Parla don Luca Fontani, coadiutore nella parrocchia di Santa Lucia che sabato accoglierà l’Arcivescovo: «Spesso definito “pericoloso”, il nostro è un contesto in cui vive tanta gente brava e onesta»

di Cristina CONTI

Don Luca Fontani

Sabato 29 marzo il cardinale Angelo Scola si recherà in visita alla parrocchia di Santa Lucia a quarto Oggiaro, in via De Roberto 20. Alle 18 presiederà la celebrazione eucaristica, poi incontrerà i sacerdoti del Decanato di Quarto Oggiaro. Una zona alla periferia a nord-ovest di Milano, che spesso sale alla ribalta delle cronache solo per fatti negativi, lasciando invece in secondo piano le tante iniziative di solidarietà che la animano. Quali sono le caratteristiche di questo territorio? L’abbiamo chiesto a don Luca Fontani, coadiutore della parrocchia.

Come siete organizzati dal punto vista pastorale?
Il nostro Decanato coincide con il quartiere e comprende cinque parrocchie. Molte attività si svolgono a livello decanale; noi sacerdoti spesso ci ritroviamo per riunioni di programmazione e momenti di preghiera, difficilmente manca qualcuno.

Quali iniziative state realizzando per la Quaresima?
Abbiamo proposto agli adulti due turni di esercizi spirituali, alle 17 e alle 21, che coinvolgono tutte le parrocchie del Decanato, per dare modo a ciascuno di partecipare. La prima domenica di Quaresima, invece, abbiamo fatto una celebrazione unitaria con l’imposizione delle ceneri. Ogni settimana organizziamo i Venerdì della fede a Villa Scheibler, un luogo non legato alla parrocchia, in modo da favorire la partecipazione anche di chi non frequenta abitualmente. Il tema è la figura della donna, affrontano da punti di vista differenti da diversi relatori: una pastora metodista ne ha parlato sotto un profilo biblico, a suor Claudia Biondi della Caritas è toccato il tema dei matrattamenti, a un medico ugandese quello della vita.

Quali, invece, le attività più significative?
Sicuramente quelle di ambito caritativo. Tutti i pomeriggi abbiamo un doposcuola. C’è anche un centro d’ascolto molto frequentato e una “boutique dei vestiti”, un servizio che si occupa di ritirare gli indumenti usati e di sistemarli per poi metterli a disposizione di chi ha bisogno. Un servizio di pacchi-viveri, sostenuto dal Banco alimentare, viene incontro alle esigenze di chi fa fatica con la spesa. La crisi economica, certo, ha accentuato una situazione problematica già esistente. È forte infatti l’emergenza lavorativa, soprattutto tra chi aveva un lavoro precario o saltuario. Molti ragazzi, inoltre, hanno un percorso scolastico accidentato. Ma troppo spesso si parla del nostro quartiere in modo negativo, definendolo “pericoloso” o “malfamato”, senza considerare che, al di là degli episodi di cronaca, è comunque un contesto in cui vive tanta gente brava e onesta, capace di attivare belle forme di solidarietà tra vicini di casa: cosa difficile a dirsi in altre parti della città. Nella nostra parrocchia tutti si danno molto da fare e si percepisce una forte voglia di riscatto.

L’immigrazione è forte?
Il numero degli stranieri non è particolarmente significativo. Qui l’immigrazione è ancora percepita come fenomeno italiano: uomini e donne venuti al Nord dal Sud per cercare lavoro. Ora stanno arrivando nuove famiglie straniere che cercano di integrarsi  nel territorio. Molti, invece, gli anziani.

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