Si chiama “Meno ricchi, perché nessuno sia povero” il progetto ideato dalla Comunità pastorale Sant’Eufemia: nasce in Avvento, ma continuerà per tutto l’anno, per venire incontro alle necessità delle famiglie in difficoltà

di Mauro COLOMBO

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Recuperare l’antica tradizione della “decima” per venire incontro alle necessità quotidiane di chi si trova in difficoltà economica e, nello stesso tempo, lanciare un messaggio educativo. Mentre diventa operativa la seconda fase del Fondo Famiglia Lavoro, la Comunità pastorale Sant Eufemia di Erba lancia il progetto di carità “Meno ricchi, perché nessuno sia povero”, che, seppure distinto dall’iniziativa diocesana, ne condivide lo slancio e lo spirito.

Nell’Erbese la crisi continua a lasciare il segno. Lo testimoniano i dati del Centro d’ascolto Caritas, a cui nel 2011 si sono rivolte 1759 persone (21% italiani, il resto stranieri, per lo più nordafricani ed europei dell’Est). Aumentano le donne (63%) e le richieste relative a casa e lavoro, ma permangono anche quelle legate al reddito. Fino alla metà dell’anno in corso i contributi provenienti dal Fondo Famiglia Lavoro – circa 150 mila euro – sono valsi a integrare di circa 500 euro le entrate mensili di un centinaio di famiglie per un periodo di quattro mesi. Ma al di là del sostegno economico la comunità locale si è distinta anche per un’innovativa forma di assistenza, il progetto “Famiglie che si prendono cura”, grazie al quale sono stati individuati e aiutati nuclei particolarmente in difficoltà. Un progetto, tra l’altro, mostrato come esemplare, insieme ad altri nati nel territorio ambrosiano, alla recente presentazione del Rapporto sulle povertà in Diocesi curato dalla Caritas Ambrosiana.

Tuttavia, dato che i casi di indigenza si vanno cronicizzando e chi scivola al di sotto della soglia di povertà rischia di rimanerci più a lungo che in passato, ecco prendere forma questa nuova iniziativa, coordinata dalla Caritas locale e presentata in occasione della seconda domenica d’Avvento, che inizierà concretamente domenica 2 dicembre e che proseguirà per un anno intero.

Come funziona? In occasione delle messe dello scorso fine settimana, sono stati distribuiti volantini che, oltre a illustrare il significato del progetto, recavano un tagliando di adesione. Chi aderirà all’iniziativa compilando il tagliando e consegnandolo in parrocchia, tra sabato 1 e domenica 2 dicembre riceverà dodici buste, nelle quali potrà riporre un’offerta liberamente calcolata (quota minima, 10 euro) e che saranno ritirate alle porte delle chiese ogni seconda domenica del mese. I fondi così raccolti saranno messi a disposizione di nuclei familiari particolarmente bisognosi (e tra le esigenze non mancano quelle primarie, come il pagamento delle bollette).

Non è più tempo di offerte occasionali, di elemosine una tantum: serve una forma di condivisione attuata attraverso una scelta duratura e consapevole. Questa la convinzione alla base del progetto, che fa dire a don Ettore Dubini, responsabile decanale della Caritas: «Il nostro obiettivo non è tanto quello di raccogliere soldi. Una richiesta che andasse solo in quel senso, anzi, ci imbarazzerebbe, perché siamo coscienti della difficoltà del momento. Ma proprio attraverso la ripetitività del gesto, ci auguriamo che “chi sta bene”, almeno una volta al mese, si ricordi di chi invece non ce la fa e si convinca che anche un poco del suo superfluo serva a fare stare meglio persone a cui, spesso, manca anche il necessario». Una proposta da vivere anche nel suo significato educativo, coinvolgendo tutta la famiglia e collegando il contributo a una revisione del proprio stile di vita.

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