L'Arcivescovo celebra la Messa alle 10 nella chiesa di San Bartolomeo, ora dotata di una nuova struttura in marmo. Il parroco don Vittorino Zoia: «Auspico che questo evento sia un richiamo a guardare al polo centrale di ogni cristiano: l’Eucaristia, il Crocefisso Risorto»

di Filippo MAGNI

Don Vittorino Zoia

Celebrerà la Santa Messa in rito romano, domenica 19 aprile alle 10, il cardinale Angelo Scola. A Brugherio, dove è stato invitato dalla Comunità pastorale Epifania del Signore per la cerimonia di dedicazione del nuovo altare nella chiesa di San Bartolomeo. Edificata nel 1855, ampliata nel 1939, la parrocchiale è situata nel centro della città e, dagli anni Sessanta, aveva al centro del presbiterio un semplice altare in legno. La nuova struttura è in marmo breccia aurora.

La Comunità pastorale ha quarantamila abitanti, sei sacerdoti, un diacono. Quattro parrocchie: San Bartolomeo, San Carlo, San Paolo e Santa Maria Nascente e San Carlo. Conserva le reliquie dei Re Magi, cui i cittadini sono molto legati: da qui deriva il nome “Epifania del Signore” della Comunità pastorale. Stretta tra Monza e Milano, la città ha saputo mantenere una propria identità, non diluendosi nell’area di mezzo dell’hinterland. «La comunità cristiana è viva e aperta al futuro – spiega il parroco don Vittorino Zoia -. Occorre però che i fedeli dell’età di mezzo si facciano carico della trasmissione della fede, siano ponte tra un passato segnato in modo particolare da una forte tradizione religiosa e un presente che richiede capacità di incontro, confronto e innovazione necessari ad incontrare le nuove generazioni». La base su cui costruire è, prosegue don Zoia, «una storia che ci è data, ricca di realtà significative che animano la città».

Brugherio è caratterizzata da un associazionismo dalla particolare ricchezza: tra i tanti, è possibile citare il gruppo missionario Brugherio Oltremare che sostiene l’opera dei 4 sacerdoti e delle 6 suore native della città ora attivi nel mondo. La Caritas, con il centro d’ascolto e le diverse iniziative a sostegno dei migranti e delle povertà locali e mondiali. La San Vincenzo, impegnata nell’alleviare le difficoltà delle famiglie della città. L’Unitalsi, che quest’anno festeggia i 65 anni dalla fondazione. Il centro sportivo Cgb, con oltre 600 iscritti nelle squadre di calcio, basket, volley, pattinaggio. La Sala della comunità San Giuseppe, alla 35° stagione di prosa, che lo scorso anno ha vinto il biglietto d’oro come cinema con maggiori visitatori nella sua categoria. E gli oratori frequentati da centinaia di ragazzi e giovani dai 6 ai 30 anni. Inoltre l’Agesci, che insieme all’esperienza oratoriana è una possibilità educativa offerta alla gioventù.

«Un panorama ricco – lo descrive il parroco – che deve camminare verso una sempre maggiore coesione. Verso la “pluriformità nell’unità”, per usare un’espressione cara all’Arcivescovo». Mediante «la ricomprensione delle motivazioni, il confronto, la consapevolezza dell’inserimento in una stessa realtà sociale, civile ed ecclesiale». In questo senso, la visita del cardinale Scola per la Dedicazione dell’altare «auspico sia un richiamo a guardare al polo centrale di ogni cristiano: l’Eucaristia, il Crocefisso Risorto».

Due elementi, il sacrificio della croce e la Mensa eucaristica, rappresentati simbolicamente nel nuovo altare. Si presenta con un basamento di marmo grezzo costituito da due blocchi separati. «Al centro – illustra don Zoia – c’è una separazione, una spaccatura immagine del Calvario e della Croce. Li sormonta, distinta ma non separata, una lastra ben levigata. È la mensa: richiama il sacrificio che per noi diventa il corpo dato e il sangue versato di Cristo. Un progetto di nobile semplicità, essenziale, sobrio». L’idea architettonica è di Anna Mazzola, architetto milanese. La realizzazione, di un’azienda brugherese che ha donato alla comunità il lavoro e il materiale».

In ogni caso, conclude il parroco, «la sfida per il presente e il futuro che siamo chiamati a raccogliere è culturale nel senso più complessivo del termine, che non indica immediatamente l’aspetto intellettualistico del momento, bensì il modo di guardare e vivere la nostra comunità oggi. Su questo versante occorre un ripensamento della esperienza civile ed ecclesiale, per un incontro con l’umano di oggi che possa costituire una possibilità effettiva di crescita per tutto e tutti».

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