La giornata che celebra in tutto il mondo la grandezza della vita consacrata è l'occasione per ripercorrere il significato dei "consigli evangelici" di obbedienza, povertà e castità, la cui professione è intimamente connessa al mistero di Cristo, obbediente, povero e casto

di suor Germana CONTERI
responsabile U.S.M.I. Arcidiocesi di Milano

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La vita consacrata oggi si trova di fronte a svolte significative e all’apertura di nuovi varchi che papa Francesco propone, senza indugi, alla Chiesa: verità liberanti e servizio evangelico all’uomo. In quest’ottica la vita consacrata, pur sofferente per molti sintomi di esaurimento delle spinte propulsive, guidata dall’immagine biblica di «stirpe eletta, sacerdozio regale» (1Pt 2,9) avverte più che mai l’urgenza di essere testimone dell’amore sconfinato di Cristo in mezzo al popolo di Dio in cammino.

Superati i legalismi e le cattività istituzionali che tentano di assoggettivarla a un modello esistenziale predefinito, la vita consacrata è in continua ricerca di spazi evangelici innovativi affinché Cristo sia l’autentica forza unificante e santificante della sua totale appartenenza e la sostenga nel percorrere la vera strada carismatica e profetica propria della consacrazione e missione. In altre parole, sia testimone di uno stile di vita idoneo a indicare ai fratelli, compagni di strada, l’assoluto di Dio e li convinca con le opere che tutto ciò che si frappone fra Cristo e l’uomo non costruisce, ma imprigiona.

Nella giornata, che celebra in tutto il mondo la grandezza della vita consacrata, a edificazione degli stessi consacrati e della comunità cristiana, è interessante porre in luce il valore decisamente escatologico che caratterizza i consigli evangelici la cui professione è intimamente connessa al mistero di Cristo, obbediente, povero e casto.

L’obbedienza come ascolto della Parola di Dio e accoglienza del suo progetto nella vita quotidiana. Accettazione della sua volontà manifestata nelle mediazioni umane e nell’invio alla missione, sino a dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

La povertàvissuta nella gratuità, nel dono di sé. Una povertà che conosce l’inevitabile precarietà di ogni giorno e si affida alla Provvidenza. Un affidarsi che si esprime nella sobria ed essenziale condivisione e solidarietà con i poveri, gli umili, gli ammalati, con tutti coloro che vivono nelle periferie esistenziali della vita.

Castità, quale carisma prezioso che si dona, con gioia a Dio, ai fratelli e si fa “segno” del mondo futuro. Una castità che è tenerezza, perdono, misericordia, esperienza di umanità perché contempla il mistero dell’Incarnazione di Cristo, l’uomo per eccellenza.

Alla luce di questa realtà il nostro Arcivescovo, Angelo Scola, nella sua lettera pastorale «Il campo è il mondo» così scrive: «A quanti professano i Consigli Evangelici vorrei consigliare di vivere inseriti nella Chiesa locale. La loro testimonianza di una vita comune casta, povera e obbediente è essenziale per tutti: sarà di grande aiuto a far crescere la nostra Chiesa particolare ad immagine della Chiesa universale». Nella fedeltà alla Chiesa che ci ha generati a figli di Dio con il Battesimo, al suo magistero, in comunione con il nostro Pastore, viviamo questa giornata con gratitudine coscienti che la vita consacrata è tale perché chiamata ad essere Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.

In sintesi possiamo affermare che in un clima socio religioso che confonde la spiritualità con il benessere emotivo, la vita consacrata, nutrita dalla Parola, è sollecitata a far risplendere il primato di Dio, ad indicare la strada maestra di una fede incentrata su Cristo e alimentata dalla lectio divina da cui scaturisce un’autentica ed evangelica lectio umana.

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