Il Cardinale nella Festa della Santa Famiglia ha presieduto la Celebrazione eucaristica a Sala al Barro, frazione di Galbiate presso Lecco. «Siete fortunati e avete la responsabilità di testimoniare la ripresa della vita cristiana», ha raccomandato l’Arcivescovo alla Comunità riunita

di Annamaria BRACCINI

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Una comunità vivace, attenta all’educazione con la scuola materna e l’oratorio (da ristrutturare e che lo saranno presto), impegnata nella carità, inserita intorno alla sua chiesa in un ambiente naturale di delicata bellezza tutta lombarda e di fede radicata e solida tipica del Lecchese. 
Sala al Barro, piccola frazione di Galbiate, circa 2000 anime, nel Decanato di Oggiono, comunica questo mentre i fedeli attendono il cardinale Scola che, per la prima volta come arcivescovo di Milano, giunge in paese per presiedere la Celebrazione eucaristica domenicale. Nella parrocchiale “Beata Vergine” gremita, facente parte della Comunità Pastorale “Santa Maria in Monte Barro”, ci sono tutti: il sindaco di Galbiate, con la Giunta e il Gonfalone posto in altare, i rappresenti del Consiglio Pastorale e dell’associazionismo, i chierichetti e gli anziani, i giovani e i sacerdoti: i ben 5 nativi di Sala, cui si aggiunge un diacono che diventerà prete a giugno, ordinati negli ultimi 25 anni. Tra loro anche il segretario del Cardinale, don Luciano Capra e don Enrico Castagna, pro-rettore del Biennio Teologico del Seminario di Vengono   
A dare il benvenuto è don Erasmo Rebecchi, da poco responsabile della CP, cui è accanto anche il sacerdote residente nella parrocchia, don Arnaldo Zuccotti.  
Il saluto del Cardinale, dopo i tradizionali Dodici Kyrie ambrosiani e la curata liturgia della Parola, anche il Vangelo è cantato, è affettuoso e rivolto a ognuno. Ricorda l’Arcivescovo luoghi a lui familiari. «Il vostro gradito invito mi riporta in questa chiesa dopo circa 45 anni, quando ebbi l’occasione di celebrare qui il matrimonio di un mio cugino. La Comunità Pastorale di Galbiate mi ricorda la giovinezza con il monte Barro che era meta delle mie escursioni da ragazzo», spiega, ringraziando in modo particolare «don Luciano, mio collaboratore stretto a cui devo molto». 
Poi, il riferimento è alla Festa liturgica della Santa Famiglia e alla realtà della Comunità: «Occorre allargare le proprie prospettive per andare incontro alle esigenze di un mondo che sta cambiano rapidamente. I 5 sacerdoti nati in paese e il diacono parlano di una Comunità piccola, ma feconda».
«Paolo VI, in Terra Santa, nel 1964 a Nazareth, ebbe parole bellissime sulla Santa Famiglia che è il modello per la vita di tutte le famiglie: a tale modello dobbiamo tendere non solo per nutrire bene la nostra Chiesa e perché la società civile tragga beneficio di questa cellula primaria, ma perché ognuno ha bisogno della famiglia fatta dall’unione tra un uomo e una donna fedele e aperta alla vita. Molti di noi sanno il valore di una famiglia così concepita per averla sperimentata in maniera diretta nelle nostre case». 
La domanda che nasce è quale sia «il posto di Gesù della nostra vita e se vi sia la consapevolezza della «precedenza di Dio che si dona a noi dal concepimento fino al termine naturale della vita e che dobbiamo rispettare». 
Da qui una prima indicazione: «Iniziamo la nostra giornata con un Segno di croce in cui si afferma uno dei misteri principali della vita, ossia l’amore tenero di Dio da parte della Trinità che ci abbraccia, amore donato nella morte atroce di Gesù per la nostra salvezza? Consegniamo, così, l’intera nostra giornata e la concludiamo con un’Ave Maria, affidandoci alla madre di Gesù?». 
