Rimanere a casa non è facile, c’è il rischio di “sclerare”! Alcune “istruzioni per l’uso” per muoversi nel traffico familiare senza fare incidenti

di don Enrico PAROLARI
Prete e psicoterapeuta, Formazione permanente del clero di Milano

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«Io sto a casa!» è il motto di questi giorni critici. Ma come si fa, quando si vive in casa genitori, figli e magari un nonno\a, magari in uno spazio ristretto? Molti specialisti prevedono che questo rientro forzato in casa si traduca in uno “sclero”: tensioni, insofferenze, rabbie, conflitti, claustrofobie, proiezioni, ossessioni, ansie, ipocondrie ecc. Molti sostengono che dopo l’emergenza ci saranno tante separazioni, altri pensano che ci saranno nuove gravidanze, tutti pensano che non sarà più come prima per il lavoro, per la famglia e per la comunità cristiana! Al di là di queste previsioni, nel mondo d’oggi c’è una notevole difficoltà a rimanere, non solo a casa,  ma anche in famiglia e con sé stessi. Di fronte a questa sfida quasi impossibile, ma decisiva per vivere non solo in questi tempi, offriamo alcune “istruzioni per l’uso” per aiutare a “stare a casa… insieme… senza sclerare”.

ABC del traffico familiare

  1. Regole per muoversi nel traffico di casa: “Grazie!”, “Scusa!”, “Permesso!” (Francesco, 13 maggio 2015)
  2. Le rotonde: guardare insieme il giorno successivo accordandosi sui tempi e le scelte comuni.
  3. I semafori: quando si innalza la tensione… Tre mosse: 1)“Stop! Mi fermo”. 2) “Silenzio: stiamo in silenzio per un minuto . 3) Lascia la precedenza all’altro\a, chi vuole prevalere occupa spazio indebito.

Il tempo dilata lo spazio: “C’è un tempo per…e un tempo per..” (Qoelet 3,1-11)

La sapienza nel gestire “i tempi”, personali e insieme, crea spazi più grandi. Ecco una dieta equilibrata dei tempi essenziali per vivere in casa.

* Un tempo per armonizzare i ritmi.

* Un tempo per allenarsi: piccoli esercizi ginnici possibili in casa.

* Un tempo per servire ogni giorno e imparare e insegnare a gestire le cose di casa (lavatrice, cucina, pulizie, ecc.)

* Un tempo per leggere, meditare, fare i compiti.

* Un tempo per pregare:  un gesto, un segno, un ricordo, una preghiera.

* Un tempo per ricordare chi è solo.

*  Un tempo per incontrare gli amici sui “social media”.

* Un tempo per cantare: cantare da soli o insieme.

* Un tempo per urlare: gridare tutti insieme…in orari compatibili al condominio!

* Un tempo per giocare:  giocare insieme o vedere insieme un bel film.   

Il punto di equilibrio tra solitudine e vita insieme

Una sapiente e incisiva sentenza di D. Bonhoeffer, può essere considerata una pista sintetica per l’equilibrio nelle relazioni: «Chi non sa rimanere solo tema la comunità. Chi non sa vivere nella comunità si guardi dal restare solo». (Bonhoeffer D., Vita comune, Queriniana, Brescia, 1972, 120-121) L’alternanza tra tempi di solitudine e tempi condivisi anche se lo spazio è ridotto, può essere benefico non solo per “stare senza sclerare”, ma anche per un cammino di maturazione umana e spirituale.

Nel fare ogni cosa c’è uno spazio di interiorità con se stessi; nel condividere le responsabilità è benefico scambiare i ruoli e rimettersi in gioco perché tutti devono fare la propria parte: non sarà così strano che un figlio prepari il pranzo il papà avvii la lavatrice e la mamma pensi al gioco…

 

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