Il Cardinale ha presieduto la Celebrazione Eucaristica vigiliare della Terza Domenica di Quaresima a Malnate nella parrocchia San Martino gremita di molte centinaia di fedeli

di Annamaria BRACCINI

Malnate

«Per il Vescovo è un dono poter essere insieme per l’azione più alta che un uomo possa compiere, l’Eucaristia Quale gesto umano, infatti, potrebbe essere più elevato che quello di prendere parte all’opera attraverso cui il figlio di Dio, fatto uomo, ha deciso di liberarci dal peccato?”.

Il cardinale Scola arriva sotto una pioggia battente a Malnate, accolto dalle musiche eseguite dal Corpo filarmonico, per celebrare l’Eucaristia nella parrocchia San Martino, dove già l’anno scorso, ma si era nel momento del Conclave, avrebbe dovuto, con la sua presenza, rendere ancor più solenne la memoria del centenario dell’ampliamento della chiesa.

Lo ricorda, nel suo saluto iniziale il parroco don Francesco Corti, che sottolinea il benvenuto di una comunità «ricca di storia, di fede, di impegno sociale».

La chiesa bella e armoniosa nelle sue linee architettoniche e nella ricca decorazione, appunto ingrandita per due terzi un secolo fa secondo una sistemazione quasi anticipante i dettami del Concilio, è gremita: ci sono le autorità locali, con il sindaco Samuele Astuti, ma anche tantissimi bimbi e ragazzi, concelebrano otto sacerdoti tra cui anche il prevosto e decano di Varese, monsignor Gilberto Donnini. A conclusione della Celebrazione, il Cardinale, infatti, incontra i sacerdoti del Decanato.

«Grazie per la vostra partecipazione numerosa, attenta, convinta, fatta di tutte le generazioni e per la straordinaria vitalità di questa parrocchia e dell’unità pastorale di Malnate; per le opere di carità, per la Catechesi, l’attenzione alla dimensione culturale, testimoniale e missionaria che dimostrate», nota subito l’Arcivescovo.

Ma è nell’approfondimento delle Letture della liturgia vigiliare vespertina della Terza Domenica di quaresima detta “di Abramo”, che il Cardinale evidenzia quello che definisce un «aspetto decisivo per noi uomini post-moderni», il tema della libertà e del rapporto tra verità e libertà. «In questo rapporto emerge immediatamente un primo rischio – spiega – che la libertà sia concepita in maniera meccanica e si senta garantita solo in virtù di una tradizione o di una convenzione. Mentre, come dice il Vangelo di Giovanni, la definizione più adeguata del cristiano è essere “liberi davvero”. Per questo dobbiamo, ogni giorno, coinvolgerci con la figura amabile di Gesù, recuperandoci dal peccato attraverso il sacramento della riconciliazione».

Da qui, il richiamo al senso proprio del tempo privilegiato di quaresima che stiamo vivendo: «andare in profondità e renderci disponibili a essere perdonati dalla misericordia di Dio».

E’ nella fede, infatti, che si ritrova la capacità di legare verità e libertà, suggerisce ancora l’Arcivescovo, perché è la fede che compie e valorizza la legge consentendoci di vivere con libertà il lavoro, la famiglia, il riposo, il compito di educare i figli, di stare accanto alla fragilità.

«Il Signore stabilisce un’alleanza, che persiste lungo la storia, ecco perché dobbiamo essere lieti, ecco perché questo popolo qui riunito deve portare in sé il desiderio di essere libero davvero in virtù della grazia della fede ricevuta. Impegnatevi a portare questa grazia in ogni ambiente con la forza del Dio eucaristico che ci rinnova ogni giorno».

E alla fine, prima del saluto affettuosissimo della gente, il Cardinale ricorda ancora la necessità di un «cammino da compiere insieme come comunità».

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