontanandomi pian piano dai miei impegni di educatore e dagli altri incarichi, l’oratorio poteva diventare un trampolino per lanciarmi nella vita, con lo stile di Gesù con cui ero cresciuto».
In segreto Andrea frequenta il Gruppo Samuele, il cammino di discernimento vocazionale che gli ha permesso di scavare nella propria vita e di rileggere la sua storia con Dio, scoprendo come lui lo aveva accompagnato negli anni. Citando il versetto di Luca 9,62 («Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto al Regno di Dio»), Andrea ricorda la fatica di ribaltare, in senso buono, la sua vita per non rimanere attaccato a troppe cose che gli avevano dato sicurezza e guardare avanti.
«Il Gruppo Samuele ha messo le radici nella mia vita di fede – spiega -. Grazie a quegli incontri e al confronto con altri ragazzi è maturata in me l’intuizione di una possibile vocazione al sacerdozio, che dovevo verificare». E così frequenta il cammino dei Non Residenti in Seminario, fa un significativo pellegrinaggio in Terra Santa con le Sorelle del Signore e, invitato da un’amica conosciuta in Fom, partecipa a un ritiro con le suore francescane ad Assisi, dal titolo “Ferite e guarigioni” che lascerà in lui il segno: «Piano piano ho capito quale era il mio stato di vita – aggiunge – e che il mio modo di amare e di andare incontro al Signore era attraverso il celibato, quell’essere per tanti che mi aveva trasmesso l’oratorio».
Gli anni di Seminario Andrea li ha vissuti come un tempo di ulteriore verifica, scoprendo la bellezza e la fatica del vivere in fraternità, imparando a pregare e apprezzando la liturgia, nonché facendo tante esperienze pastorali, nei fine settimana, in comunità che lo hanno accolto con disponibilità e dove sono nate tante amicizie. In quarta teologia, poi, significativi sono stati i sabati e le domeniche di pastorale speciale accanto ai detenuti del carcere di San Vittore. «Col tempo – ammette Andrea – ho compreso che alla base di quel mio desiderio di essere per tanti ci doveva essere l’appartenenza a uno, a Gesù».
Oggi si avvicina all’ordinazione diaconale con trepidazione e un po’ di agitazione, sentimenti normali per chi sta vivendo un passaggio significativo nella propria esistenza. «Ancora una volta mi sento chiamato a lasciare per trovare qualcosa di più grande – conclude -, ma, come diceva Pier Giorgio Frassati, “l’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare”». Sì, perché «se ti fidi di Dio e vivi l’obbedienza, per citare il nostro motto, trovi pace, trovi la “perfetta letizia”, anche nelle tribulazioni e nelle fatiche».


