Monsignor Carlo Faccendini, Vicario episcopale di Milano, commenta le parole dell’Arcivescovo a oltre 500 preti della Zona I, nel primo degli incontri zonali del Cardinale con i sacerdoti

di Luisa BOVE

Monsignor Carlo Faccendini

Oltre 500 preti di Milano hanno affollato mercoledì scorso l’aula Magna del Collegio San Carlo messa a disposizione per il primo dei sette incontri che si svolgeranno nei prossimi mesi tra il clero delle zone pastorali e l’Arcivescovo. Il tema era “La fede dei ministri ordinati e le sue tentazioni”, con chiaro riferimento alla Lettera pastorale dell’Arcivescovo Alla scoperta del Dio vicino.

Ad aprire i lavori monsignor Carlo Faccendini, Vicario episcopale di Milano, che ha invitato i sacerdoti presenti «a un ascolto vero e a un racconto vero», sapendo che «la fede di un prete si gioca nel concreto dell’esercizio del ministero». Una mattinata nel segno della fraternità, anche se i grandi numeri non hanno certo permesso di raggiungere un tono «più personale e confidenziale» al confronto.

«I primi tre interventi erano preparati», dice monsignor Faccendini, e a parlare sono stati un giovane prete (don Antonio Anastasi), un parroco e decano (don Adelio Brambilla) e un sacerdote malato di Sla (don Mario Monti). «Don Antonio ha detto che l’esperienza del ministero non gli ha risparmiato momenti di oscurità, lotta e fatica – spiega il Vicario episcopale di Milano -, anche se poi ha ritrovato nella fiducia del Signore una grande solidità. Inoltre ha riconosciuto che tra i suoi riferimenti, accanto alla Parola di Dio e agli amici preti, ha goduto della presenza di alcuni laici di valore». Don Adelio invece ha parlato della fede come «conversione» e «rinascita» citando Zaccheo, quindi ha precisato che «la conversione per lui è esperienza di perdono: da chiedere, da dare e da sentire a livello personale». Toccanti le parole di don Mario che «ha raccontato tutta la sua vicenda e ha spiegato come la malattia della Sla non abbia impedito il ministero, anzi, gli ha ridato slancio», spiega Faccendini. «Don Mario sta sperimentando come, pur con qualche difficoltà, si possa essere sacerdoti in maniera serena, felice, piena anche nella malattia».

Da più parti è emerso che i preti, se da una parte vivono il ministero come «responsabilità sulla fede della gente», dall’altra «sono sostenuti dalla testimonianza di fede di queste persone». L’Arcivescovo, che si è detto molto contento dell’incontro con i preti di Milano, «ha consegnato due grandi idee». Riprendendo l’intervento di un prete, che ricordava una consegna di Paolo VI ai sacerdoti ordinati nel 1976, il cardinale Scola ha parlato della necessità «di tenere sempre insieme vocazione, fede e ministero». Se da un lato questo può sembrare qualcosa di «soggettivo», tuttavia diventa «oggettivo» nel momento in cui «la vocazione si consegna all’obbedienza della Chiesa». Il Cardinale ha chiesto ai preti «di interrogarsi su come dare più qualità alla presenza della Chiesa in città», continua Faccendini, e ha pure detto di «non fare grandi progetti, ma di individuare insieme passi concreti perché la proposta di fede della Chiesa raggiunga in città un numero sempre maggiore di persone e sappia intercettare la vita della gente».

Nel corso della mattinata sono intervenuti anche due sacerdoti anziani, ultraottantenni, che hanno parlato dell’esercizio della Riconciliazione che ora svolgono da “pensionati”. «Con commozione hanno raccontato come rimettersi a confessare in modo assiduo ha permesso alla loro fede di guadagnare in qualità, ma anche di vivere una profonda esperienza di paternità e di misericordia».

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