Il Cardinale questa mattina ha presenziato all’inaugurazione del Memoriale della Shoah di Milano insieme al l rabbino capo Alfonso Arbib e alle massime Autorità Istituzionali

di Simona BRAMBILLA

Memoriale Shoah

«Questo Memoriale, con le attività ad esso collegate, dice non solo per la nostra città, ma a tutto il Paese, che la memoria non è puro ricordo ma opera di edificazione del presente». Così, con queste intense parole, l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola ha esordito nel suo discorso tenuto all’inaugurazione del Memoriale della Shoah di Milano al Binario 21 della Stazione Centrale. Questo spazio, nascosto e buio, è l’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto tra tutte le aree di deportazione verso i campi di concentramento e sterminio. Il Memoriale sorge, infatti, laddove tra il 1943 e il 1945 centinaia di ebrei, rastrellati in città e nella regione, furono caricati su vagoni merci agganciati ai convogli diretti a Auschwitz. Il presidente e il Vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, Ferruccio De Bortoli e Roberto Jarach, insieme al Premier Monti e al sindaco Pisapia, hanno svelato, prima dell’inizio della cerimonia, la targa intitolata a Edmond J. Safra, filantropo e benefattore del Memoriale scomparso nel 1999.
Il cardinal Scola nel suo intervento ha voluto sottolineare quanto sia fondamentale edificare una nuova civiltà ambrosiana partendo proprio dalla memoria e dal dialogo tra i membri di diverse religioni e mondovisioni. «Nel frangente spesso doloroso di transizione che l’umanità sta vivendo, il legame tra ebrei e cristiani è chiamato ad un compito improcrastinabile. Quello di essere un terreno fecondo in cui possa mettere radici e svilupparsi l’incontro e il confronto tra i membri di tutte le religioni e mondovisioni, a partire dagli altri figli di Abramo, i musulmani», ha spiegato l’Arcivescovo. Durante il suo discorso il cardinal Scola ha poi evidenziato l’importanza che la città di Milano e il Memoriale oggi inaugurato hanno per costruire una nuova civiltà. «Milano deve diventare sempre più città di incontro di tutte le fedi religiose e mondovisioni. Per gli ebrei e per i cristiani la logica profonda di un autentico rapporto tra culture, civiltà e religioni, impostato secondo verità, implica sempre l’autoesposizione dei soggetti che ne sono protagonisti perché il Dio di Abramo è un Dio che si è esposto compromettendosi con la storia. L’augurio è che questo Memoriale rappresenti un fattore privilegiato per la edificazione di nuova ambrosiana civiltà». Sul palco si sono poi susseguiti diversi interventi. La cerimonia ha inoltre ospitato un collegamento in diretta da Gerusalemme con Francesco Maria Talò, Ambasciatore italiano in Israele, con un contributo video del Presidente di Yad Vashem Avner Shalev. Il momento più toccante è stato infine il discorso di Liliana Segre, che dal Binario 21, all’età di tredici anni, partì il 30 gennaio 1944 con suo padre, morto ad Auscxhwitz. «La memoria del giorno in cui fui deportata con mio padre e con tante altre persone innocent – ha raccontato – rievoca in me lo stupore enorme di ragazzina che, partita tante volte da questa stessa stazione per le vacanze, in quell’occasione veniva invece spinta con violenza per essere caricata sui vagoni che ci avrebbero portati ad Aushwitz. La violenza fu terribile, ma l’indifferenza è stata è ed è, tuttora, ancora peggiore. Vorrei che di questa tragedia si ricordassero non solo i sopravvissuti, ma soprattutto chi, deportato insieme a me, non è più tornato ed è morto senza tomba, per la sola cola di essere nato ebreo. La nascita del Memoriale, oggi, restituisce, almeno in parte, la voce a chi non è più tornato a casa».

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