L’Arcivescovo alla presa di possesso delle nuove comunità: «Siamo mandati a proporre la Chiesa, non noi stessi. Sapere di essere a servizio della gloria di Dio aiuta a vincere la sfiducia e a superare le difficoltà»

di Annamaria BRACCINI

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Bisogna vivere questo momento con un amore capace di sacrificio sull’esempio di quello di Cristo. Lo dice il cardinale Scola rivolgendosi direttamente ai dieci sacerdoti – cui si aggiungono due consacrate e un laico responsabile di oratorio – durante la breve riflessione che propone loro nella Cappella arcivescovile, presiedendo la celebrazione della Parola per l’immissione nell’ufficio di parroco e per l’avvio ufficiale di una Comunità pastorale. Per il rito, il primo del 2015 – presente anche il vicario generale, monsignor Delpini -, si prega, si ascolta la Parola di Dio, si compiono gli atti previsti dal Diritto canonico, tra cui il giuramento di fedeltà nell’assumere il nuovo incarico. Nasce ufficialmente la Comunità pastorale Santi Gottardo e Giovanni Paolo II in Varese.

L’Arcivescovo prende avvio dalla lettura del profeta Geremia e dal Vangelo di Giovanni, nella celebre pagina del buon Pastore: «Come in tutte le circostanze della vita, anche di questa che stiamo celebrando è possibile compiere una lettura ambivalente, non capace di lasciare arrivare al nostro cuore tutto il significato del gesto che compiamo e di comunicarlo, quindi, al popolo a cui siamo mandati. Occorre leggere questo gesto non solo in maniera formalistica, ma in una chiave ecclesiologica e antropologica più profonda e interrogarsi sul peso che comporta il cambiamento e come esso mette in moto la libertà di ciascuno». E questo, nota ancora il Cardinale, ai fini «del bene essere della nostra amata Chiesa ambrosiana e di quello personale».

Da qui una prima raccomandazione, di fronte all’innegabile fatica che ogni mutamento comporta: «Non fatevi assorbire dalle prime necessità di presa conoscenza delle comunità dove arrivate. Il punto centrale deve rimanere quello che ricaviamo dalla liturgia di oggi, che parla della posizione del cuore davanti all’iniziativa di Dio. Non lasciate passare queste giornate senza la preghiera mattutina: il dialogo personale e intimo con Gesù, la Vergine e i Santi, porti alla scoperta del Pastore-padre da sperimentare all’interno di una relazione buona con Dio, con gli altri e quindi con noi stessi». Alcuni preti «sono sfiduciati – non si nasconde Scola -, ma sarebbe molto grave e negativo affrontare con questi sentimenti ciò che ci accade».

Come liberarsi, tuttavia, da una tale sfiducia? Con la consapevolezza, suggerisce l’Arcivescovo, «di essere presi a servizio per la gloria di Dio e del popolo di Dio di cui si è ministri. Amiamo la nostra Chiesa di Milano, in tutta la sua configurazione, nella pluriformità che la costituisce, ma tendendo al suo fondamento unitario e affrontando tutto questo con un amore che somigli a quello di Cristo. Gesù mette in campo un amore che giunge alla rinuncia e così bisogna leggere anche la ferita del distacco da comunità magari servite per anni o le situazioni difficili che non mancano mai».

L’auspicio finale si fa monito e consegna: «Il vostro sia non un amore sentimentale che esagera il peso delle relazioni in senso psicologico, ma un amore cristico. Si deve essere consapevoli che siamo mandati proponendo la Chiesa e non noi stessi. Sappiate che il Cardinale e il Vicario generale vi sono vicini. Preghiamo la Madonna perché il vostro cammino sia buono, il passo sia leggero, per far crescere la bellezza è la verità del nostro essere seguaci di Gesù».

Poi, dopo la Professione di fede, il Giuramento di fedeltà nell’assumere l’ufficio da esercitare a nome della Chiesa – nel quale i parroci e responsabili di Comunità pastorali hanno posto le mani sul Vangelo, invocando l’aiuto del Signore – e la lettura del Decreto di immissione in possesso. Infine il momento conviviale, al quale il Cardinale stesso non ha voluto mancare.

 

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