Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Quaresima. Il Vangelo della Risurrezione di Lazzaro indica la più grande e definitiva risurrezione

di Annamaria BRACCINI

scola arcisate 2015

Abbiamo una fede vera? Gesù è presenza viva nel nostro quotidiano, orientando così le scelte e gli stili di vita?

Il cardinale Scola definisce così il senso che il Vangelo della Risurrezione di Lazzaro nella Quinta domenica di Quaresima, indica a ciascuno come esame di coscienza e impegno di testimonianza.

Lo suggerisce e lo dice nella bella e antica Collegiata prepositurale di San Vittore Martire ad Arcisate, dove presiede l’Eucaristia, concelebrata dai sacerdoti del Decanato di Valceresio che incontra la termine della Messa. Ed è appunto il parroco e decano, il canonico don Giampietro Corbetta, a dare il benvenuto all’Arcivescovo, sotto una pioggia battente e per nulla primaverile. La banda musicale di Arcisate, il sindaco, Angelo Pierobon, il Consiglio comunale, i rappresentanti delle Associazioni e la gente accompagnano, come in una piccola processione, il Cardinale verso la chiesa sul cui raccolto sagrato ancora c’è spazio per un benvenuto musicale con la Banda di Brenno.

Di un’abbondanza di Grazia parla don Corbetta che, rivolto all’Arcivescovo, aggiunge: «In questi anni di guida della nostra Diocesi ci ha invitati a farci carico di annunciare il Dio vicino come condizione indispensabile per il nuovo umanesimo. Siamo un Decanato al confine della Diocesi, ma sperimentiamo la vicinanza quando il Pastore e il gregge sono riuniti».

Ai fedeli che affollano la parrocchia – disposti su molte fila i ragazzi della Comunione e della Cresima che seguono attentissimi tutta la Celebrazione – e a coloro che si trovano nel vicino e collegato salone parrocchiale, il Cardinale spiega subito: «La Quinta domenica di Quaresima, identificata nel grande evento della Risurrezione di Lazzaro, è un insegnamento che si vuole offrire a noi tutti, come ogni domenica insegna, attraverso Gesù, precisi stili di vita. Arcisate e Brenno costituiscono un borgo significativo di circa 10.000 abitanti alla periferia rispetto a Milano: una periferia che è occasione di sguardo attento, capace di intendere, nella distanza, ciò che sta accadendo nel Paese nella nostra affaticata Europa».

In riferimento ai Dodici Kyrie ambrosiani, che tradizionalmente, segnano l’inizio delle solennità liturgiche e che hanno aperto, poco prima, la Celebrazione in San Vittore, l’Arcivescovo nota: «Kyrie Eleison significa “Signore, pietà” e questo indica la consapevolezza che occorre contrizione prima di accostarci alla Parola di Dio e di avvicinarci al nutrimento del Pane – nel momento dell’Expo è importante ricordare che esiste un pane diverso –, nell’Eucaristia. Senza questo atteggiamento di confessione, la nostra assemblea ecclesiale si ridurrebbe a una sorta di sacra rappresentazione e non darebbe frutto».

Da qui, una prima indicazione, valida per ogni domenica.

«All’inizio della Messa dobbiamo frantumare tutte le nostre azioni ed energie di fronte alla Grazia di Dio che ci salva. L’ingresso deve essere questo atteggiamento di confessione che dobbiamo portare anche in ogni nostro incontro».

Poi, la riflessione torna sulla pagine definita splendida, del Vangelo di Giovanni 11: «Cosa ci dice questo miracolo? È una delle storie fantastiche alle quali sono abituati i ragazzi di oggi? È una fantasia?».

Chiara e immediata la risposta: «No, e non solo perché è un fatto reale, ma perché ha conseguenze decisive, anche dopo duemila anni».

Di fronte a «Gesù che è l’Innocente assoluto» e che pare voler guardare in faccia la morte dell’amico Lazzaro cercando di educare e preparare i suoi al tragico evento che lo riguarderà, il Vangelo parla della e attraverso la fede. «Gesù vuole insegnarci che in questo anticipo di risurrezione è ricompresa la nostra gloriosa risurrezione che è più grande di quella di Lazzaro perché è definitiva».

«Abbiamo noi la fede vera? Gesù è per noi presenza viva lungo la nostra giornata, anche se siamo indaffarati, colpiti dalle prove, dalla crisi che pure in una situazione favorevole come è quella di queste terre, ancora morde? Partecipo, nella Messa domenicale alla novità che Lui ha generato, porto fuori dalle porte della chiesa la bellezza di Gesù?».

Questo l’interrogativo del Cardinale, che conclude «Cristo si è fatto uomo per cambiare la nostra vita ora, egli è nel nostro presente: è il cuore della vita, il centro affettivo in cui pongo la mia speranza e la mia fiducia».

Con le parole del Signore – “Io sono la risurrezione e la vita”, con quelle di Marta alla sorella Maria, “Il Maestro qui e ti chiama” – e con l’espressione di Paolo nelle Lettera agli Efesini, appena proclamata nella Liturgia della Parola, – “Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere” – si fa evidente la consegna che l’Arcivescovo lascia alla Comunità dei fedeli: «L’amore di Cristo ci trasforma e ci permette uno stile di vita sempre pronto a riprendersi, in ogni momento della vita. La giustizia consiste nel mettere in pratica tutti i comandamenti davanti al Signore in modo da essere sempre felici. Per questo siamo pieni di gratitudine».

E prima della festa di popolo che circonda il Cardinale – viene donato un cesto con prodotti confezionati dai parrocchiani, dalle fattorie e aziende della zona – ancora un’ultima raccomandazione: «Ho potuto notare la vostra vivacità. Le trasformazioni chiedono un adeguamento dei modi della proposta cristiana, che devono adeguarsi ai bisogni degli uomini delle donne di oggi di tutte le generazioni. È importante il vostro grande lavoro sul matrimonio perché la famiglia deve diventare il soggetto diretto dell’evangelizzazione. Abbiamo il desiderio che la famiglia assuma tutta la sua responsabilità di chiesa domestica in ogni azione del quotidiano, comprendendo per Chi si lavora».

È rivolta direttamente ai ragazzi che riceveranno tra poco la Cresima, l’ultimissima e paterna, parola del Pastore: «Affrontate tutti i problemi mettendo al centro il dono dello Spirito e il rapporto personale con Gesù. Già alle Scuole Medie bisogna prepararsi all’amore, tema su cui c’è tanta confusione. Educarsi all’amore significa, fin dall’adolescenza, prepararsi alla scelta di vita il Signore ha pensato per voi, il matrimonio cristiano o l’inclinazione di dedicarsi a Dio. Questo è un fatto molto più importante e imponente dell’innamoramento, perché l’idea di dedicarsi a Dio è più delicata e ha, quindi, bisogno di più cure: Cammini per cui in Diocesi esistono gli strumenti.

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