La visita del Cardinale all’Istituto Sacro Cuore per festeggiare i 30 anni della presenza della Fondazione in città, e le sue parole a docenti e studenti: «Resistete al rischio della frammentazione»

di Loris CANTARELLI

scola sacro cuore 2015

«Tutti parlano di diritti, tutti vogliono i diritti e allora bisogna che chi ha una sensibilità umana compiuta, cristiano o non cristiano, continui a lottare perché il diritto alla libertà di educazione anche nel nostro Paese sia affermato nella sua integralità». L’ha detto l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, all’incontro con alunni e docenti dell’Istituto Sacro Cuore, nel corso della sua visita odierna in occasione del trentennale della presenza della Fondazione in città.

Salutato festosamente al suo arrivo dai bambini delle scuole dell’infanzia e primaria nell’ampio cortile di fronte all’Istituto, il Cardinale ha poi incontrato gli studenti della scuole secondarie (liceo artistico, classico e scientifico), rispondendo ad alcune loro domande.

Nella prima serie di interrogativi rivolti all’Arcivescovo, Irene ha chiesto come la fede cristiana può cambiare il mondo in questo momento storico, Marta come si può essere fedeli a Cristo e Pietro come si può capire la propria vocazione. Nelle loro osservazioni Scola ha notato il legame fra i cambiamenti dell’io e quello della società nell’attuale contesto: «Dal concepimento al termine della nostra vita siamo immersi in relazioni e quindi dobbiamo approfondire l’autocoscienza dell’io proprio tenendo conto delle relazioni in cui siamo immersi». Nella sua riflessione l’Arcivescovo ha ammesso che «guardare a tutto l’uomo e a tutti gli uomini è difficile per l’europeo di oggi: la frammentazione sta vincendo a tutti i livelli. Per questo io credo che la vostra scuola sia un fenomeno importante e imponente di civiltà, perché almeno voi resistete al rischio della frammentazione del soggetto». Aggiungendo subito dopo: «Al pericolo della frammentazione degli oggetti del sapere è difficile resistere nella cultura di oggi, ma purtroppo la frammentazione ha investito anche il soggetto: viviamo a compartimenti stagni, perché manca un principio esistenziale sintetico che consenta uno sguardo su tutto l’uomo e su tutti gli uomini». L’indicazione del Cardinale è quindi quella della fede di «colui che si abbandona totalmente a Cristo, ma che arriva fino al pensiero di Cristo, che giudica la realtà secondo la frase di Paolo: “Penso Cristo attraverso tutte le cose”». Del resto, «la vita va vissuta come vocazione, perché tutta la vita è la risposta a una chiamata».

Nel secondo gruppo di domande, Chiara ha chiesto come avere lo sguardo di Gesù sulla Croce, Michele ha chiesto a Scola un pensiero sulla diffusa laicizzazione secondo la quale l’uomo è l’unico arbitro della sua vita, e Alice ha chiesto di spiegare meglio l’affermazione riportata nell’ultimo Discorso alla Città, secondo cui, in occasione dell’Expo, «Milano deve ritrovare la sua anima». L’Arcivescovo ha anzitutto ricordato che le parole di Gesù sul bene della vita – «Dio solo è buono» – spiegano bene che lui è venuto a liberarci dal male, anche quello più tremendo e dalla banalità radicale («pensate a Giovanni Battista: un profeta di quella levatura ucciso per il capriccetto di una ragazzina che balla bene, strumentalizzata da una madre piena di concupiscenza e voglia di potere…») e quello involontario («qualcuno che interpreta male quel che tu dici, o a cui viene riportato per pettegolezzo o mormorazione una tua opinione non giusta, o come riferiscono una tua frase…»). Anche per questo, nel suo calvario, ha detto: «Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno»; ecco la misericordia «di cui parla tante volte papa Francesco: tentare di cambiare il cuore e di rivolgerlo dallo scandalo per il male a un’accoglienza che accompagna». Il male non è invincibile, è stato vinto, «anche se non è del tutto sconfitto perché aspetta la nostra conversione, la nostra libertà, il nostro sì a Cristo attraverso l’invocazione del perdono e la consapevolezza che tocca a me giocarmi in prima persona». Sull’Expo il Cardinale ha poi ribadito la necessità di riscoprire «l’anima, principio di unità» che Milano ha sempre avuto attorno alla «famiglia, al lavoro, all’apertura generosa, che avevano come collante potente la fede e la grande tradizione di Ambrogio e di Carlo» e che «sta faticosamente ritrovando» dopo averli ignorati per «l’individualismo narcisista dominante che ha invaso anche i milanesi».

In chiusura, il Cardinale si è riunito a tutti gli studenti, genitori e docenti sulle scale all’ingresso per ascoltare il Regina caeli e altri due canti proposti dalla corale dell’istituto e pregare insieme l’Angelus. Al termine ha augurato buoni esami e buone vacanze a tutti.

 

 

 

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