In Curia il Cardinale ha presieduto il rito di investitura di 14 nuovi parroci, che coincide con la presa di possesso canonica della nuova parrocchia o Comunità pastorale

di Annamaria BRACCINI

investitura nuovi parroci

«Un gesto non puramente formale in virtù delle responsabilità che state assumendo». Il cardinale Scola, nella Cappella arcivescovile, presiede la celebrazione della Parola per l’investitura nell’ufficio di parroco e responsabile di Comunità pastorale. Presente il Vicario generale, monsignor Mario Delpini. Quattordici i sacerdoti che, con i collaboratori nel Ministero, alcune religiose e responsabili di oratorio, sono di fronte all’Arcivescovo. A tutti loro si rivolge direttamente il Cardinale, proprio a sottolineare il significato del momento che si sta vivendo e che, dice, «ci proietta nel futuro». Il richiamo è, primariamente, alla realtà della Comunità pastorale, quale «tessera del mosaico che lentamente va costruendo una vera e propria riforma della Chiesa ambrosiana, toccando molti altri campi della presenza ecclesiale come la riflessione sul clero o sul compito evangelizzatore della famiglia, senza dimenticare il tema dell’iniziazione cristiana e della Comunità educante». Insomma, un processo che «parte da lontano e che, a media e lunga scadenza, è destinato a cambiare abbastanza radicalmente la fisionomia della Chiesa di Milano». Così come, peraltro, muta il volto della città e i suoi confini e, dunque, l’evangelizzazione (basti pensare alla Città metropolitana che coprirà sostanzialmente, dall’1 gennaio 2015, quella che oggi è l’intera provincia di Milano).

Il riferimento del Cardinale è all’inizio della Lettera ai Corinzi: «Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio», come è stato letto nell’Epistola. «Noi sappiamo come questa tesi, ripresa da San Tommaso con l’espressione unus sacerdos vester,  "uno è il vostro sacerdote", definisca tutti noi solo come ministri dell’unico sacerdote che è Gesù Cristo. Ecco perché l’elemento della fedeltà è tanto sottolineato da Paolo. Questo è il compito che vi è affidato e che trova nell’immagine del Buon Pastore un contenuto che attraverserà tutta l’azione ecclesiale a cui siete e siamo chiamati, sia personalmente, sia comunitariamente».

Sfide non nuove per una grande Chiesa come la nostra, capace di rigenerarsi attraverso i secoli, come ben dimostra la “rifondazione” borromaica operata da San Carlo nella cui festa liturgica, significativamente, si svolge l’investitura. Lo nota il Cardinale citando stralci della vita del Santo tratti dalla biografia del Bescapé presenti nel testo dell’Ufficio delle Letture del giorno e definendo quella carolina «una  riforma con elementi ancora validi nel presente e per il domani». L’impegno di San Carlo, suggerisce l’Arcivescovo, per la preghiera e la meditazione, “in modo di giovare al lavoro e alla salvezza delle anime”, ma anche la sua scelta di orientare il Clero a vivere il senso della missione senza risparmio personale e in una logica comunitaria, non perde di attualità.  «Il richiamo alla vigilanza a non trattenere per sé il dono ricevuto – aggiunge, infatti -, ma a trafficarlo come un grande talento ricevuto gratuitamente, mantiene intera la sua attualità in vista della responsabilità che state per assumere in forma canonica. Certamente i tempi sono cambiati, è difficile pensare che qualcuno si faccia sacerdote per “suo privato vantaggio” e voi non vi risparmiate, non siete tra coloro che sono “abbarbicati alle proprie idee”, anche se la tentazione di dare credito a chiacchiere è sempre presente», ma l’invito del grande Borromeo rimane valido.

Come il Santo Vescovo metteva in pratica nell’azione episcopale ciò che chiedeva ai Chierici – “siccome lui stesso era di questi sentimenti” – anche noi « potremo essere convincenti per la gente e all’interno degli organismi pastorali solo se testimonieremo che, in prima persona, lavoriamo in una logica aperta alla correzione e alla fraternità. Che questo gesto sia segno di un Ministero di crescita e libertà attraverso una comunione capace di edificarci».

Poi la Professione di fede, il giuramento di fedeltà nell’assumere l’incarico di parroco o responsabile di Comunità, la lettura del Decreto di immissione in possesso e, alla fine, un breve momento conviviale – sotto lo sguardo dei grandi ritratti degli Arcivescovi di Milano –  al quale non ha voluto mancare il Cardinale.

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