Il Cardinale nella parrocchia di San Nicola, che lo ospitò durante un periodo di studio prima di diventare vescovo. Lo rivela don Gerolamo Castiglioni, parroco in una comunità ricca di movimenti

di Cristina CONTI

San Nicola in Dergano

Periferia nord di Milano. Una zona multietnica e con un alto numero di anziani. Qui sabato 15 marzo il cardinale Angelo Scola sarà in visita nella parrocchia di San Nicola in Dergano. Alle 17.30 presiederà la Messa, poi incontrerà i sacerdoti del Decanato di Affori.

Quali caratteristiche ha la popolazione di questo territorio e come è l’organizzazione pastorale? L’abbiamo chiesto al parroco, don Gerolamo Castiglioni.

Come vi state preparando alla visita del Cardinale?
Il Vicario episcopale, monsignor Carlo Faccendini, è venuto a presentare la lettera pastorale Il campo è il mondo e abbiamo organizzato una serie di incontri per meditarla e poter interloquire con l’Arcivescovo al momento della sua visita. Un evento molto importante per noi, perché qui Scola ha trascorso un periodo di studio prima di diventare Vescovo: un fatto che pochi sanno, ma che ci rende particolarmente orgogliosi. La visita dell’Arcivescovo, poi, cade proprio nel decennale della morte di don Bruno De Biasio, parroco qui per 35 anni: per l’occasione uscirà un libro sulla sua vita. Stiamo organizzando anche una mostra che ripercorre i 450 anni della storia di Dergano, con un filmato e alcune interviste: un’iniziativa che proseguirà fino a ottobre.

La vostra parrocchia è molto popolosa? Come siete organizzati?
Sì, qui ci sono circa 15 mila abitanti. Nel Decanato sono 90 mila. Quasi 3.500 sono stranieri. Seguiamo la Diocesi come punto di riferimento e poi cerchiamo di concretizzare gli spunti in base alle situazioni tipiche del nostro territorio. Da alcuni anni, per esempio, abbiamo deciso di sostituire il corso in preparazione al matrimonio con una sorta di “adozione spirituale” della futura coppia da parte di una famiglia: passano del tempo in compagnia, mangiano o fanno la spesa insieme. Alcuni continuano anche dopo, altri no. Ma è un’esperienza concreta che aiuta a confrontarsi con i problemi e le difficoltà della vita di ogni giorno. C’è poi la bella presenza dei movimenti: soprattutto Comunione e liberazione, che riunisce 300-400 adulti, ma anche altri. E alla domenica è molto bello vedere la chiesa piena. Non saprei dire perché. Nei dintorni ci sono tante chiese vuote; qui invece si vede proprio un’ondata: arriva talmente tanta gente, anche da fuori, che è addirittura difficile contenere tutti in così poco spazio.

Ci sono molti anziani?
Sì, il loro numero qui è particolarmente alto: c’è chi vive fino a cento anni. Gli anziani abitano in prevalenza le case nuove: gli appartamenti più vecchi vengono spesso venduti agli stranieri che si trasferiscono qui. In parrocchia ci sono molte attività per la terza età. E forte è anche la partecipazione alle funzioni e alla catechesi. Molti però frequentano anche il centro civico. Cerchiamo di fare molte attività insieme, coinvolgendo tutti i parrocchiani, anche gli immigrati. È chiaro però che soprattutto gli anziani, molto legati alla tradizione, sentono “strana” la loro presenza.

La crisi economica fa sentire i suoi effetti?
Certo. Nel nostro territorio c’erano molte ditte di trasporti che adesso hanno chiuso, lasciando perciò molte persone in condizioni di bisogno. Ben 120 famiglie sono sostenute una volta al mese dal “Banco alimentare”. Abbiamo anche un centro che aiuta a trovare lavoro o quantomeno a impostare il curriculum per poterlo cercare. Inoltre abbiamo attivato un servizio di guardaroba che fornisce scarpe e abiti a chiunque ne faccia richiesta. Ogni mattina dopo la Messa mi fermo per dare un’offerta a chi so che ha particolari problemi. Cerchiamo di venire incontro alle necessità di tutti e di mobilitarci, ma purtroppo non basta. In questo periodo i problemi economici sono davvero gravi e diffusi.

Giovani. A che punto siamo?
Il passaggio fatidico in cui cominciano a frequentare meno la Chiesa è l’adolescenza. Per il resto partecipano alle diverse attività, sia in oratorio, sia alla catechesi. Alcuni sono impegnati anche nel doposcuola per i ragazzi più giovani e partecipano ai movimenti, soprattutto gli studenti universitari. Un momento di aggregazione per tutte le età è rappresentato dall’attività sportiva: circa 200 ragazzi partecipano alle proposte dell’Asd Dergano, una società che li segue nel gioco e nell’educazione. Cerchiamo comunque di lavorare per far crescere la collaborazione, altrimenti si creano tanti orti e non una sola vigna. Ma è chiaro: sono cose che crescono con il tempo. L’importante è rendersi conto che, anche in parrocchia, prima c’è la persona e poi la struttura, che deve essere a servizio della persona.

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