L'Arcivescovo ha celebrato in Duomo la veglia missionaria per salutare i nove in procinto di partire per Asia, Africa e America Latina

di Generoso SIMEONE

È un Duomo gremito e gioioso quello che ha accolto l’Arcivescovo e le nove persone della Diocesi di Milano pronte a partire per il mondo come missionari. La veglia di sabato 25 ottobre è cominciata con il suggestivo ingresso, insieme alle nove croci che il cardinale Angelo Scola ha benedetto e poi consegnato a ognuno dei cinque religiosi e dei quattro laici in partenza, di una grossa croce realizzata con il legno delle barche arrivate cariche di profughi a Lampedusa.
La cerimonia è proseguita ricordando le parole pronunciate da Paolo VI nel corso del pellegrinaggio che fece in Asia e Oceania nel 1970. Parole riprese anche dall’arcivescovo nella sua omelia: «Non sarei mai venuto da Roma fino a questo paese estremamente lontano», ha detto Scola riprendendo un discorso di Paolo VI a Manila, «se non fossi fermamente persuaso di due cose fondamentali: la prima, di Cristo; la seconda, della vostra salvezza. Sì, io sento la necessità di annunciarlo, non posso tacerlo. Guai a me se non proclamassi il Vangelo. Io sono mandato da Lui, da Cristo stesso, per questo».
I missionari salutati in Duomo e in procinto di partire sono Silvia Moscatelli (Zambia), Jennifer Pedersoli e Stefano Camossi (Burundi), Priya Brai (Guinea Bissau), Fabio Favata (Hong Kong), suor Daniela Gasparini (Perù), padre Luigi Morell (Sudafrica), Daniela Migotto (Camerun), padre Gianni Villa (Camerun).
La serata è stata animata da molti giovani che hanno fatto risuonare, sotto le volte della cattedrale, musica e canti in italiano, inglese e francese oltre che eseguendo testi e ritmi della tradizione africana. Le panche erano tutte occupate dai gruppi di fedeli che sostengono con la preghiera, le offerte, le visite e il lavoro diretto i vari missionari impegnati in Africa, Asia e America Latina.
Nella sua omelia, Scola ha ricordato anche l’invito di papa Francesco a sentirsi ciascuno un inviato verso le estreme periferie. «Anche noi, come ci ha esortato il pontefice, dobbiamo partire per le vie del mondo», ha detto il Cardinale, «ed essere una chiesa missionaria in uscita. Perché la domanda di salvezza è di tutti e tutti hanno nel cuore il desiderio di durare. Ma solo l’Eterno può rispondere a questo desiderio ed è per questo che i cristiani sono spinti a comunicare il messaggio di Gesù nel mondo. Che poi è quello annunciato nel Vangelo appena letto: Misericordia io voglio e non sacrifici».
Dopo aver ricordato l’impegno dei missionari che hanno dato la vita, come le saveriane recentemente uccise in Burundi, e dei religiosi che sono rientrati dal Camerun perché la situazione si è fatta troppo pericolosa, l’arcivescovo ha approfondito proprio il senso della lettura del Vangelo secondo Matteo fatta durante la veglia. «Gesù andò da Matteo», ha spiegato Scola, «e gli disse semplicemente “Seguimi”. Matteo si alzò e lo seguì. Ecco, anche noi dobbiamo guadagnare la posizione di Matteo: seguire subito il Cristo. Tutti abbiamo il desiderio di cambiare, ma rinviamo continuamente la possibilità di farlo veramente. Le coppie che vorrebbero sposarsi, ma rimandano perché non ritengono di poterselo permettere e iniziano a convivere. Chi ha subito un torto e sente che è giunto il tempo del perdono, ma lo rinvia aspettando il momento in cui capiterà un’occasione. La persona che ha nel cuore di dedicarsi a Dio, ma ritiene di non sentirsi pronta e rinvia… È un male sottile e diffusissimo quello di differire il cambiamento. Ma esso o accade subito quando se ne presenta l’opportunità o non sarà mai più. E così ci si lascia sopraffare dalla noia. Invece dobbiamo comportarci come Matteo. Alzarci e seguire Gesù. I tanti testimoni missionari ce lo ricordano con la loro scelta. E allora alziamoci subito e seguiamo Gesù. Così vinceremo l’epidemia del nostro tempo, denunciata già da Paolo VI, e cioè la frattura tra fede e vita».

La missione comincia dalla strada

Nel pomeriggio, alla Loggia dei mercanti, a pochi passi da piazza del Duomo, più di venti stand di associazioni missionarie hanno avuto la possibilità di presentare le proprie attività alla città. Per diverse ore, e fino a poco prima della veglia, i missionari, i laici e i volontari hanno incuriosito i passanti anche con canti e balli che hanno coinvolto i milanesi e i turisti di passaggio. Il momento clou è stato quello del flashmob, quando circa 40 giovani hanno improvvisamente iniziato a danzare sulle note di Best day of my life cogliendo di sorpresa e divertendo chi si è trovato lì in quel momento. L’iniziativa è stata organizzata da Missiogiovani.
«Il senso di questa giornata», ha spiegato Mattia Longoni, laico missionario della Consolata e coordinatore di tutto l’evento, “è annunciare la gioia del Vangelo in forme diverse e spontanee. La missione comincia dalla strada e noi siamo qui”. Tra i vari stand, curiosità per il progetto dell’associazione Combinazione che raccoglie abiti da sposa usati per metterli a disposizione, a noleggio, di chi non riesce a permettersi un vestito e per il quiz proposto dai volontari di Amimondo di Caritas Ambrosiana sui problemi della fame nel mondo.

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