Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione di Dedicazione della nuova chiesa “Pentecoste”: «Che questa sia una grande festa che non deve più essere cancellata dalla nostra vita»

di Annamaria Braccini

pentecoste quarto oggiaro

Una giornata storica per tanta gente e per tutto un quartiere. Non è un’esagerazione definire così la Solennità di Pentecoste 2017 che, a Quarto Oggiaro, periferia difficile, ma impegnata in un cammino di profondo rinnovamento, rimarrà nella storia.
Infatti, dopo molti anni, finalmente la bella e moderna chiesa, intitolata proprio alla Pentecoste, viene consacrata dal cardinale Scola. Lo aveva promesso, l’Arcivescovo, ai fedeli riuniti il 14 giugno 2014 su un prato, dove era stata benedetta la prima pietra dell’edificio, in marmo bianco di Candoglia, donata dalla Fabbrica del Duomo: «Tornerò quando sarà finita e, nella festa di Pentecoste, consacrerò la vostra chiesa».
«Questo edificio è il punto di incontro tra la nostra vita e quella che viene da Dio, la ringraziamo per aver scelto questo giorno, la nostra festa», dice il parroco don Ambrogio Basilico nel suo saluto iniziale, ricordando anche il momento della Visita pastorale feriale per i Decanati “Quarto Oggiaro” e “Cagnola”, svoltasi, significativamente proprio qui, il 15 dicembre 2016.
«Celebriamo oggi un gesto liturgico di grande bellezza e intensità, dedicando questa chiesa perché in essa si possa pregare, adorare Gesù sacramentato, venerare la Vergine e i Santi e confidare le difficoltà, le gioie e le speranze che fanno parte della vita di ogni uomo», dice l’Arcivescovo ai fedeli che gremiscono «questa chiesa straordinariamente semplice e bella».
Un tempio, tuttavia, che pur nello stupore per la moderna bellezza e per la velocità della sua edificazione, deve essere anzitutto «una chiesa viva, anche perché è dedicata alla Pentecoste, la grande Solennità che, con la Pasqua e il Natale, caratterizza in modo profondo la vita cristiana».
«La gioia di oggi si deve trasformare, allora, in responsabilità per la vostra assemblea di pietre vive», avverte l’Arcivescovo.
Il richiamo è alla Liturgia della Parola e al significato dei gesti di Dedicazione da «seguire con la mente e con il cuore perché il nostro modo di partecipare all’Eucaristia diventi sempre più pieno».
Con le parole degli Atti degli Apostoli, nella pagina della discesa dello Spirito, viene, dal Cardinale, una precisa indicazione: «Quando diciamo Spirito, è lo Spirito di Gesù risorto. Lo Spirito è come un vento impetuoso o leggero, che non vediamo, ma del quale possiamo raccogliere i frutti che ci indicano un cammino serio di vita per andare verso le braccia del Padre».
Da qui la consegna: «In un quartiere come il vostro, impegnato in un percorso di cambiamento, con la presenza di nuove famiglie – tanti i bambini e le giovani coppie che partecipano al Rito – questo esige unità, comunione e missione. Dovete essere uniti tra voi e con lo Spirito, padre dell’unità e delle diversità, che sono tutte positive, concorrendo all’unità. Dobbiamo comunicare ciò che di bello ci è accaduto: questa è la testimonianza che non ha bisogno di tante iniziative. Che questa vostra festa del 2017 si fissi bene nella mente. Continuate a raccontarla di generazione in generazione, perché cresca la capacità di seguire l’insegnamento del Papa e dei Vescovi, di sostenere chi è più in difficoltà ed emarginato, perché aumenti la possibilità di aiutarvi l’un l’altro in un discernimento di valutazione cristiana della famiglia, del riposo, del lavoro, del dolore, fino al senso della compagnia definitiva nella Trinità che ci è stata donata. Che questa sia una grande festa che non deve più essere cancellata dalla nostra vita».
Poi, le Litanie dei Santi, la Preghiera di Dedicazione, l’unzione dell’altare e delle pareti della Chiesa, l’incensazione e la copertura dell’altare stesso; le fiammelle accese a quella portata tra le mani dall’Arcivescovo e le luci che illuminano l’aula a simboleggiare la luce di Cristo che accompagna, anche nel nuovo tempio, questa Comunità, nata nel 1984 e a lungo ospitata, per le Celebrazioni, in un ex-asilo comunale.

La nuova chiesa della Pentecoste

Insomma, un momento unico, vissuto attraverso la bellezza della liturgia coniugata con la fede di popolo, in questa nuova chiesa (la sola costruita in città negli ultimi 3 decenni) che si deve al felice progetto dell’architetto vincitore del Concorso internazionale bandito nel 2002 dalla Diocesi, Boris Podrecca (anche lui, con il co-progettista Marco Casteletti, non ha voluto mancare alla Celebrazione).
Un’aula dalle linee rigorose, ma armoniche, caratterizzata dallo scuro del granito del pavimento, dal bianco e dal colore caldo del legno di betulla che si alternano alle pareti, con un effetto bilanciato di luce che arriva fino alle vetrate in alabastro. Così come, suggestivamente, è pure alabastrata la maestosa lastra del Presbiterio su cui, da pochi giorni, è stato posto il Crocifisso dell’artista tedesco Karl Schlamminger, un’opera unica donata dalla Comunità pastorale “Madonna della Cintura” di Cusano Milanino (il parroco don Andrea Ferrarotti concelebra), che riprende la monumentale struttura a croce tridimensionale in ferro dell’esterno.
Bella anche la cappellina che, accanto al Presbiterio, accoglie una riproduzione della Madonnina donata dalla ditta costruttrice, “Colombo” di Lecco. Pieno di significato, poi, il posizionamento, all’interno di una delle pareti di fondo, delle scritte in grandi lettere di acciaio composte per il Padiglione della Santa Sede in Expo, su cui si può leggere in italiano, inglese e portoghese: “Dacci oggi il nostro pane”.

E, alla fine, prima di un lungo applauso e dell’abbraccio affettuoso dei fedeli al Pastore, è ancora lui che conclude. «Ricordiamoci del tragico attacco a Londra, teniamo sempre nella preghiera coloro che perdono la vita in questo modo violento, specie i nostri fratelli cristiani più colpiti come i Copti. Auguro ai giovani di imparare ad amare per fare bene la loro scelta secondo la volontà di Dio, o il matrimonio cristiano o la volontà di darsi interamente al Signore. Il vostro Progetto pastorale, fortemente ancorato alla missione, avrà certamente, in questa chiesa, il suo centro. Le cose attese a lungo sono le più belle».

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