Redazione

Il tema della Settimana vuole essere un richiamo forte alla rilettura della propria posizione di vita come chiesa, come comunità e come singoli credenti in Cristo, e volutamente porta in sé un significato che avvolge i problemi e le aspettative dei cristiani di tutto il mondo. Questo ci aiuta a fare il pastore Eckert: guardare lontano a partire dalle realtà a noi più vicine.

di Ulrich Eckert,
pastore luterano presso la Chiesa Cristiana Protestante in Milano

Il motto di quest’anno mi colpisce perché lo trovo volutamente ambivalente e quindi doppiamente suggestivo. "Fa sentire i sordi e fa parlare i muti" (Mc 7,31-37). Persone che hanno assistito a un prodigio di Gesù, esprimono con queste parole il loro stupore, in parte professano la loro fiducia in quel rabbino itinerante che parla della signoria di Dio e agisce di conseguenza. Queste persone riconoscono in Gesù il Dio che ha stretto un patto con Israele, colui che si è schierato sin dall’inizio al fianco di chi era emarginato, escluso, calpestato. E che continuava a creare, a creare rapporti, salute e salvezza, riconciliazione e cambiamento dei cuori. Che continua a donare la Sua parola di vita che ispira fiducia e amore, che rende liberi e solidali.

Se, in italiano, modifichiamo leggermente la frase e la poniamo all’imperativo – "fa’ sentire i sordi e fa’ parlare i muti!" – abbiamo un invito incalzante che investe tutti e tutte coloro che in qualche modo cercano di vivere e di agire all’insegna dell’azione liberatrice di Dio, Dio in Gesù Cristo. Da singoli cristiani e cristiane, da singole comunità, ma al contempo e con maggiore incisività e responsabilità queste parole vanno percepite, meditate e tradotte in impegno e preghiera quotidiane dalle chiese dal livello locale a quello globale. Una sfida grandissima, un invito e un incarico che possono far paura. Non era, non è e non sarà difficile trovare delle scuse per sottrarsi all’impatto che questo imperativo senz’altro ha sulle nostre chiese, sulle nostre coscienze. E si potrebbe pur sempre addurre, con tanto di supporto della Sacra Scrittura, che nessuna persona, nemmeno la più illuminata e guidata dallo Spirito Santo, può mettere in pratica senza pecca quanto scaturisce dall’azione di Gesù e dall’invito rivolto a chi lo segue.

Eppure, è la vocazione bella e difficile delle chiese – da cogliere e da realizzare sempre di più insieme, in comunione tra diversi – mettersi sulla scia di Gesù il Cristo, vivendo concretamente nella solidarietà e nella vicinanza sempre più piene al fianco di chi non ha voce, di chi vive nella sofferenza, di chi è sordo, e quindi ovviamente anche di chi viene calpestato/a, azzittito/a, emarginato/a dai potenti.

Penso che nella comunità in cui sono chiamato a esercitare il ministero della parola insieme al mio collega, il pastore Marcel Cavallo, e in fondo insieme agli stessi fratelli e alle stesse sorelle nella fede e nella ricerca di Dio, questo messaggio della Settimana di Preghiera possa trovare un humus fertile. Fertile di esperienze, di aspettative, di sofferenze. Anche nel nostro piccolo microcosmo vi sono persone emarginate, ammutolite, ammalate che hanno bisogno di affetto, di solidarietà, di chi dà loro una voce oppure aumenta la loro vocina esile. Anche da noi vi sono persone che cercano, chi in modo aperto e chi in modo forse meno consapevole, l’accesso alla parola vivificante e trasformatrice che Dio ogni giorno nuovamente desidera donarci.

Noto, inoltre, che parecchi dei nostri membri di Chiesa sono interessati a conoscere di più il modo di credere e di agire alla luce della loro fede che è presente nelle altre chiese cristiane. Giovani coppie e famiglie interconfessionali, ragazzi/e del catechismo, donne del gruppo visitatrici, signore anche anziane dell’incontro femminile, il consiglio di Chiesa, incontri di studio e di approfondimento – luoghi e opportunità per aprirsi alla novità della parola di Dio che ci fa capire meglio chi siamo noi, chi siamo chiamati a cercare e supportare in modo particolare (nella comunità ma anche nella società) e che ci spinge a conoscere anche chi, magari diversamente da noi, professa la fiducia nel Signore unico con preghiere, parole e azioni. Che il Signore ci mandi le Sue benedizioni per crescere insieme seguendo lui che "fa sentire i sordi e parlare i muti" anche oggi, persino tramite noi.

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