Presiedendo la Celebrazione eucaristica nel Presidio psichiatrico “Corberi” di Limbiate, il Cardinale, dopo aver visitato alcuni reparti, ha festeggiato con molti ospiti, con i familiari e il personale i cento anni della chiesa

di Annamaria BRACCINI

scola limbiate corberi 2015

«Vivo con commozione la visita in questo luogo di pietre vive nel quale possiamo essere aiutati a ascoltare ciò che la Chiesa vuole insegnare alla nostra vita con le Scritture attraverso le quali è Gesù stesso che ci parla. Lui è vivo in mezzo a noi, il Maestro è qui e ti chiama».

Il cardinale Scola nel primo giorno di primavera arriva al “Corberi” uno degli unici tre presidi simili di riabilitazione psichiatrica presenti sul territorio nazionale. Siamo a Limbiate e la struttura e il parco circostante, entrambi assai ben tenuti, coprono più di undicimila metri quadri.

L’occasione è attesa, ci sono i sindaco Raffaele De Luca, il direttore generale della ASL Monza-Brianza (cui il “Corberi” appartiene), Matteo Stocco, il Vicario episcopale di Zona VII, monsignor Piero Cresseri, i cinque sacerdoti di Limbiate, tra cui il decano don Angelo Gornati. Ad accogliere l’Arcivescovo, però, ci sono soprattutto loro, gli ospiti, i parenti, il personale con il diacono permanente Cesare Bidinotto, che da ben dieci anni segue spiritualmente – ormai amatissimo – la Comunità composta da 138 malati tutti adulti, molti anziani, (35 non hanno più una famiglia anche perché alcuni sono stati abbandonati al loro destino da bambini), cui si aggiungono ventidue “esterni” (anche minori) seguiti in regime di day hospital. 162 gli operatori sanitari dipendenti dall’ASL, operativi in questa realtà bella nonostante la gravità delle patologie che si curano e si assistono in quello he era il reparto pediatrico dell’ospedale psichiatrico “Mombello”.

E, appena giunge, il Cardinale dopo aver visitato la piccola mostra fotografica che ripercorre questa storia e i cento anni della chiesetta del Sacro Cuore all’interno della struttura, dove presiede la Celebrazione eucaristica tra moltissima gente appunto, è tra i reparti del “Secondo ospedaliero”, tra tanto dolore, ma anche sorrisi, scatti fotografici, piccole e ingenue battute di spirito dei degenti. Ci sono anche molti della ventina di seminaristi del Biennio di Teologia che, a turno, si recano al “Corberi” e, poi, i volontari, i medici, chi ha responsabilità amministrativa.

Ed è proprio il diacono Bidinotto, nel suo saluto che apre l’Eucaristia vigiliare, a dire: «Tra tante sofferenze e grazie, chiediamo il dono del discernimento per chi ha responsabilità di gestione, il dono della consolazione per i familiari dei nostri ospiti, il dono della pazienza per gli operatori, il dono della perseveranza per i volontari, e per lei, Eminenza, il dono della fortezza nell’esercizio del suo ministero».

E, allora, è il Cardinale a parlare di gratitudine per coloro «che ascoltano e condividono il cammino di questi ospiti da noi tanto amati perché di loro tanto abbiamo bisogno».

Il pensiero è, nella quinta domenica dell’Avvento ambrosiano, al Vangelo di Giovanni che narra la risurrezione di Lazzaro. «L’insegnamento è fondato sulla fede, sul credere, anche se la fede di Marta e di Maria, come la nostra, si vena di dubbio. Eppure – dice l’Arcivescovo – in tutte le circostanze, nei rapporti, favorevoli o sfavorevoli, dobbiamo accettare ciò che accade. Anche noi, nel quotidiano, coinvolti nella vita degli affetti, nel lavoro – penso al lavoro così delicato e creativo di quanti qui collaborano – rischiamo di dimenticare la vicinanza e l’accoglienza di Dio e releghiamo Gesù alle nostre spalle. È come se la nostra vita si giocasse senza un riferimento esplicito. Tra questi nostri amici, ripartendo dalla sofferenza, da questa forma estrema di povertà, impariamo la condivisione. Non esiste esperienza di amore che, per quanto dolore possa comportare, non sia anche un’esperienza di letizia».

Pensiamo con il pensiero di Cristo? Sappiamo vivere ogni giorno? Ci chiediamo cosa sia il dolore, la morte, cosa significhi amare, cosa voglia dire difendere la vita dal suo concepimento fino al suo ultimo soffio? Crediamo nella vita dopo la morte? Sappiamo impegnarci nei Corpi intermedi, nella costruzione della società giusta, in una politica attenta? Questi gli interrogativi che l’Arcivescovo pone.

La risposta è quel cambiamento nel profondo che è cammino e, insieme, impegno privilegiato nel tempo quaresimale. «Conversione dello sguardo, della mente e del cuore: quanto ne abbiamo bisogno», scandisce Scola. «Non so se all’Europa verrà risparmiato il martirio, ma anche da questo luogo dobbiamo guardare di più alla nostra responsabilità di cristiani e di cittadini».

Poi, la festa, il dono del libro che narra la storia della Chiesa e un’offerta per il Fondo Famiglia-Lavoro «frutto di nostre piccole rinunce», come dice il diacono Bidinotto che ha accanto alcuni ospiti adulti che hanno fatto da chierichetti e un giovane “virtuoso” – bravissimo – suonatore di armonica a bocca, circondato, sull’altare, dagli applausi di una Comunità serena.

Nonostante tutto si può.

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