Il Cardinale ha presieduto la celebrazione eucaristica per la Comunità pastorale “San Giovanni Battista”. Moltissimi i fedeli presenti, con le autorità civili, nella chiesa di Sant’Eufemia

di Annamaria BRACCINI

scola oggiono 2015

Una bella realtà ecclesiale che “cammina insieme” bene e con buoni risultati da sette anni.
È Comunità Pastorale “San Giovanni Battista”, che riunisce Oggiono, Imberido. Annone di Brianza ed Ello e che il cardinale Scola visita presiedendo l’Eucaristia nella parrocchia di Sant’Eufemia a Oggiono. Il Vicario episcopale della Zona III-Lecco, monsignor Maurizio Rolla, il decano don Giorgio Salati e il responsabile della CP, don Maurizio Mottadelli, con gli altri sacerdoti e i laici danno il benvenuto all’Arcivescovo e a nome di tutti parla appunto don Mottadelli. «La prima fortuna è avere dei sacerdoti che vanno d’accordo e un Consiglio pastorale fondato da gente “sveglia”», nota, aggiungendo che ormai non sarebbe più possibile promuovere iniziative singolarmente e, anzi, parrebbe un passo indietro non camminare, appunto insieme. Come testimonia la presenza massiccia dei fedeli che gremiscono la prepositurale di Sant’Eufemia arricchita dal polittico “L’Assunta tra otto Santi” del grande pittore rinascimentale Marco d’Oggiono, nato qui nel 1470. In prima fila i tre sindaci di Oggiono, Annone ed Ello accanto ad autorità militari e all’intero Consiglio Pastorale.
E, allora, da quella che definisce «una presentazione realista e felice della Comunità» prende avvio anche l’omelia dell’Arcivescovo che fa riferimento, anzitutto, all’Epistola ai Tessalonicesi, «una delle più antiche».
Così come «fede e carità della Comunità di Tessalonica, sono all’origine della consolazione di Paolo», anche il Cardinale si dice felice di poter vedere una Comunità che cresce nella serenità e nella fiducia, pur se non mancano le difficoltà, come ovunque.
Nella terza domenica di Quaresima detta, nel rito ambrosiano, “di Abramo” la figura paradigmatica del grande Patriarca, si fa richiamo a una matura consapevolezza della fede. Dalla lettura della dolorosa pagina del Vangelo di Giovanni al capitolo 8 – «una lunga e drammatica diatriba su cosa sia la fede come radice di libertà» –, arriva,così, nelle parole del Cardinale, una prima indicazione a vivere ogni giorno il battesimo. «Il battesimo è l’incontro personale con Gesù, il momento in cui veniamo incorporati in Cristo stesso, così da formare un solo corpo».
Con il pensiero rivolto alla breve visita, compiuta appena prima della Celebrazione, all’attiguo Battistero romanico di San Giovanni Battista, antico e magnifico, risalente all’XI secolo con lacerti di affreschi del XIII e XIV, l’Arcivescovo scandisce: «È molto importante riscoprire tutta l’attualità del battesimo, tornando pazientemente alla propria storia personale, a quel momento nel quale abbiamo per la prima volta percepito di essere parte intima e profonda di Gesù, centro della nostra vita. Un momento prezioso che rende sempre attuale il nostro battesimo e «permettendo di operare il passaggio da un cristianesimo per convenzione a quello per convinzione, offre la possibilità di una vita ordinata e il riconoscimento del nostro peccato con senso di responsabilità verso Dio e gli altri».
«Riscoprendo il peso di Cristo nella vita di tutti i giorni, portando l’Eucaristia fuori dalla Chiesa nel quotidiano, facendo della famiglia una chiesa domestica, possiamo generare – continua l’Arcivescovo – vita buona per ciascuno di noi e per tutta la Comunità ecclesiale e, con le debite distinzioni, per quella civile, in questa zona che è ancora ricca di una tradizione vera».
Da qui un ultimo richiamo alla necessità che la costruzione della Comunità pastorale consenta il superamento «di una certa staticità che caratterizza le terre ambrosiane e che è responsabile della fatica che i giovani, ma soprattutto le generazione di mezzo, incontrano nel seguire la vita della Chiesa». Una stanchezza che nasce, per Scola, dal non riconoscere più «la bellezza della fede comprovata dalla carità come elemento decisivo per vivere la vita di ogni giorno».
Si è perso, cioè, il senso che amare Cristo sia necessario per vivere bene le relazioni e che Gesù sia il centro affettivo della vita. Di fronte alla grande maggioranza di tali generazioni non contraria, in linea di principio, a Cristo», il compito è, allora, quello di essere “Chiesa in uscita”, come chiede papa Francesco, e propone il cammino della Chiesa ambrosiana con “Il campo è il mondo”. Un «uscire verso i fratelli battezzati e tutti, anche gli uomini di altre religioni come gli stranieri – nella zona il 10% della popolazione è costituito da immigrati – comunicando la bellezza di seguire Gesù», conclude il Cardinale che ricorda di aver ricevuto anni fa il prestigioso riconoscimento intitolato proprio a Marco d’Oggiono.
Infine, prima del saluto affettuoso della Comunità e del pranzo con i sacerdoti del Decanato, ancora una raccomandazione a curare con attenzione i quattro pilastri sottolineati nella Lettera pastorale “Alla scoperta del Dio vicino”, il Sacramento alimentato dalla Parola, la fedeltà nell’insegnamento degli Apostoli per acquisire il pensiero di Cristo e la comunione.
«L’apprendimento culturale è molto importante per sapere come affrontare, alla luce del Vangelo, i mutamenti e i problemi complessi dell’attualità. Non trascuriamo i più deboli, gli “esiti della cultura dello scarto” come li chiama il Papa, i cristiani ee coloro che soffrono il martirio e sono scacciati dalle loro case. Come mi detto il Vescovo ausiliare di Baghdad, la speranza che il cristianesimo sopravviva è sempre più ridotta in quelle terre. Non dimentichiamo anche perché questa situazione tragica potrebbe risvegliare improvvisamente noi europei da un torpore che dura da decenni».

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