Il Centro giovanile di Busto Arsizio, a due passi da Malpensa, si prepara ad accogliere i coetanei in arrivo da tutto il mondo per l’evento, con un pacchetto di proposte nell’ottica del turismo sostenibile

di Francesca LOZITO

Stoà_Busto Arsizio

Il portico di Stoà accoglie i giovani dell’Expo 2015. In questi giorni i ragazzi del Centro giovanile di Busto Arsizio hanno messo a punto un vero e proprio progetto di accoglienza dei giovani che arriveranno in Italia per visitare l’Esposizione universale. Mentre si registrano le adesioni ufficiali all’evento del Vaticano e della Caritas Internazionalis, questa prima iniziativa sul territorio apre la strada a tante altre realtà che vogliono cogliere l’occasione dell’Expo come momento di incontro e crescita reciproca.

La direttrice di Stoà Benedetta Candiani racconta il progetto con entusiasmo: «Noi possiamo essere una porta per l’Expo. Anche la nostra vicinanza con l’aeroporto di Malpensa ci consente di essere in qualche modo una “introduzione” all’arrivo in Italia». Ecco allora che i ragazzi di Stoà propongono ai propri coetanei stranieri – il Centro raggruppa le realtà di pastorale giovanile della città dai 18 anni in su – due giorni di visita al territorio. Tutto pensato in un’ottica di sostenibilità, in linea col tema di Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. «Si comincia con una cena a base di prodotti slow food. Utilizzeremo solo mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, come bike sharing o treni», precisa Candiani. Nel secondo giorno si entra poi nel vivo: «Vogliamo far scoprire ai ragazzi di tutto il mondo le bellezze naturali e architettoniche del nostro territorio, come il Sacro Monte di Varese e Santa Caterina del Sasso». Naturalmente anche in un’ottica di proposizione di luoghi legati alla realtà ambrosiana. «E dopo una ulteriore serata a Stoà, nel terzo giorno prevediamo il trasferimento a Milano», spiega ancora la direttrice.

Expo diventa in questo caso anche un’occasione di formazione dei giovani che accoglieranno i propri coetanei da tutto il mondo: «Chiaramente molti di loro non parleranno e non capiranno l’italiano – riprende Candiani -. Proprio per questo nei mesi precedenti a maggio 2015 “formeremo” i ragazzi che faranno da guide. Dovranno essere in grado di spiegare tutto in inglese».

In queste settimane il progetto, realizzato col supporto del Vicariato di Varese e dell’Ufficio diocesano di Pastorale del turismo, sta prendendo corpo anche in termini di partnership da stringere sul territorio. Con l’obiettivo di valorizzarne le ricchezze e le potenzialità: «Per noi è anche un modo per pensare il portico di Stoà come un luogo internazionale, in cui anche noi stessi ci sentiamo non solo appartenenti al Centro, all’oratorio, all’Università, ma davvero cittadini del mondo».

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