Il cardinale Scola ha presieduto in Duomo l'Eucaristia con cui si è concluso l'Anno della Vita Conscarata e si è celebrato il Giubileo della Vita Consacrata nell’Anno Straordinario della Misericordia. Alle migliaia di Religiose e Religiosi presenti, la consegna «di essere testimoni e promotori della ricerca di senso nell'oggi», con l'esemplarità della loro vita

di Annamaria BRACCINI

vita consacrata 2016

In un Duomo gremito da migliaia di fedeli, dove i diversi colori delle vesti delle Religiose – anche ormai,quelli della pelle delle loro tante etnie differenti – e i paramenti sacerdotali dei Consacrati si confondono in un bellissimo arazzo di insieme, il cardinale Scola presiede la Celebrazione nella XX Giornata Mondiale della Vita Consacrata.
È la festa liturgica della Presentazione del Signore, amata e venerata anche dalla devozione popolare come la “Candelora”, ma quest’anno tutto è più solenne perché si conclude l’Anno della Vita Consacrata e si ricorda il Giubileo della Vita Consacrata nell’Anno Straordinario della Misericordia. Anche per questo, fa da bellissima cornice all’Eucaristia – concelebrata dai Vescovi Ausiliari e dai Vicari episcopali, dal Capitolo metropolitano e da molti religiosi sacerdoti – appunto il Duomo, dal cui altare laterale, detto della “Madonna dell’Albero”, si avvia la processione iniziale nella quale viene portata, da due diaconi, la preziosa “Idea”, l’antica icona della Presentazione al Tempio del Signore, che ricorda il primo incontro del Messia con il suo popolo. 
«È una grande gioia essere convocati e accolti dalla sua paternità in Duomo,stupendo dono della fede», dice, nel suo saluto, monsignor Paolo Martinelli, vicario episcopale per la Vita Consacrata maschile. Accanto a lui, in altare maggiore, anche monsignor Luigi Stucchi, vicario episcopale per quella femminile. 
«Abbiamo vissuto un anno intenso per riscoprire il senso di una presenza profetica ed ecclesiale con cui tanti Consacrati, qui, stasera, esprimono il loro desiderio di essere pienamente inseriti nella Chiesa ambrosiana, ognuno con i propri carismi», conclude il vescovo Martinelli.
Un ringraziamento che, subito, il Cardinale “gira” alle Religiose e ai Religiosi che si affollano, anche in piedi, tra le navate. «La XX Giornata – fu istituita da San Giovanni Paolo II nel 1997 – che celebriamo quest’anno, ci dona più di un motivo di gioia. Anzitutto ringraziamo il Signore per l’Anno della Vita Consacrata, voluto da papa Francesco per tutta la Chiesa, iniziato il 30 novembre 2014 e che, proprio oggi, si conclude. In secondo luogo, la nostra Celebrazione si svolge nel contesto dell’Anno giubilare straordinario della Misericordia. Con il gesto che stiamo ora compiendo intendiamo anche celebrare il Giubileo della Vita Consacrata. Per queste ragioni all’Eucaristia di quest’anno sono stati invitati, con particolare insistenza, anche le altre componenti delle nostre comunità ecclesiali. La scelta di riunirci nella Chiesa cattedrale sottolinea il profondo valore, per tutto il popolo di Dio, della peculiare forma di vita cristiana che è la vita consacrata».
Dal Salmo 23 e dalle Letture, l’approfondimento di questa riflessione di base, delineato attraverso la crucialità, per la vita di ogni cristiano consapevole e adulto, di un’appassionata ricerca del volto di Dio. «Questo è il senso della nostra vocazione alla consacrazione. Infatti, l’impegno nella vita consacrata ha valore solo se radicalizza la ricerca di Dio e il desiderio struggente di vedere il Suo volto». 
Ansia, questa, di un compimento sempre possibile, perché «Dio stesso si è reso presente nella storia» e ricerca appassionata del Signore, esemplificata dalla presentazione di Gesù al Tempio nel racconto dell’evangelista Luca», con i due genitori Maria e Giuseppe, «degli “Anawim“, poveri di JHWH che confidano nel Signore e che si affidano al Suo amore provvidente», con il loro modesto dono per il sacrificio. 
Il pensiero va ai poveri di oggi: «Quanti fra i nostri fedeli donne e uomini spaesati di questo tempo, che voi quotidianamente sostenete, sono autentici poveri di Dio». 
E,poi,ancora,torna nelle parole di Scola, il simbolo dell’attesa fedele, l’anziano Simeone che, insieme alla profetessa Anna,«cerca il volto di Dio» e vive il mistero grande dell’incontro, «capace di donare la gioia del compimento alla vita e che fa comprendere che la salvezza del Figlio venuto nella carne è per tutti i popoli, coinvolgendo tendenzialmente e interrogando la libertà di ognuno». 
«Si allargano così i confini e si abbattono muri e gli steccati legati alle etnie, alle culture e alle fedi. La luce di Cristo illumina ogni uomo e ci chiama a vivere tutti nella concordia e nella pace, nonostante i retaggi culturali, politici e religiosi», scandisce il Cardinale.  
Non a caso – e l’Arcivescovo lo cita – «nella Bolla di indizione del Giubileo, papa Francesco ci ha ricordato che proprio Gesù è il volto della misericordia del Padre. Il volto che cerchiamo. Il volto che tutti gli uomini cercano – consapevolmente o inconsapevolmente – è ultimamente il volto di Cristo, il Misericordiae Vultus
Da qui una “traduzione” per l’oggi di quell’invito forte ai Consacrati – “Svegliate il mondo” – con cui, sempre il Papa, aveva iniziato questo Anno: «Siate uomini e donne che custodiscono l’incontro tra la ricerca di senso, di significato e di direzione che anima il cuore di ogni persona, e il volto di Cristo. Siate testimoni della ricerca di Dio, non in fuga dal mondo e dalle sue inquietudini, ma come autentici profeti, in Gesù Cristo, dell’uomo nuovo. I Consacrati sono chiamati a vivere questa testimonianza profetica, prima ancora che con le opere, che pur rimangono preziosissime, innanzitutto con la loro stessa forma di vita: essa è testimonianza di un modo tendenzialmente compiuto di vivere l’esistenza quotidiana».
Così – suggerisce ancora Scola – si arriva al cuore della Chiesa, «con una vita obbediente, povera e casta», vissuta in fraternità. 
«Voi siete di fatto al cuore della Chiesa, sia nella sua dimensione universale, sia nella concreta Chiesa particolare. Ma al contempo siete al cuore della vita di ogni uomo e della società del nostro tempo, con il suo profondo travaglio.
La vostra preziosa presenza nella struttura quotidiana dell’azione pastorale della nostra diocesi, le vostre opere di vicinanza alle antiche e nuove povertà, al mondo dell’educazione e della sanità e alla pastorale classica diventano così promozione significativa di vita buona nella nostra società plurale».
«La nostra Diocesi e l’Arcivescovo si stringono intorno a voi in questo giorno con profonda gratitudine, riconoscendo che siete un dono “coessenziale” alla vita della Chiesa e della sua missione nella società ambrosiana. Possiate sentire ogni giorno di più la Chiesa di Ambrogio e di Carlo, di tanti santi antichi e contemporanei, come la vostra Chiesa nella quale siete chiamati ad essere profeti, a farvi prossimo, a portare speranza».
Infine, il dono personale, da parte del Cardinale, della Corona con il suo stemma episcopale, consegnata, al termine della Messa, a ogni Consacrata e Consacrato in un clima di gioiosa condivisione. 

 

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