Torna – nelle parole di Scola – il richiamo alla famiglia, espresso attraverso i sentimenti descritti da Paolo nella Lettera ai Colossesi: tenerezza e umiltà, mansuetudine e magnanimità. Sentimenti rari oggi anche all’interno dei nuclei familiari e nel rapporto coniugale. «La fatica dei nostri giovani a scegliere la strada di un amore per sempre nel matrimonio, è legata alla paura di una scelta per tutta la vita  e all’incapacità di perdono. Si deve, invece, rispettandosi, mostrare a tutti la bellezza e la verità di questo vincolo affettivo senza il quale non si diventa uomini e donne mature. Occorre praticare il dono della famiglia, avendo capacità di sopportazione e perdonando». 
In questo modo la famiglia diventa «orientamento stabile per la vita». «Dobbiamo dirlo quando c’è la scelta della convivenza. Bisogna guardare ai nostri ragazzi nelle famiglie ferite, con occhi pieni di amore». Questa è la testimonianza da portare «senza temere o lasciarsi schiacciare dalle ferite, che anche nel legame familiare si presentano, ma essendo chiari nel giudizio e offrendo ai nostri giovani il tempo di evolvere quando è necessario», suggerisce il Cardinale.. «La vita è fatta di gioie e di dolori, ma se questi sono offerti, messi sotto il manto della Vergine, anche la fatica e la prova diventano una strada per capire meglio la realtà del dolore stesso». 
L’augurio è di saper «stare dentro la realtà della famiglia che oggi è assolutamente decisiva, anche per tante persone provate, perché l’aspetto  affettivo è fondamentale». 
E, alla fine, c’è ancora tempo per qualche consegna in più da lasciare a una Comunità definita fortunata, ripensando – come fa l’Arcivescovo – a Rozzano in cui si è aperta la Visita pastorale appena due giorni prima. «Rispetto a Rozzano, dove ho visto casermoni e una comunità provata, avete un paese felice. Vi assicuro che vivere qui fa la differenza: siete in un piccolo paradiso con una vita a misura di uomo e questo vi obbliga a essere testimoni di una ripresa della vita cristiana, fedele all’Eucaristia, alla preghiera, alla condivisione, al giudicare la realtà secondo il pensiero di Cristo, accettando il mutamento in atto». Testimonianza che la CP dimostra subito consegnando una propria offerta al Fondo “Diamo lavoro” in ricordo della presenza del Cardinale. 
La preoccupazione è soprattutto per le giovani generazioni, perché, insieme a genitori e adulti, cerchino di capire la vocazione personale, preparandosi bene alla scelta sia del matrimonio sia, se si è chiamati, della consacrazione al Signore. «Bisogna farlo fin dall’oratorio e dall’adolescenza, perché, oggi, la confusione sull’amore è grande e ingigantita dai mezzi della comunicazione. Sotto il nome di amore va tutto è il contrario di tutto. Gli oratori non sono solo luoghi, pur importantissimi, di gioco, ma di crescita e questo chiede il coinvolgimento dei genitori, delle diverse articolazioni ecclesiali e dei Movimenti». «Ai nonni raccomando di rafforzare la loro opera e forza educativa – non siete baby sitters – in quanto certe cose, come il senso della vita è della morte, i ragazzini le imparano più da voi che dai genitori». Dopo un ultimo monito ad «aprirsi alla Comunità pastorale che permette meglio di affrontare sfide come la Pastorale giovanile odierna» e l’invito a partecipare alla Messa del Santo Padre al parco di Monza il 25 marzo – «il faccia a faccia anche con il Papa è insostituibile», è la gioia festosa a circondare il Cardinale che dona alla parrocchia per questa occasione – «un poco eccezionale» –, una Casula, così come è uso fare per le Visite pastorali.  

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