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Milano

Scola: «Martini, polo attrattivo
per il mondo ecclesiale e civile»

Il cardinale Scola ha aperto, presso la Fondazione San Fedele, la Due giorni dedicata al cardinale Martini, con il tiolo “Io ci sono”. Sul filo rosso di citazioni martinane dal Discorso alla Città del 1983, l’Arcivescovo ha delineato il senso di una responsabilità pastorale e civile tipicamente ambrosiane

di Annamaria BRACCINI

18 Febbraio 2017

Un fare memoria viva attraverso vari strumenti comunicativi come registrazioni, contributi di chi lo conobbe e collaborò con lui, ricordi di prima mano, riflessioni, immagini, musica. Protagonista il cardinale Carlo Maria Martini ricordato nel 90esimo della nascita, come spiega il presidente della Fondazione “Carlo Maria Martini”, il padre gesuita Carlo Casalone. Una Due giorni dedicata interamente dalla Fondazione stessa, in collaborazione con l’Arcidiocesi, il Comune di Milano e molte altre realtà, all’indimenticato Arcivescovo, sulla cattedra di Ambrogio e Carlo dal 1980 al 2002. «Abbiamo voluto come baricentro di questa proposta, la città: non solo Milano, ma in generale il tema cruciale complessivo che, nel prossimo futuro, sarà sempre più importante per l’aggregarsi abitativo che sta crescendo nelle grandi metropoli», sottolinea ancora Casalone che annuncia la presenza, nel capoluogo lombardo il prossimo 10 maggio, del Generale della Compagnia, padre Arturo Sosa, venezuelano, «il primo non europeo alla guida dei Gesuiti». 

L’intervento del cardinale Scola

Ad aprire il Convegno, presso la Fondazione San Fedele, è il cardinale Scola. «Sono molto lieto di avere la possibilità di introdurre queste importanti iniziative della Fondazione che sta sempre più configurandosi e prendendo un significativo peso nella nostra città. Una memoria che chiede di essere partecipata da ciascuno come singolo, comunità cristiana e, con le debite distinzioni, civile». 
Giocata tra arte, testimonianze, la presentazione dell’Archivio, del nuovo sito della Fondazione (www.fondazionecarlomariamartini.it) e del terzo volume dell’Opera Omnia martiniana, senza dimenticare il concerto e la Celebrazione eucaristica conclusiva (domenica 19 febbraio nella chiesa di San Fedele, presieduta da monsignor Franco Agnesi), l’iniziativa ha il titolo complessivo “Io ci sono”. Scelta che fa dire al cardinale Scola: “Io ci sono” può indicare sia la presenza del cardinale Martini che, certamente, ci accompagna dal cielo, sia il coinvolgimento di ciascuno di noi nell’impresa di questa memoria viva. Quello del Cardinale è stato uno stile fortemente ambrosiano nella forma di azione pastorale e anche civile che fu già di Ambrogio». 
Da qui il riferimento al Discorso di Sant’Ambrogio – «per rispettare la forma del Reading», con cui si articola la mattinata di Studi – pronunciato nel 1983 nei Vesperi primi della Solennità del Patrono e riportato alle pagine 160 e 169 del terzo volume: “Giustizia, etica e politica nella città”, Bompiani editore.   
“Pace sulle tue mura”, il titolo di quel Discorso nel quale Martini, in chiaro riferimento a Gerusalemme come immagine di ogni città, parlava di «gravi responsabilità pubbliche e civili connesse con il mio ministero di successore di sant’Ambrogio». 
«Non so se, nella società plurale di oggi, è ancora così chiara questa responsabilità, particolarmente importante per capire la figura dell’Arcivescovo di Milano come ha illustrato ampiamente il cardinal Martini », osserva Scola. 
E se l’augurio di pace e di unità per la Città santa, espresso dall’allora Arcivescovo con il Salmo 122, non finisce (purtroppo) di essere attuale, il Cardinale sottolinea: «Riconciliazione e pace   sono dimensioni personali e comunitarie necessarie per la Milano di allora e più che mai oggi». «Quali, allora, i segni – per usare ancora le espressioni martiniane – di riconciliazione che possono essere posti nella vita della nostra città?».
«Possiamo impegnarci a inventare nuovamente dei luoghi, incontri in cui la pace non sia solo il contenuto del discorso, ma anche il clima sereno e costruttivo in cui si svolge», la risposta profetica del 1983. 
«Queste semplici e penetranti citazioni sono come un viatico che lascio per questa Due giorni, linee guida ancora attualissime per il momento che Milano metropoli sta attraversando, anche se apparentemente i conflitti non hanno aspetti tragici come quando si usciva dalla sfida terribile del terrorismo, per mantenendo elementi di esclusione molto forti con la tendenza a una estraneità reciproca tra i diversi soggetti che abitano la nostra città». 
Non mancano, tuttavia, «i segni» ch fanno ben sperare, «come questa Fondazione che fa memoria viva del Cardinale proprio perché entra nella vita non soltanto di Milano, ma avendo già una sua dimensione internazionale». Fondazione che, «cava dallo scrigno ricco della testimonianza e del Magistero del Cardinale, elementi di questi segni e luoghi nuovi».
Il pensiero va alle assemblee di apertura della Visita pastorale “feriale” che Scola sta terminando, avendo finora visitato 69 Decanati. 
«Sono rimasto molto colpito dal lavoro preparatorio delle Comunità e impressionato dalla partecipazione attenta delle persone (ogni volta varie centinaia i fedeli presenti e, talvolta, più di un migliaio). Un segno molto positivo, in larga parte dovuto ai miei predecessori, e , soprattutto, alla capacità che il cardinal Martini ha avuto di essere un polo attrattivo per il mondo ecclesiale e civile». 

