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Oratorio estivo

Scola: «Educare i piccoli è il compito
più importante della vita»

Il Cardinale ha visitato, al San Luigi di Gavirate, gli oratori del Decanato di Besozzo. Nel dialogo, prima con i più piccoli e, poi, con gli animatori, l’Arcivescovo ha raccomandato di essere sempre amici del Signore e vicendevolmente

di Annamaria BRACCINI

22 Giugno 2016

Mostrano un video per farsi conoscere e chiedono al Signore di essere accompagnati nella vita.

I 1000 ragazzi degli oratori del Decanato “Besozzo” accolgono così il cardinale Scola nell’oratorio “San Luigi” di Gavirate, città in cui la Comunità pastorale, da sola, conta quattro realtà e un totale di più di 500 presenze giornaliere.

Sotto un sole torrido si canta, si balla, si prega, si ascolta la Parola di Dio nel brano dell’uscita del popolo eletto dalla schiavitù d’Egitto.

«Ci può aiutare a capire perché siamo qui oggi, siamo anche noi un popolo come lo fu quello di Israele che attraversò il deserto affrontando molte prove», spiega l’Arcivescovo che raccomanda di volersi bene e di sostenersi a vicenda. «Siamo una comunità, per il dono del battesimo, e in questo luogo costruiamo quella amicizia che ci permette di conoscere sempre meglio Gesù».

Il richiamo è alla frase di benvenuto, letta da Sara, una delle animatrici – «chiediamo di poter trovare sempre qualcuno che ci accompagni nel nostro cammino della vita» –. «Questa è una delle cose più importanti perché ognuno deve poter contare su qualcuno nei momenti belli e meno».

Da qui l’augurio, ripetuto insieme ai ragazzi: «Voglio imparare che il Signore è il centro della mia vita, perché questo rende più bello tutto. Accompagnami, non lasciarmi».

Dall’aperto, in cui spicca il giallo delle bandane indossate dai piccoli, ma anche da adulti e persino da qualche anziano – «sono bellissime», nota Scola – il dialogo si trasferisce all’interno della struttura per l’incontro con oltre 100 animatori.

Uno di loro, il liceale Fabrizio, domanda «come si può essere testimoni di Gesù anche fuori dall’ambiente dell’oratorio e di fronte a chi è ostile alla Chiesa».

«Pensate a quando Gesù inizia la sua vita pubblica e attira a sé i Discepoli», esemplifica Scola alcuni episodi evangelici. «Pensate alla frase rivolta dal Signore a Giovanni e Andrea, “Venite e vedrete”. In quel momento Cristo fa il testimone del Padre che lo ha mandato. Anche a noi Gesù chiede il coinvolgimento della nostra libertà, offrendo una compagnia intera nella quale vi è il senso di tutto, del nascere, del gioire e del soffrire, del voler costruire autentica giustizia. Nel cerchio del grande amore che il Signore dà, ogni cosa prende un senso nuovo, per il quale tutta la vita è trasfigurata. Non pensate di giocare con Gesù, Lui chiede tutto».

Se, come ripete il Cardinale, «ognuno può comunicare solo ciò che è», occorre allora, «per rompere le barriere chiuse», dire, in ogni momento e ogni azione della giornata, «l’appartenenza totale a Cristo secondo la luce che ci mette nel cuore».

«Siamo entrati in una società che molti intellettuali, per lo sviluppo delle tecnoscienze, definiscono post-cristiani. È, quindi, naturale che tanti vostri amici non vi capiscano, magari attaccando la Chiesa. Ma può essere stimolante, misuratevi e sentitevi chiamati a una testimonianza vera e intera, che dovete vivere voi per primi».

Anche agli animatori, infine, la raccomandazione di «non chiudere gli occhi la sera senza l’Ave Maria» e di iniziare la mattina con il gesto più bello, «il segno della croce in cui è concentrato il cuore della fede. Restate amici permanentemente, avendo verso gli altri uno sguardo buono, perché se siamo qui è perché abbiamo ricevuto un dono».

E prima di lasciare l’oratorio, la breve visita alla mostra a pannelli “I volti della Misericordia”, nata nell’ambito di “Giugno sport”, la ventennale iniziativa della città di Gavirate.

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