Redazione

Più della metà degli emigrati italiani sono in Paesi europei, un terzo in America. È una popolazione più giovane rispetto a quella che risiede in Italia. Sono questi alcuni dei dati emersi dal “Secondo rapporto italiani nel mondo”, elaborato dalla Fondazione Migrantes.

I 3.568.532 cittadini italiani residenti all’estero ad aprile 2007 sono risultati quasi mezzo milione in più rispetto a un anno prima. Questo forte incremento è dovuto quasi per intero ad un perfezionamento dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), che ha inserito, in collaborazione con i Consolati, molte posizioni di connazionali prima sotto verifica. Il 18% è costituito dai minori e un altro 18% dagli ultrasessantacinquenni: tutto sommato, questa popolazione è più giovane di quella rimasta in patria. I celibi sono la maggioranza (52%) e anche questo è segno di una popolazione relativamente giovane.
Le donne, il 47% della popolazione emigrata, sono state perlopiù protagoniste dimenticate, con un impegno di recupero negli ultimi anni.

Quanto alla ripartizione della presenza italiana nel mondo, semplificando, si può dire che l’emigrazione italiana è in prevalenza euro-americana: più della metà in Europa (2.043.998 cittadini italiani, 57,3%) e più di un terzo in America (1.330.148, 34,3%). Non si possono, però, trascurare le collettività insediate negli altri continenti, non solo l’Oceania (119.483), rimasta a lungo un importante sbocco dei nostri flussi, ma anche l’Asia (26.670) sbocco di nuovi flussi migratori a carattere imprenditoriale e l’Africa (48.223), dove molti paesi (Nord Africa, Corno d’Africa, Sudafrica) hanno accolto nel passato dei connazionali.
Tra i paesi, alla sommità, troviamo quelli con mezzo milione di cittadini italiani (Germania, Argentina e Svizzera) e la Francia con 350.000: in questo paese le presenze diventano molto più numerose se si tiene conto anche dei naturalizzati (nonché degli oriundi), riflessione che vale anche per diversi altri contesti, dall’America all’Australia.
Vi sono poi paesi con 200 mila cittadini italiani residenti (Belgio, Stati Uniti, Brasile) o 100 mila (Regno Unito, Canada, Australia) e, seppure con numeri meno importanti, diversi altri in cui si sono svolti capitoli importanti della nostra storia emigratoria.

In Europa ricordiamo per l’insediamento permanente Austria, Lussemburgo e Paesi Bassi e, per i flussi di frontalieri, Monaco e San Marino oltre alla Svizzera; in America Latina: Venezuela, Uruguay, Cile, Perù, Ecuador, Colombia, Messico. In Romania, ad esempio, troviamo una vivace collettività di nuovi emigrati italiani, per lo più imprenditori, accanto a un’altra, di numero ridotto e di disagiate condizioni, che si espande dalla Dobrugia alla Moldavia, dai Carpazi alla Transilvania, a ricordo dei flussi che, a fine Ottocento, dal Friuli e dal Veneto fornirono i lavoratori per le cave di granito o gli impresari per l’edilizia.

La varietà dei flussi trova una conferma nei dati Inps sulle pensioni pagate all’estero. Nel 2006, i primi paesi per numero di pensioni pagate dall’Italia, ciascuno con oltre 50.000, sono il Canada (65.942), la Francia (56.126) e l’Australia (54.575). Seguono due paesi con oltre 40.000 pensioni (Argentina e Stati Uniti). Vi sono poi la Germania (36.486) e la Svizzera (24.319). Per continenti, il maggior numero di pagamenti riguarda l’Unione Europea (34,1%), il Nord America con il 26,9% e l’America Latina (17,2%); quindi l’Oceania (13,3%) e l’Europa extracomunitaria, insieme all’Asia e all’Africa, per il restante 8,5%.
Le pensioni sono, purtroppo, la mappa di un’emigrazione diventata anziana, e spesso anche povera e bisognosa d’assistenza: per rispondere alle loro esigenze in diversi paesi dell’America Latina, il Ministero degli affari esteri ha attivato polizze sanitarie cumulative.

All’estero vivono anche i discendenti dei primi protagonisti dell’emigrazione italiana. È iscritto all’Aire, a seguito del riconoscimento iure sanguinis della cittadinanza italiana, 1 ogni 37 italiani residenti all’estero, (circa 100 mila), un’incidenza tutt’altro che trascurabile e destinata a crescere, come lascia intendere l’elevato numero delle domande già presentate ai consolati e in attesa di definizione: si parla di diverse centinaia di migliaia di casi.
I cittadini per acquisizione sono concentrati in America (50,5%) e in Europa (43,1%), mentre è residuale la quota dell’Asia (2.264), dell’Oceania (2.251) e dell’Africa (1.663). L’Argentina guida la classifica di questi nuovi cittadini con 65.570 casi al 2007, seguita dal Brasile con 13.300 casi.

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