Il dibattito e le testimonianze  

Poi, il momento ampio e suggestivo in cui viene ripercorsa la figura martiniana, appunto, attraverso un articolato reading, che si pare con le immagini dell’ingresso a Milano in un piovoso e gelido 10 febbraio 1980 e si chiude con un viaggio a Gerusalemme. Video notissimi, ma è la “colonna sonora” a commuovere: tratte dalle playlist personali del Cardinale, due canzoni ebraiche che ascoltava spesso.   
Lo storico Luigi Pizzolato dice: «Non solo il Vescovo modella la sua Chiesa, ma anche l’inverso e nella seconda metà degli anni ’90 Martini, dall’ascolto contemplativo, è arrivato a chiarire le ragioni del fine da perseguire: partendo dalla Gerusalemme celeste, una certa pace di Babilonia, da ricercare con pazienza e attesa». 
Don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità, voluta fortemente dall’allora Arcivescovo, padre Guido Bertagna, superiore della Comunità dei Gesuiti di Padova e, poi, il magistrato del Tribunale di Sorveglianza dei tempi di Martini a Milano, Francesco Maisto, le testimonianze video del cappellano storico del carcere di San Vittore, don Luigi Melesi e del giurista Gustavo Zagrebelski, protagonista con il Cardinale dell’ultima Cattedra dei non Credenti dedicata, nel 2002, alla Giustizia, la presidente di Azione Cattolica Ambrosiana Silvia Landra, lo storico Guido Formigoni… Tutti insieme, idealmente, ricompongono quella “dimensione contemplativa della vita” che da titolo della prima Lettera pastorale martiniana divenne azione, carità vissuta con l’ascolto dei volti e delle storie di persone, di detenuti, intellettuali, di chiunque. Fino alla preghiera di intercessione, come Martini stesso la definì, scandita in Duomo nel 1991 in occasione della I Guerra del Golfo. Quella, come ricorda Colmegna con commozione, «che ci è rimasta dentro, che è richiesta di “essere in mezzo”, che promuove amicizia civica, che è quasi una parola d’ordine in “Casa della Carità”».    

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