Tenendo la Prolusione all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ambrosiana, l'Arcivescovo ha insistito sul valore antropologico del dialogo tra religioni e visioni culturali differenti

di Annamaria BRACCINI

Accademia Ambrosiana

«Gli squilibri e le tensioni del mondo, i nuovi e antichi fantasmi di guerra, di morte di genocidi, la dignità della persona, specie dei più deboli, che viene calpestata…». Cosa c’entra tutto questo con un atto accademico solenne, in una delle istituzioni culturali di più alto livello nel panorama internazionale degli studi? Molto. A dirlo e a sottolinearlo con chiarezza è l’Arcivescovo di Milano che della Biblioteca Pinacoteca e dell’Accademia Ambrosiana è il Gran Cancelliere.

Il cardinale Scola è all’Ambrosiana e nella sua Prolusione per l’inaugurazione dell’Anno accademico 2014-2015, dedicata a «L’Accademia ambrosiana e il novo Umanesimo a Milano», spiega, con le parole di papa Francesco, che di fronte al dolore del mondo «non possiamo rimanere sordi e ciechi». «La risposta delle donne e degli uomini che si pongono in ascolto di questo grido, sentendosi corresponsabili del futuro dell’umanità e del creato, esige il confronto delle idee, la pazienza dell’analisi, la ricerca instancabile, il saggio rispetto della tradizione, il coraggio dell’innovazione», aggiunge Scola. Da qui il riferimento al presente e al dovere di trasmettere alle nuove generazioni le radici culturali che ci appartengono, pur in un quadro di conoscenza e di confronto anche con le tradizioni multiformi che ci attraversano e condividiamo nell’odierno “villaggio globale”.

«Questo dialogo – così come lo volle e lo immaginò Federico Borromeo, fondando l’Ambrosiana nel 1609 – è antidoto efficace ai rigurgiti di razzismo, islamofobia e antisemitismo, e al risorgere di teorie barbare, fanatiche e disumane, che pretendono di imporre una religione con la violenza», osserva il Cardinale, per il quale «ancora oggi i preziosi manoscritti orientali che il fondatore fece acquistare in Egitto, Iraq, Siria, possono costituire basi solide per coltivare studi coranici, paleografici, talmudici, in collaborazione con studiosi delle Università nel Vicino Oriente».

La preoccupazione, e ben lo si capisce, è per la convivenza mondiale, per quel «nuovo Umanesimo» che anche in Oriente sembra essere ora cercato nuovamente; per un domani a cui la cultura – e dunque l’Ambrosiana, con la sua presenza a livello internazionale – può dare tanto, specie se si considera il grande appuntamento di Expo, ormai alle porte.

Tanto che l’Arcivescovo si congratula per il «dinamismo e la vitalità dell’Ambrosiana», di cui si proclamano poco dopo 23 nuovi Accademici (molti dei quali docenti universitari di grandi atenei stranieri) e per l’avvio della Classe di Studi Africani, che porta a otto le sezioni di studi che costituiscono l’Accademia. Anche la recente revisione degli Statuti, voluta dal Cardinale – nota lui stesso -, va nel senso di un rinnovato impegno vissuto nel solco della tradizione originaria. «Con l’aspetto normativo del nuovo Statuto, accuratamente rivisto ed entrato in vigore da alcuni mesi, l’Accademia è tornata a occupare un posto centrale», dice.

Infine il richiamo è per tutti i Dottori dell’Ambrosiana, gli aggregati, i corrispondenti, il personale dei segretariati e per tante le donne che entrano nei diversi ruoli: perché «almeno con cadenza triennale, possiate prevedere uno o più temi di studio d’interesse comune per più Classi. Pensiamo per esempio a temi di grande rilievo, a volte già presi in considerazione in precedenti Dies Academici, come quelli dell’umanesimo, delle Scritture o della famiglia».

E qui le parole, in riferimento alla questione dell’utero “in affitto”, sono chiarissime: «La cultura non deve rinchiudersi dentro l’alveo nobilissimo della ricerca, ma deve cercare positivamente le strade per parlare a tutta la città, soprattutto sul tema della famiglia e della filiazione, il problema antropologico numero uno del nostro tempo, nel quale rischiamo di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi e non sappiamo dove tutto questo potrà portarci».

Dopo il Cardinale prende la parola il prefetto dell’Ambrosiana e presidente dell’Accademia, monsignor Franco Buzzi che, trattando di «Fede e cultura a servizio della persona», indica la precisa volontà dell’Istituzione di volgersi al contesto internazionale, facendosi portatrice dell’umanesimo integrale chiesto dall’Arcivescovo. «Siamo più che mai sensibili e attenti a tutte quelle voci squisitamente umane che attraversano culture e civiltà. Abbiamo bisogno di un confronto proficuo su quei temi che rendono la vita degna di essere vissuta, contro ogni ottusità del fanatismo. Frasi come “Conosci te stesso”, “Sogno di un’ombra e l’uomo” sono ancora in grado di muovere il nostro cuore», riflette.

Al termine l’Ambrosiana – che intende porre mano alla risistemazione complessiva del proprio Fondo numismatico e delle medaglie – ha fatto dono all’Arcivescovo di sette monete del tempo di Gesù. Infine ha avuto luogo la proclamazione degli Accademici Fondatori della Classe di Studi Africani, degli Accademici della Classe Asiatica e degli Onorari, con l’Assemblea Accademica Generale dei Delegati che ha presentato i programmi dell’anno. Il tutto per andare avanti in un grande orizzonte capace di coniugare l’humanitas dell’uomo del Terzo millennio – che sopravvive e va comunicata – con l’Humilitas borromaica, di fronte alle stringenti sfide di oggi e del futuro.

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