In una società in profondo cambiamento, é urgente una testimonianza di fede chiara: é quanto ha auspicato il cardinale Scola durante la messa presieduta nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma per l’anniversario del martirio di San Giacomo Minore

di Rita SALERNO

San Giacomo Minore_Rubens

«Sono necessari uomini nuovi responsabili del bene di tutti. Uomini che rischiano in prima persona per ringiovanire le Chiese d’Europa, anche la nostra Chiesa italiana. Uomini che, da cittadini motivati si facciano costruttori di vita buona e di buon governo». Il cardinale Angelo Scola parla ai numerosi pellegrini riuniti sotto le magnifiche volte della basilica romana dei Santi XII Apostoli, di cui è titolare, in occasione della festa dei santi Filippo e Giacomo il minore, le cui reliquie sono qui conservate. L’Arcivescovo conclude con la celebrazione eucaristica presieduta insieme a monsignor Gianfranco Girotti, già reggente della Penitenzieria Apostolica, l’anno giubilare per il 1950.esimo anniversario del martirio di san Giacomo il minore. In tanti riempiono i banchi di questo splendido edificio di culto nel cuore nevralgico di Roma e partecipano ai canti che si alternano nel corso del rito. Le opere della fede, dono dello Spirito e non espressione dei talenti personali, dei primi discepoli di Gesù offrono lo spunto al porporato per una riflessione basata sull’affermazione tanto cara a Papa Giovanni Battista Montini secondo cui “l’uomo contemporaneo ha bisogno più di testimoni che di maestri, a meno che i maestri siano anzitutto testimoni”. Testimonianza – sottolinea il cardinale – di cui oggi vi è una grande necessità. Alla luce di «un’epoca di travagliato passaggio di millenni» e di «cambiamenti mai visti prima che sono in atto a vari livelli. Basti pensare all’amore, alla vita, al mescolamento di popoli, alla civiltà delle reti, alle strabilianti possibilità che ogni giorno la tecno scienza ci offre“. L’arcivescovo delinea uno scenario intriso di luci e di ombre. Ombre inquietanti in questo cambiamento più che epocale incarnate dalla crisi economico-finanziaria con i suoi dolorosi risvolti “che sta provando duramente molte famiglie – sottolinea – i giovani che non riescono a pensare con la necessaria serenità al loro futuro”. Ombre che, per il cardinale, solo la fede può dissolvere, “perché non bastano le pur opportune analisi, non bastano i programmi”. La fede incarnata nel quotidiano da uomini e donne che “nell’azione comunichino il significato e che conoscano la direzione del loro cammino”. Persone che affrontino il cammino personale e comunitario dell’esistenza con chiarezza di senso.
È questo, secondo l’arcivescovo, l’invito che i due santi rivolgono alla comunità di fedeli. Al popolo di Dio, sottolinea il porporato, “è domandata una testimonianza personale e comunitaria, umile e franca della nostra fede”. Una testimonianza di fede che sia simbolo di verità nella carità e che solo “cristiani docili allo Spirito e capaci di umiltà che sorprende e conforta i nostri fratelli uomini” possono animare. E che si alimenta della tradizione, a cui san Paolo fa riferimento nella letture proposte ai fedeli, che rappresenta per il cardinale “una preziosa prova di credibilità della Santa Chiesa, raramente presa in considerazione. Una tradizione che si concretizza nella catena di generazioni, fisicamente ininterrotta da duemila anni”. E che permette, al di là dei limiti degli uomini che la rappresentano, “di far risplendere sul suo volto Gesù Cristo, luce delle genti”.

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