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3 giugno

Scola e i vescovi lombardi a Sotto il Monte per San Giovanni XXIII

Nel paese natale del Pontefice appena canonizzato, l’Arcivescovo di Milano, presidente della Cel, presiede una celebrazione eucaristica nel 51° anniversario della morte di Roncalli

di Alberto MANZONI

1 Giugno 2014

Martedì 3 giugno – 51° anniversario della morte di San Giovanni XXIII Papa -, alle 20.30, presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Sotto il Monte Giovanni XXIII, la Diocesi di Bergamo propone una celebrazione eucaristica di ringraziamento a seguito della canonizzazione di Angelo Giuseppe Roncalli, avvenuta il 27 aprile durante il solenne rito presieduto da papa Francesco in Vaticano che ha compreso anche quella di Giovanni Paolo II. Come gesto di comunione, il vescovo Francesco Beschi ha invitato a celebrare tutti i Vescovi lombardi; la Messa sarà presieduta dal metropolita, cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano.

Abbiamo posto qualche domanda al parroco di Sotto il Monte, monsignor Claudio Dolcini, per conoscere il clima che si respira nel paese natale di Roncalli, all’indomani della sua canonizzazione e prima della celebrazione del 3 giugno. Ricordiamo, fra l’altro, che questi eventi seguono l’imposizione della berretta cardinalizia al 98enne vescovo Francesco Loris Capovilla, già segretario di Roncalli, che a Sotto il Monte risiede. «Qui molto spesso si ha l’impressione di trovarci in una piccola Lourdes», dice in modo sommesso e umile monsignor Dolcini.

I vescovi lombardi convergono qui per una Messa di ringraziamento: come vive la sua comunità questo momento?
È ancora molto vivo il ricordo del 27 aprile. Nonostante le nubi minacciose e il temporale del pomeriggio, Sotto il Monte ha visto un numero altissimo di pellegrini, giunti per seguire sui maxischermi allestiti dalla parrocchia la diretta televisiva. Io ero a Roma quel giorno, ma il mio cuore era nella città natale del “Papa buono”; da Piazza San Pietro ero in collegamento con i miei collaboratori per godere un po’ del clima di festa. Clima che non si è affievolito. Ogni giorno giungono qui pullman di pellegrini. La domenica, soprattutto, il paese si trasforma, i gruppi organizzati si aggiungono ai pellegrini singoli o alle famiglie. Ogni domenica è una gran festa di popolo, una manifestazione di fede notevole. Il colpo d’occhio raggiunge il massimo nella Messa del pellegrino alle 16, che si conclude con la processione nel Giardino della pace, la preghiera della supplica a San Giovanni XXIII, il gesto del fiore a Papa Giovanni e la benedizione con la reliquia. Questo momento, introdotto da poco più di un anno, intercetta il bisogno della gente di pregare insieme e di esprimere coralmente la propria devozione. Anch’io, ogni volta che presiedo la Messa del pellegrino, sento la responsabilità di pregare per quanti, in diversa maniera, qui si raccomandano alla sua intercessione.

Ricorda la testimonianza di qualche pellegrino?
Il clima spirituale è intenso e raccolto e l’impressione generale è quella di trovarsi in una piccola Lourdes. Il Giardino della pace e la cripta “Oboedientia et Pax” interpretano bene l’esigenza di silenzio e di preghiera. Ogni tanto prendo il posto degli accompagnatori spirituali o delle guide, e mi diletto nell’accompagnare i fedeli che non appartengono a gruppi organizzati. Ogni volta che termino l’itinerario noto gli occhi inumiditi nel volto di molte persone. È la fede di Papa Giovanni, la sua testimonianza, la semplicità con la quale affrontava ogni giorno la vita, un po’ simile a quella di Santa Teresa di Gesù Bambino. È soprattutto il suo quotidiano abbandono alla Divina Provvidenza, senza rammarico per i fallimenti che accompagnano la vita di ognuno, anche quella dei santi. Papa Giovanni ha la capacità di avvicinare a Dio, e lo noto ogni giorno.

Si sarebbe aspettato di vivere questo momento storico da parroco di questa parrocchia?
Sono fortunato a essere il parroco di questa comunità. Assisto a continui miracoli; in confessionale, soprattutto, ho la grazia di toccare – come ha detto papa Francesco nell’omelia della Canonizzazione – le piaghe sofferenti della Chiesa, nel male subito o provocato, nella sofferenza che attraversa la vita di ogni figlio di Dio. Auguro a chiunque venga qui di arrivarci con il cuore libero e un po’ di tempo. E consiglio a tutti di venire con quell’umiltà che si lascia impressionare dal fascino di Colui che sceglie i piccoli, i poveri, gli ultimi per compiere meraviglie.