L’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione con la benedizione del crocifisso di San Carlo restaurato. Una grande festa nel 450° anniversario della parrocchia di San Vittore

di Annamaria BRACCINI

Villa Cortese_crocefisso

La banda musicale, i giovani e i bambini – tantissimi –, la gente che si affolla davanti alla chiesa parata a festa.

Villa Cortese, centro di seimila abitanti a una manciata di chilometri da Legnano, accoglie l’Arcivescovo, con in prima fila, «i suoi parrocchiani più piccoli e più preziosi», i bimbi della scuola materna che nei palloncini colorati hanno messo «le preghiere per lei, per le famiglie, per la nostra parrocchia in questo bel compleanno», come dice il parroco don Maurizio Toia.

I bimbi chiedono chi è l’Arcivescovo: «è il papà di tutta la diocesi, un papà particolare che rappresenta Gesù tra noi. È come il papà vi vuole bene – io veramente assomiglio di più al nonno – anche io ve ne voglio», risponde lui con affettuosa paternità.

Attesa ed emozione – in chiesa ci sono il sindaco, Alberghetti, autorità civili e militari e molte espressioni del forte associazionismo locale – sono i sentimenti palpabili tra la gente che si affolla nella luminosa architettura della Parrocchia dedicata a San Vittore, della quale si festeggia il 450esimo di fondazione, nei giorni della ricorrenza, appunto, di San Vittore. Un anniversario, sottolineato dalla benedizione del crocifisso di San Carlo restaurato e al quale viene destinata una cappella apposita.

«Nel campo che è il mondo – per usare ancora le espressioni dell’indirizzo di saluto iniziale del parroco, cui è accanto il decano di Legnano, don Fabio Viscardi – c’è un minuscolo podere che si chiama Villa Cortese. Ma il seme è stato gettato e ora vogliamo mantenerci come un albero dalle fronde aperte che accoglie chiunque, senza chiedere da che cielo venga. Un albero che vuole diventare nuova casa di Zaccheo che si apre nella gratuità. Il Crocifisso benedetto da san Carlo, che ha accompagnato la Comunità nei secoli, rinnovi la benedizione del suo Santo predecessore a ricordarci il dono di amore di Gesù per noi. Aver pensato a noi con la carezza del Pastore è il dono più bello».

L’antichità e il radicamento della Comunità cristiana di Villa Cortese – per la Messa concelebrano diversi sacerdoti del Decanato di Legnano che il Cardinale incontrerà al termine – si lega all’oggi e al futuro di una realtà viva e articolata, come ricorda più volte l’Arcivescovo, che anzitutto saluta, con una benedizione a uno a uno recandosi presso di loro, i molti malati e anziani che partecipano alla Celebrazione. Alcuni sono accolti nella vicina Casa Famiglia.

Chiare da subito le parole del Cardinale, ispirate al Vangelo del Buon Pastore: «Questo paese è un segno bello per tutta al realtà diocesana. Siamo venuti nel mondo per essere salvati nel Suo nome. In un’esistenza che oltre va a oltre la tragedia della morte, siamo accolti nella casa dalle tante porte aperte che è l’eternità. Questa è la ragione per cui, tutte le domeniche, lasciamo le nostre case e conveniamo in questa che è la casa del Signore. Partecipando di questa salvezza, siamo sciolti, liberati, dallo strano enigma relativo a chi sia l’uomo».

Uomo che, così come il Signore si è sacrificato liberamente per noi, si deve, a propria volta, aprire a un futuro pensato. «Siete una parrocchia molto ricca di attività ecclesiale che segue bene i fondamentali della vita cristiana indipendentemente dal dato della società plurale – i Sacramenti, la condivisione di chi è nel bisogno, la catechesi, la liturgia – e la vostra grande storia continua a influenzare il territorio», nota Scola.

Eppure, «per celebrare questa concretissima vicenda di fede», bisogna fare un passo ulteriore, suggerisce ancora il Cardinale: occorre passare dalla convenzione alla convinzione. «Abbiamo nel cuore il desiderio di un cristianesimo convinto che ci abbracci. Questo cristianesimo che non delude, implica la necessità della testimonianza in ogni ambiente. Ecco il punto: ognuno di noi per passare dalla convenzione alla convinzione deve sentirsi inviato e deve, quindi, comunicare questo dono».

Se viviamo tesi alla santità, riuscita vera del nostro io – si cita «la grande gioia» per la prossima beatificazione di Paolo VI, il 19 ottobre prossimo –, necessariamente comunicheremo la bellezza di Cristo. Questa l’ulteriore indicazione.

È la luce dei testimoni e dei santi, al cui esempio ci si forma guardando al Signore in ogni momento, «non solo in oratorio, ma anche in pizzeria», osserva l’Arcivescovo, rivolgendosi direttamente ai giovani. «Sempre, attraverso le circostanze, anche in quelle tristi o dolorose e in ogni rapporto, Dio viene verso di noi e ci incorpora nell’Eucaristia».

Essere cristiani indica, così, un’appartenenza «che si dilata a tutti essendo più forte di quella della carne e del sangue». Un’appartenenza fissata nella croce di Cristo – in serata l’intera Comunità di Villa Cortese muoverà in processione con il crocifisso di San Carlo – e che si definisce anche attraverso un’educazione all’amore, specie quando questo, in età giovanile, diviene vocazione al matrimonio o alla consacrazione nelle sue diverse forme. «In questa Giornata Mondiale delle Vocazioni pensiamo ai giovani, dobbiamo aiutarli a capire cosa significhi amare. Il nostro mondo ha un disperato bisogno di amore anche se lo vive spesso in modo confuso, contraddittorio e talvolta degenerato. Dobbiamo pregare perché, se qualcuno ha nel cuore l’inclinazione di dedicarsi a Dio, senta la responsabilità di parlarne e di seguire la sua strada».

Poi, è il momento intenso della benedizione del crocifisso ligneo di San Carlo – bellissimo davvero – e dell’offerta dei doni, tra cui un quadro di ampie dimensioni che rappresenta l’Arcivescovo e che rimarrà, per qualche tempo, esposto in San Vittore.

E, infine, prima del saluto corale e dello stringersi, ormai divenuto abituale, attorno al Pastore, ancora un pensiero per la Comunità di Villa Cortese della quale, nel pomeriggio, il Cardinale incontra le famiglie e i ragazzi: «Proseguite nella pratica cristiana, con l’immedesimazione nell’Eucaristia, nella tradizione, con la preghiera, il Rosario e la partecipazione alla Messa feriale, con l’attività missionaria, e l’associazionismo». Qui è attiva una Consulta che raggruppa tutte le realtà del territorio. «In Italia e in Lombardia la società civile è la più ricca d’Europa: come il rinnovamento della comunità cristiana viene dal passaggio dalla convenzione alla convinzione, la rinascita del Paese verrà dalla provincia».

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