Il Vicario episcopale di Zona monsignor Faccendini presenta l’appuntamento, durante il quale si parlerà della pastorale d’insieme e di Expo 2015

di Luisa BOVE

Monsignor Carlo Faccendini

Preti del Centro storico a confronto. Martedì 27 maggio, dalle 10 alle 12, il cardinale Angelo Scola e il Vicario episcopale di Zona monsignor Carlo Faccendini incontreranno i sacerdoti impegnati nella vita pastorale delle 27 parrocchie del Decanato Centro storico. Saranno ospiti di don Gabriele Ferrari, decano e prefetto, a San Vincenzo in Prato (via Daniele Crespi 6). Due i punti all’ordine del giorno: le prospettive di una pastorale d’insieme e la preparazione in vista dell’Expo 2015 dal punto di vista logistico, artistico e religioso. Ne parliamo con monsignor Faccendini.

Il primo aspetto riguarda quindi la vita pastorale…
Sì, ci interrogheremo sulle prospettive delle realtà parrocchiali del Centro storico di Milano, in questo periodo nel quale si sta andando verso la costituzione delle Comunità pastorali. Ci chiederemo come attuare il principio dell’unità nella pluralità: è la prospettiva di una pastorale di insieme per cui dovremmo definire una linea.

Rispetto all’Expo come pensate di partecipare?
Vedremo come prepararci a questo appuntamento, perché il Cardinale lo ha già chiesto a tutte le parrocchie di Milano e dell’area limitrofa. Ci chiederemo quali opportunità può rappresentare Expo per il Centro storico di Milano dal punto di vista religioso. Certo le parrocchie del centro saranno più coinvolte di altre, sia sui contenuti, sia sull’accoglienza. Questo vorrà dire mettere a disposizione gli ambienti, ma anche le chiese per momenti di preghiera, confessioni, ascolto; come pure far conoscere l’immenso patrimonio artistico di Milano. Questi sono gli aspetti su cui ci confronteremo. Vorremmo lanciare qualche proposta in vista dell’Expo, ma poi mantenerla anche dopo la fine dell’evento.

E cos’altro?
Un tema che sta a cuore al Cardinale è un servizio pastorale più attento a quanti lavorano e studiano nel Centro storico. Si tratterà per esempio di valorizzare la pausa-pranzo tenendo le chiese aperte. Ci sarà da rivedere, in maniera più unitaria, l’apertura di alcune chiese anche la sera e di notte, almeno il venerdì e il sabato. Nelle scorse settimane abbiamo tenuto aperte Sant’Eustorgio e San Lorenzo, ma vorremmo fare più proposte e strutturarle meglio, magari coinvolgendo anche i giovani di altre parrocchie della città e rendendoli protagonisti.

Certo negli ultimi anni la popolazione è molto cambiata…
La popolazione del Centro storico si è molto ridotta, ma al di là dei residenti c’è una grande frequenza di persone che studiano e lavorano. Inoltre c’è anche un numero abbastanza consistente di immigrati nelle portinerie o in altri ambiti.

Le parrocchie nel cuore di Milano dovranno quindi attivarsi…
Dovremo davvero valorizzare questo potenziale di parrocchie e strutture per fare proposte mirate, soprattutto per chi lavora e studia in centro. Ma il segreto per rendere efficaci queste iniziative un po’ di nicchia è di avere alle spalle comunità vive. Un problema segnalato da tanti preti che vivono in parrocchie che si svuotano, soprattutto la domenica. È una difficoltà reale, quella di custodire vive le comunità che hanno avuto anche un passato di grande qualità, ma che ora si stanno impoverendo.

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