Molti fedeli provenienti da tutta la Diocesi riuniti attorno all’Arcivescovo in occasione del Rosario meditato in Duomo: «Sulla salita della croce Cristo porta con sé tutti noi»

di Francesca LOZITO

Rosario meditato

«Noi pensiamo di essere gli unici artefici della nostra azione. Così, solo quando siamo schiacciati dal peso delle fatiche, guardiamo “in alto”. Eppure Dio è vicino a noi sempre. E tanto più la nostra libertà tende a smarrire il centro tanto più questo abbraccio di Gesù è tenero e forte». L’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, lo ha ribadito ieri sera in uno dei passaggi più intensi della sua meditazione durante il Rosario meditato. Nel Duomo di Milano tanti fedeli si sono stretti attorno al Cardinale per la celebrazione.

Un momento di preghiera a conclusione del mese mariano, da vivere in comunione con tutti i fedeli ambrosiani, come ha sottolineato l’Arcivescovo. In prima fila i malati, accompagnati dai volontari dell’Unitalsi. Proprio una di loro, assieme a una famiglia con cinque figli, una suora polacca e due dei nuovi vescovi ausiliari, monsignor Franco Agnesi e monsignor Pierantonio Tremolada, hanno condotto la recita delle decine.

Le meditazioni lette durante il Rosario sono state tratte da testi dei due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II: «Il Santo Rosario batte il ritmo della vita umana, come diceva Giovanni Paolo II – ha rilevato Scola -. Ripetere è espressione del bisogno dell’amore, di mendicare la presenza dell’umano». Così, pregando, in un certo senso «torniamo bimbi – ha notato l’Arcivescovo -. Preghiamo con questo gesto semplicissimo alla portata di tutti».

Un affidamento, la preghiera, un atto di consegna alla volontà di Dio: «C’è una consonanza profonda tra la risposta di Maria e la preghiera di Gesù. Tra il “Non come voglio io, ma come vuoi tu” e l’“Eccomi, sono la serva del Signore”». Ecco allora il senso profondo del “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”, «quella grazia e libertà, quell’obbedienza eroica di Maria» di fronte al figlio che muore. Questa altissima esperienza di affidamento si concretizza per Scola nel quotidiano, quando il matrimonio è vissuto come discepolato «gli uni degli altri». Ma è anche il fondamento imprescindibile per l’educazione, che scaturisce dalla «profonda sintonia e osmosi tra allievo e maestro».E per questo l’Arcivescovo rivolge un invito a tutti i fedeli: «Non blocchiamo Gesù fuori dalla porta del nostro cuore».

Per Papa Francesco i due Pontefici santi «hanno conosciuto le tragedie del ventesimo secolo, ma non ne sono stati sopraffatti perché più forte era l’imponenza di Dio». Scola ricorda le immense tragedie del secolo appena trascorso e la chiave di umanità che sta proprio al centro del messaggio di amore: «Per Giovanni XXIII sulla salita della croce rappresenta tutto il genere umano», dice ancora. Il volto di questa umanità è fatto da tutti: «Migranti, esiliati, uomini stanchi e affamati, ma anche il nostro muoversi convulso e agitato che ha sempre più fame e sete di gioia. Lui, Gesù, in quella salita porta tutti con sé».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi