Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione eucaristica nella Festa di Cristo Re dell’Universo, a cui hanno partecipato moltissimi associati della Coldiretti della Lombardia. «Il vostro compito è decisivo e insostituibile», ha detto l’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

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Nella festa liturgica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, ultima domenica dell’Anno liturgico ambrosiano, il cardinale Scola presiede in Duomo la Celebrazione eucaristica cui partecipano un gran numero di associati alla Coldiretti della Lombardia, con il presidente della Federazione provinciale di Milano, Lodi e Monza Brianza, Alessandro Rota. Concelebra il consigliere ecclesiastico provinciale don Walter Magnoni. Dal Messaggio della Commissione CEI per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace in occasione della 66ª Giornata nazionale del Ringraziamento, si avvia la riflessione dell’Arcivescovo: «Nella fertilità della terra, che ci dà di che vivere, lo sguardo credente scorge una espressione forte dell’affezione forte di Dio per le sue creature, dice il Messaggio per la Giornata che voi avete voluto significativamente inserire nell’Anno straordinario della Misericordia. È questo un segno di speranza per la Chiesa e anche per la società intera. L’attaccamento alla terra, ai suoi frutti, al lavoro genuino e ben fatto è un bene per tutte le donne e gli uomini di Lombardia che giustamente voi difendete dalla velenosa pratica della contraffazione».  
«La grande storia della Coldiretti, il vostro passato e il presente domandano di rendere sempre più vere queste parole e di non illudersi che gli avanzamenti tecnici e finanziari possono garantire la verità del vostro associarvi». 
Il richiamo è al significato della Festa di Cristo Re, introdotta da Pio XI nel 1925 e forse suggeritagli dalla progressiva emarginazione di Cristo dalla vita umana e dall’affacciarsi del totalitario in Italia e in Europa. Festa, nota Scola, «che non ha nulla di trionfalistico, né si colora di una contrapposizione polemica, anche se che può sembrare strana a noi uomini contemporanei, amanti di una libertà sbrigliata, che non vogliamo mai dipendere da niente e da nessuno se non da noi stessi». 
Un essere “re” del Signore che definisce, invece, la manifestazione suprema di una signoria sul mondo proveniente paradossalmente dalla Croce. «Il vertice della regalità di Cristo, volto della Misericordia infinita del Padre è, infatti, il suo morire. Per questo avete oggi passato la porta della Misericordia. Egli è, dunque, re nell’abbassamento per questa solidarietà, il suo regnare è servire, il suo potere è l’impotenza d’amore del Crocifisso, egli è sceso nelle più basse e miserabili condizioni umane per salvarle». 
Se il Signore dona se stesso gratuitamente, si fa, allora, chiara la necessità, da parte di ognuno, di coinvolgersi con tale sacrificio e di farlo attraverso la logica espressa nella fondamentale pagina di Matteo 25, appena proclamata – «importantissima perché ci  dice ciò su cui saremo giudicati alla fine» – e di cui l’Arcivescovo evidenzia due tratti.
«Il primo: tutto ciò che facciamo o meno al più piccolo dei nostri fratelli viene fatto o non fatto a Gesù stesso, che realizza così un intreccio profondo tra amare Dio e amare il prossimo». Poi, un secondo motivo relativo alla «separazione tra chi ha accettato o rifiutato la Misericordia. Infatti, in quel momento, la nostra intera vita sarà misurata sull’esercizio della misericordia». 
Per questo noi tutti – suggerisce Scola – «essendo membra di un unico corpo, dobbiamo esserlo in modo consapevole con quotidiana e autentica responsabilità». 
Da qui l’auspicio: «Mi sembra che la preziosa azione della Coldiretti si iscriva in tale consapevolezza. Siete ancora una delle realtà più robuste che fanno riferimento allo spirito cattolico e su di voi pesa, pertanto, non soltanto una responsabilità ecclesiale, ma anche una indisgiungibile, seppure con le debite distinzioni, responsabilità civile. Bisogna che questa Festa sia, fino in fondo, un’occasione di ripresa della quale ha bisogno tutta la società europea profondamente malata di un individualismo e di un autoisolamento che rendono precaria la sua ricchezza e le sue grandi scoperte scientifiche. Ne hanno bisogno il nostro Paese, in cui la politica ha perso le modalità adeguate di rappresentanza e che deve ritrovarle attraverso i Corpi intermedi, e la nostra realtà milanese attuale che dà qualche segno di risveglio ma che non giungerà a una effettiva rinascita, se non accoglierà il senso del vivere che, per noi cristiani, è la fede da portare ogni giorno nelle famiglie e nella società». 
Come scrive papa Francesco Santo Padre nella “Laudato si’”, che il Cardinale cita,  occorre, insomma, “coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette” perché “in questo modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita anzitutto dei più poveri con un senso di solidarietà che è insieme consapevolezza di abitare nella Casa comune che Dio ci ha affidato”. Non caso i doni portati all’altare – diversi cesti colmi di frutta, verdura, formaggi e altre eccellenze alimentari della terre lombarde, vengono destinate dall’Arcivescovo ai più poveri della Diocesi «come segno di fattiva solidarietà». 
Infine, l’augurio: «Continuate a svolgere con  sempre maggiore slancio il vostro lavoro che è decisivo e insostituibile, nel suo senso profondo e nei suoi aspetti pratici, sia per la comunità Cristiana che per tutta la famiglia umana».

 

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