L’Arcivescovo celebrando la Messa in Duomo nella prima domenica di Quaresima ha ricordato l’uccisione di tre figlie da parte della madre. Il commento del Vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla, che il 12 marzo celebrerà una Messa di suffragio per le vittime

di Marcello VILLANI

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Nessuno è rimasto indifferente all’uccisione delle tre bambine di Lecco da parte della madre. Non poteva rimanerlo di sicuro l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, che ha pregato, domenica, in Duomo, appena appresa la tristissima notizia, «per le terribili uccisioni che si ripetono, anche nelle nostre terre ambrosiane, e coinvolgono soprattutto donne e bambini».

E ha esclamato dal pulpito: «Come non avere il cuore trafitto per la tragedia di Lecco? La preghiera ci aiuti a portare il nostro smarrimento e la nostra impotenza non priva di responsabilità”. Nella sua omelia il cardinale Scola ha inoltre spiegato che «la Quaresima ci invita a ricominciare il nostro cammino dietro a Gesù, disponibili a lasciarci rimodellare dalla Sua vivente presenza in mezzo a noi per portare la gioia del Vangelo al mondo». Il Vangelo come salvezza e gioia anche in tragedie come questa, incomprensibili ai più, inspiegabili con le parole degli uomini.

Ma il vicario episcopale della Zona di Lecco, la III, monsignor Maurizio Rolla, ha scritto questa mattina sul quotidiano La Provincia un editoriale molto intenso. Ricco di indicazioni su come affrontare e capire una tragedia di queste dimensioni. Prima definisce la notizia piombata nella sua casa di Castello a Lecco come un «fazzoletto sporco, gonfio di polvere bagnata che chiude la bocca, che taglia e toglie il fiato». Poi il vicario episcopale lecchese riflette: «Penso – a fatica – e scrivo – ancor più a fatica – queste poche righe rovistando nei meandri della mia fede nel Dio di Gesù facendomi accompagnare dallo Spirito Santo che mi è difensore e consolatore quel muro che mi separa dalla speranza, dalla fiducia e dalla misericordia, soprattutto in questi passaggi di… decimo grado superiore, che è sovrastato di enormi cocci di bottiglia che tagliano le mie mani di carta». Monsignor Rolla si mette nei panni della comunità lecchese: «Immagina, devi: la gente a cui questa città appartiene come a me e più di me, guarda e non capisce, si immerge e non capisce. Si continua a interrogare e continua a non capire! Forse – o senza forse – guardiamo nella direzione sbagliata: non sono le nostre strade che dobbiamo immaginare. Ci immergiamo in acque sconosciute: ma non è sul nostro lago che dobbiamo navigare. L’immaginazione, lo sguardo, l’immersione e le domande devono prendere la direzione del Creatore! E ci accorgeremmo che in questa ennesima, terribile vicenda il Dio di Gesù non è né sordo né muto: ascolta e parla. Non è né lontano né distratto: è vicino e ci bacia. Siamo noi, forse, i sordi nei nostri rumori, i muti tra le nostre chiacchiere, i lontani dentro le nostre vie, i distratti sui volti dei nostri cari. Quella mamma e quelle bambine ci stanno ricordando come fa… Dio: ascoltano e parlano ancora, ci toccano e ci baciano sempre».

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