In città il futuro beato si impegnò nella Resistenza, fu arrestato e recluso a San Vittore, da cui poi iniziò la deportazione nei lager

di Luisa BOVE

Teresio_Olivelli

 

Dopo la caduta del fascismo Teresio Olivelli – che sarà beatificato il 3 febbraio – si stabilisce a Milano, dove collabora con il Cln e inizia la lotta di resistenza. Vive in un appartamento in città con altri compagni, conosce Carlo Bianchi e Claudio Sartori, sostiene i partigiani in montagna e fa il corriere con materiale propagandistico e false carte di identità. Lui stesso assumerà altri nomi.

A Milano fonda il giornale clandestino Il Ribelle, cui collaborano anche don Giovanni Barbareschi e altri amici. Dopo una «soffiata» Teresio viene arrestato e portato a San Vittore, ma continua a comunicare con l’esterno e a inviare messaggi. Sulle pareti della sua cella si troverà scritta la preghiera «Signore facci liberi» (che aveva scritto per gli alpini) e la testata del Ribelle. In carcere conosce tra gli altri don Paolo Liggeri, e grazie al cardinale Schuster evita la fucilazione.

Deportato prima a Fossoli e poi a Bolzano, dove fa da interprete e da scrivano; spesso prende le difese dei prigionieri che subiscono ingiustizie e a sua volta viene malmenato. La sua vera forza è la fede in Dio e non perde occasione per invitare i suoi compagni a pregare e a sperare in un futuro migliore. Teresio sarà trasferito nel lager di Flossenbürg e poi in quello famigerato di Hersbruck, dove morirà il 17 gennaio 1945 colpito per l’ennesima volta da un kapò mentre difende un compagno di prigionia.

Filo conduttore di tutta la sua (breve) esistenza è stata la fede profonda vissuta con coraggio a scuola, in università, in carcere e nei lager. Teresio, «ribelle per amore» è vissuto e morto per il Vangelo.

 

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