Il Cardinale è tornato all’Esposizione, visitando il Padiglione Zero e quelli dell’Angola, del Kazakistan e del Giappone: «Occorre sforzarsi di capire la cultura che c’è dietro queste strutture»

Scola_Expo_settembre 2015

È iniziata dal Padiglione Zero, venerdì 25 settembre, la visita del cardinale Angelo Scola a Expo Milano 2015. Accolto dal curatore della struttura Davide Rampello, l’Arcivescovo di Milano si è lasciato guidare attraverso le stanze che raccontano idealmente la storia dell’uomo in rapporto a come, dalla sua comparsa, ha modificato la Terra.

È la quinta volta che Scola entra nel sito dell’Esposizione universale. La prima ad aprile, quando l’area era ancora un cantiere chiuso. Le successive, in occasione dell’inaugurazione e di convegni e incontri, a margine dei quali ha avuto l’occasione di visitare il Padiglione della Santa Sede, Palazzo Italia e l’Edicola Caritas. Oggi si è recato nel padiglione dell’Angola dove, al termine della visita, ha annotato sul libro degli ospiti l’apprezzamento per una struttura che «rinnova il senso della “famiglia dei popoli” che tutti ci unisce».

Le tappe successive sono state al padiglione del Kazakistan e del Giappone dove ha dichiarato, appena dopo esserne uscito: «Per le persone la visita a Expo Milano 2015 è una grande occasione di conoscenza (e quindi di crescita e perciò di educazione). Decisivo è impegnarsi a cogliere tutti gli aspetti che mostrano i padiglioni, mettendoli in relazione tra di loro in modo tale da non lasciarli nella frammentarietà».

Uno sforzo necessario, ha aggiunto: «Credo che, se si farà questo passo, Expo potrà rappresentare anche un modello interessante e utile per il futuro di Milano: passare dalla fiera del cibo, dal trascorrere qui una bella serata, al tentativo di capire il tipo di cultura che c’è dietro a ogni padiglione, portandola fino al senso ultimo della questione». Vale per ogni visitatore, vale per i fedeli: «In questo il cristiano si ritrova naturalmente, perché per noi Cristo è il senso ultimo della questione della vita e perciò anche dell’alimentazione e di tutto il resto».

Molte delle strutture di Expo hanno anche un impatto visivo ed emotivo importante, su cui i realizzatori hanno puntato forte: «La parola giusta per definire i padiglioni è “sorpresa” – ha commentato Scola raccontando la propria impressione -. Oggi ho visto il padiglione Zero, quello dell’Angola, del Kazakistan, del Giappone e realmente la sorpresa è l’elemento determinante e decisivo, molto favorito dai new media». Sensazioni a cui poi segue un passo successivo: «È poi necessario – ha esortato – anche accedere al contenuto di tutto questo, che riprende la grande tradizione, la grande storia e fa vedere la potenzialità di unità della famiglia umana. È anche un fattore di costruzione di pace: penso anche all’elemento educativo per tutti i ragazzi e i giovani che passano di qui».

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