Il cardinale Scola, anche nella sua veste di presidente dell’Istituto “G. Toniolo”, ha inaugurato in Cattolica il Convegno di Studi dedicato ai cento anni della rivista «Vita e Pensiero». Un’occasione felice – ha detto – per comprendere il ruolo prezioso dell’Università Cattolica e la specificità della Chiesa ambrosiana

di Annamaria BRACCINI

«Credo che questi cento anni di “Vita e Pensiero” possono essere letti come documentazione incessante sia dell’inevitabilità della domanda su Dio nella vita personale e sociale degli uomini, sia della riforma che la Chiesa ha voluto compiere a partire dal Concilio Vaticano II, sia, infine, di quell’indole particolare del cattolicesimo ambrosiano che ha visto nascere opere come l’Università Cattolica. Tre fattori fondamentali di cui anche oggi non possiamo e soprattutto non vogliamo fare a meno».

Sono i cento anni della rivista “Vita e Pensiero”, il bimestrale di cultura e dibattito dell’Università Cattolica” e, ad aprire le Giornate di dialogo su questo importante secolo di pubblicazione, nell’Aula degli Atti Accademici dell’Ateneo dei cattolici italiani, c’è il cardinale Scola, anche nella sua veste di presidente dell’Istituto “Giuseppe Toniolo”, ente fondatore e di gestione della Cattolica stessa. Titolo del Convegno, che si concluderà il 24 ottobre e che vede la presenza di molti interventi di studiosi di fama internazionale, “Dieci parole. Perché la nostra epoca ha bisogno di Dio”. Un tema stimolante – nota l’Arcivescovo – che non può non richiamare, anche se non vi fa esplicito riferimento, il Decalogo della Torah ebraica, che da sempre definisce un orizzonte realista della condizione umana e della presenza del divino nella vita.

Ma realmente la nostra epoca ha bisogno di Dio? Questa la domanda da cui prende avvio il Cardinale nel suo saluto che è tuttavia molto di più, nel suggerimento di percorrere “due strade” per comprendere il contesto del tema.

«La prima conduce alla ricerca del nesso diretto tra l’affermazione fatta “perché la nostra epoca ha bisogno di Dio” e le “dieci parole”. La seconda – spiega – proporrebbe le “dieci parole” come la strada per mostrare perché la nostra epoca ha bisogno di Dio. La prima strada ci dice che il bisogno di Dio si esprime nelle dieci parole, nella seconda sarebbero le dieci parole ad inoltrarci nel bisogno di Dio».

Evidente la conseguenza: sì, la nostra epoca ha bisogno, nonostante ciò che molti sostengono, di Dio. Il pensiero è per Paolo VI, per la sua Beatificazione, per le espressioni che l’Arcivescovo di allora pronunciò nell’omelia dell’Ingresso solenne, il 6 gennaio 1955: “Abbiamo bisogno d’un ristianesimo vero, adeguato al tempo moderno”.

E se Montini già aveva compreso “che questo problema si pone in modo speciale, e unico, proprio alla nostra Milano, poiché a Milano, più che altrove in Italia e forse nel mondo, concorrono in alto grado la ricchezza stupenda e secolare d’una tradizione religiosa e la ricchezza meravigliosa e modernissima di vita”, ancora oggi l’orizzonte ambrosiano pare richiamare la nostra Chiesa a una testimonianza non di retroguardia, proprio poiché portatrice «di una specifica vocazione».

Da qui, l’invito a proseguire sulla strada tracciata da Gemelli nel fondare la Cattolica, sette anni dopo, peraltro, la scelta di pubblicare “Vita e Pensiero”. Che è e rimane volutamente – osserva il rettore Franco Anelli – «luogo di confronto e di pensiero».

«Se si guarda alla ristampa del primo volume del novembre 1914, si trova articolo folgorante, il manifesto medievalista di padre Gemelli, testimonianza della chiara scelta di campo di chi ha fondato questo Ateneo, scelta medievalista che si va a scontrare con il positivismo dell’epoca, un momento di ideologie ostili all’idea cristiana. Una sfida nella quale si inizia a pensare a una chiara presa di posizione dei cattolici, dopo lo shock dell’unita d’Italia», continua Anelli.

Allora, oggi, abbiamo posizioni «più pallide», come cattolici?, si chiede

No, semplicemente, pare suggerire il Rettore, «nel raffronto di posizioni diverse, e talvolta anche di critiche, “Vita e Pensiero”, rimane uno spazio di mediazione tra scienza e società».

«Abbiamo sempre dato modo ai nostri lettori di seguire i movimenti delle idee e le novità delle scienze, delle arti e della letteratura del nostro tempo. Da queste constatazioni non ricaviamo motivo per inorgoglirci, ma stimolo per rendere sempre migliore questa Rivista», come scrivevano Olgiati e Gemelli, negli anni Cinquanta.

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