Il cardinale Scola ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella parrocchia San Marco Evangelista di Trecella nell’anniversario esatto dei cento anni della consacrazione della chiesa

di Annamaria BRACCINI

San Marco_Trecella Pozzuolo Martesana

«È impressionante giungere in questo bel paese dove si vive ancora a misura di uomo e vedere un tempio così ben curato, ma è ancora più impressionante vedere voi tutti riuniti tanto numerosi intorno all’Eucaristia con piena consapevolezza del gesto con cui Gesù offre la sua vita per noi».

Lo dice il cardinale Scola che, in un pomeriggio pieno di sole, arriva a Trecella, delizioso angolo della zona della Martesana, Tra il verde di una campagna ordinata e l’azzurro intenso del cielo che pare senza confini, la parrocchia di San Marco Evangelista, con il profilo della sua notevole facciata primo novecentesca e l’elegante campanile, accoglie l’Arcivescovo per un anniversario importante: i cento anni della consacrazione della chiesa, avventa con il cardinale Andrea Carlo Ferrari proprio il 10 maggio 1914.

Tutto il paese è in festa con i tre cori della parrocchia, dalle voci bianche agli anziani, riuniti per l’occasione, con i sacerdoti concelebranti del decanato “Melzo” che il Cardinale incontrerà in serata, con don Giuseppe Cardani, 93 anni che ha guidato la Comunità di san Marco per trentasei anni.

Insomma, una gioia di fede condivisa – sul portale d’ingresso sono esposte moltissime fotografie in bianco e nero che documentano la storia della parrocchia e dell’oratorio –, come nota il parroco don Stefano Strada, nel suo saluto iniziale: «È bello ed è emozionante essere qui insieme, come erano qui anche cento anni fa i fedeli di Trecella grazie a questa nuova casa costruita in mezzo alle altre case. Sicuramente questi cento anni hanno fatto ancor più bella questa nostra chiesa, ma ciò che la fa bella, oltre l’aspetto esteriore, sono la liturgia che vi si celebra, i Sacramenti, la gente di ogni età ed estrazione sociale che nella nostra parrocchia si forma all’insegnamento della Chiesa».

Il Cardinale è lieto e commosso – lo sottolinea lui stesso, aprendo al sua omelia – «per essere con voi in questo Vespero per celebrare la più importante delle azioni che un uomo possa compiere, partecipare alla grande opera di salvezza che Gesù ha compiuto per rendere possibile a tutta la famiglia umana e a ciascun uomo un’esistenza piena di significato, di valore, pienamente riuscita».

Così come è pienamente riuscita l’esistenza dei Santi, aggiunge, richiamando l’annuncio, reso pubblico da poche ore, che il 19 ottobre, nel giorno in cui terminerà il Sinodo sulla famiglia, Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI sarà beato. Dall’Epistola di Paolo ai Romani, nasce la prima indicazione: «Invocare il nome del Signore significa mettersi sotto la sua protezione: allora e oggi chi si mette sotto il Suo nome, è salvato».

Il pensiero è per la grande Professio Fidei dell’8 maggio che il Cardinale ripercorre brevemente nelle soste pomeridiane con il Santo Chiodo e nella drammatizzazione in piazza del Duomo.

Al cuore della riflessione dell’Arcivescovo è la testimonianza che lo “Spettacolo della croce” ha offerto alla città.

«Anche questa comunità, questa parrocchia felice di Trecella è l’esito di una testimonianza per cui di generazione in generazione, si è tramandato un modo bello di vivere, di amare, di lavorare, di crescere i figli, di edificare una società giusta e l’amicizia civica. Anche noi, come chi ci ha preceduto, dobbiamo essere consapevoli di questo essere “mandati”. Non si può conoscere Dio fino in fondo la senza comunicarlo».

Da qui, il primo compito: la missione riguarda tutti, «nel proprio ambiente di lavoro, in famiglia, a scuola, in oratorio». Occorre, tuttavia, fare un secondo passo poiché «per portare l’annuncio agli altri, bisogna appartenere a Cristo e la forma di appartenenza più potente sono i Sacramenti. Dunque, tutta la vita si deve snodare a partire dall’Eucaristia domenicale, occasione per una primavera di rapporti nuovi». Abbiamo in comune Gesù, suggerisce Scola, e questa appartenenza deve manifestarsi in ogni forma, anche in quelle associative (qui si sta ripensando la configurazione della Caritas della zona). «Dobbiamo percorre ogni strada che ci porta verso gli altro, a ogni uomo e a ogni donna che incontriamo. Oggi celebriamo la Giornata Mondiale per le Vocazioni – conclude l’Arcivescovo, rivolgendosi ai tantissimi ragazzi presenti –: ognuno deve seguire la propria inclinazione che sarà nel matrimonio o, magari, nel darsi per intero al Signore nella vocazione sacerdotale o religiosa. Ma, per far questo, bisogna educarsi all’amore – un compito fondamentale dei genitori verso i figli – e occorre impararlo giorno dopo giorno».

Un terzo monito, questo, che diventa auspicio: «Che il vostro centenario sia una fioritura nuova». Un anniversario, infatti, che oltre, a un ampio piano di restauri in ogni parte della chiesa, ha visto e vedrà, nei prossimi mesi, molti appuntamenti ed eventi, tra cui, recentissimo, il pellegrinaggio di 270 trecellesi a Roma per l’Udienza con papa Francesco lo scorso 30 aprile, la cui maglietta commemorativa, viene donata al Cardinale.

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