Il cardinale Scola, nella giornata dedicata ai giovani della Diocesi che parteciperanno alla prossima Gmg di Cracovia, ha accompagnato, con loro, la croce dal Castello Sforzesco in Duomo e ha presieduto la Veglia per la consegna del Mandato. «Un gesto bello da proporre a tutti»

di Annamaria BRACCINI

gmg cracovia consegna mandato 2016

«A Cracovia andiamo insieme, seguendo la Croce, perché una vita che coniuga verità e amore nella libertà prende tutta un’altra dimensione: ditelo a tutti». 
Le parole del cardinale Scola, rivolte ai 4000 ragazzi che, in Duomo, lo ascoltano – ma l’impressione è che siano molti di più –  sono come il sigillo di ore intense, vissute con il pensiero e il cuore già rivolti alla XXXI Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Cracovia dal 26 al 31 luglio, con il titolo “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. 
E, appunto, le opere di misericordia sono quelle che ispirano questo giorno atteso da tutti i giovani che si recheranno in Polonia e nel quale molti di loro hanno fatto esperienza di volontariato nelle carceri e in luoghi di accoglienza e carità. 
E tutto per arrivare nel grande cortile delle Armi del Castello Sforzesco, da dove, con la croce della Gmg e accompagnati dall’Arcivescovo, circa 1500 ragazze e ragazzi raggiungono il Duomo, varcando come altre migliaia di coetanei la Porta Santa. 
È, infatti, questa spoglia croce in legno, emblema di ogni Giornata Mondiale – copia identica di quella autentica, ma la firma di papa Francesco è vera – a essere portata a braccia: croce carissima dal 1984 ormai a molte diverse generazioni di cristiani, «dalla cui forza sono scaturite cambiamenti e conversioni».  
«Compiamo quanto gesto che è un simbolo in una società plurale in cui incroceremo migliaia di persone. Magari qualcuno ci tirerà qualche insulto – può capitare, è successo anche a Gesù –, ma noi dobbiamo fare la nostra proposta di verità, in silenzio assoluto. Ricordatevi che la croce parla da sola, chiediamo di aprirci al Signore domandando quella misericordia di cui abbiamo tanto bisogno», dice il Cardinale prima dell’avvio della Processione. Ma sarebbe meglio definirla una camminata, effettivamente compiuta in silenzio, pur nel rumore e nell’affollamento del sabato pomeriggio in una delle direttrici più frequentate di Milano, che, in linea retta, porta dal Castello alla Cattedrale. Gesto semplice e di impatto immediato, tanto che al passaggio qualcuno si inginocchia e molti interrompono di ciò che stanno facendo. 
L’arrivo in Duomo è festoso, nonostante gli immancabili e necessari controlli, e tra le navate ci si prepara ascoltando le testimonianze di martiri e santi e confessandosi: circa settanta sacerdoti, in ogni angolo, sono a disposizione. Tra loro, a sorpresa, anche l’Arcivescovo. 
Il colpo d’occhio è, insieme, coinvolgente e bellissimo, cosi come tutto l’andamento della Veglia presieduta dal Cardinale , cui sono accanto i vescovi Delpini e Martinelli, i responsabili dei Settori della Pastorale Giovanile, don Tremolada e don Marelli, il rettore del Seminario, monsignor Di Tolve e l’assistente dei Giovani di Azione Cattolica, don Ciotti. Si pone la croce sull’altare maggiore, si ascoltano le voci dei ragazzi che hanno preso parte ai gesti di misericordia, si adora, si ascolta la Parola di Dio in una logica vocazionale e di conversione. Don Marco, 41 anni, da Caponago, che diventerà prete l’11 giugno prossimo, racconta, infatti, la sua vocazione nata dall’incontro con «il volto misericordioso del Padre per cui mi resi conto improvvisamente che nulla sarebbe stato più come prima». 
Studiava ingegneria Marco: «Come lasciare il desiderio di formare una famiglia, per un salto nel buio? Eppure il 100% della vita era dietro l’angolo e le Giornate Mondiali della Gioventù mi fecero capire che non ero solo. Appena entrato in Seminario seppi che quella gioia era vera», spiega emozionato.  
«La parola più semplice e diretta che mi sgorga nel cuore è “grazie”. Voglio dirvi grazie per la testimonianza che avete dato all’Arcivescovo, per il modo in cui vi siete accostati al Sacramento della riconciliazione, consapevoli dell’indulgenza, ossia della liberazione in profondo dalla colpa, che si ottiene attraverso l’assoluzione, ma anche dal peso che il peccato lascia dentro, un peso fastidioso che ottunde e che solo la superficialità può non fare avvertire», dice l’Arcivescovo nell’omelia. 
«Avete ottenuto la liberazione dalla pena temporale che fa ritrovare l’energia per sapere amare, certo, in un modo affettivo, ma anche effettivo. E lo avete fatto con semplicità, seguendo la croce nel pieno centro della metropoli, in un sabato pomeriggio, tra moltissimi cittadini e stranieri, esponendovi in silenzio all’ insulto leggero di qualcuno, ma anche al gesto bello di gente inginocchiata che faceva il segno di croce».
Chiaro il senso: «Avete voluto dire che, anche in una società plurale, seguire e amare Gesù è una grande risorsa, nel rispetto di tutti, delle altre religioni e di chi crede di non credere». 
Il richiamo è alle parole di Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce,  «Non accettate nulla come verità che sia privo di amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità» : «rileggetele più volte, hanno bisogno di immedesimazione»: 
proprio perché, «tra la verità è l’amore c’è un nesso inscindibile. Nessuno può ridurre la verità che domanda commozione e amore. Ecco perché tanti rompono legami amorosi che ritenevano, all’inizio, fondamentali, perché non sanno compiere il tragitto dall’affezione all’amore effettivo che mette davanti a sé l’altro in quanto altro. Per tenere insieme questi due fattori  bisogna giocarsi, fare un passo come quello di stasera, produrre un gesto. Libertà e amore si coniugano, così la vita prende tutta un’altra dimensione, quella della fraternità nella società che necessita di maggiore amicizia civica, nella Comunità cristiana vera, nei nostri oratori, associazioni. I gruppi non bastano, bisogna fare un’esperienza di appartenenza autentica che passi attraverso la Chiesa. Per questo abbiamo chiesto perdono dei nostri peccati, peregrinando per le vie della città, anticipo del grande pellegrinaggio a Cracovia dove ci diamo, fin d’ora, appuntamento». 
«La libertà e il cuore si giocano nei rapporti e su questo saremo giudicati, a partire dalla capacità di investire ogni rapporto secondo verità è amore. Non c’è atto umano che possa sfuggire a ciò: se c’è sacrificio, c’è la gioia. Impariamo a vivere il rapporto verità e amore secondo il pensiero di Gesù». 
L’appuntamento – Scola ripete ben tre volte la parola “insieme” – è a Cracovia: «Diciamolo, perché questa proposta è comunicabile a tutti,  al massimo vi diranno di no. Affidiamo alla Madonnina questo cuore inquieto che non si accontenta. La gente che si accontenta e non rischia per la verità, non sa ancora cosa è la vita. Senza libertà, non c’è passione, non c’è gioia». 
Poi, la celebrazione del Mandato attraverso una croce (quella della Gmg in scala), consegnata ai 130 capigruppo dei pellegrini ambrosiani, per ora i più numerosi iscrittisi alla Giornata. Infine, il saluto affettuoso con l’Arcivescovo che, tra strette di mani e immancabili selfies,  percorre l’intera navata centrale.   

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